i fatti dopo il ragionamento

Salvatemi da Gomorra!

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La mia inutile resistenza al fascino perverso di delinquenti assassini, l'empatia malata con un mondo che mi fa schifo e una domanda di cui tutti, credo, conosciamo la risposta Gomorra Massaro | Blog diPalermo.it

Sono entrato nel tunnel di Gomorra, è giusto dirvelo. Ci sono entrato con un anno di ritardo ma tre settimane fa è successo, ed è stata una folgorazione. Inutile dirvi, ma ve lo dico lo stesso, che quel mondo, il mondo meravigliosamente rappresentato in questa serie capolavoro, è un mondo che mi fa schifo, che non mi appartiene, che rifuggo. Eppure.

Eppure capita, a me è capitato, di entrare in empatia con quei personaggi miserabili che fanno della sopraffazione e della violenza il loro stile di vita e che noi siciliani siamo abituati a vedere sulle pagine dei giornali dopo ogni blitz. Li conosciamo, questi ominicchi, perché abbiamo imparato sulla nostra pelle a conoscerne i codici malati, i volti, le frasi dette e soprattutto quelle non dette. Eppure.

Eppure la figura di Pietro Savastano, il boss, il capofamiglia, violento, assassino, camorrista, perfetta personificazione del Male, è una figura che mi affascina. L’ho detto. Mi affascina, mi piace. Mi piace quello che dice, mi piace come si muove, mi piace il tono della voce, mi piace questa cosa che quando parla non vola una mosca. Mi piace il suo carisma da delinquente, il suo eroismo malato, mi piace la sua imperiosità. So che è sbagliato, so che non dovrei, so che il mio dovere di uomo evoluto dovrebbe suggerirmi tutt’altro. Eppure.

Mi conoscete, niente è più lontano da me di questo mondo di cartapesta fatto di camorristi pazzi imbevuti di cultura troglodita. Dico fra me e me: sono un uomo che ha studiato, che ha letto qualche libro, ho pure fatto il giornalista e per vent’anni ho raccontato lo schifo di questa città, ho pianto per Falcone e per Borsellino, per un bambino sciolto nell’acido, piango per tutte le vittime innocenti sopraffatte da mafia e delinquenza. Multe a parte, e vabbè nessuno è perfetto, sono uno perbene. Eppure.

Eppure a me don Pietro Savastano piace, piace da pazzi e mi dispiace. Vorrei scacciare questo pensiero osceno ma non ci riesco. E ve lo sto dicendo, sperando nella vostra infinita misericordia.

Ma quello che voglio davvero dirvi, la domanda che mi ronza da qualche giorno in testa e che mi ha portato a buttare giù queste righe, è: se addirittura io sono caduto in questa trappola velenosa, io con i presupposti di cui vi ho parlato, qual è il grado di fascinazione che tutti i don Pietro che popolano le nostre vite riescono ad avere verso le migliaia di ragazzini che crescono nelle periferie dimenticate, senza un soldo, senza una cultura, senza una guida, senza che nessuno gli abbia insegnato la differenza che passa fra il bene e il male, fra uccidere e non uccidere? È una domanda stupida e drammatica di cui tutti, probabilmente, conosciamo la risposta.

2 commenti

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  • 27 maggio 2016 11:09

    Risposta alla domanda: ALTO e FATALE.
    Hai ragione, conoscevamo già la risposta.

  • 27 maggio 2016 12:16

    Strano porsi questa domanda adesso. Sì perché tutti, anche chi è culturalmente minidotato, se si ferma a ragionare un attimo, capisce che, alla fine, di finzione si tratta. La sua stessa domanda invece, me la ponevo quando Vespa intervistò Riina Jr, nel salotto della TV di Stato. E me lo chiedo ancora oggi, che effetto ha sortito quell’intervista tra i giovani che vivono nei quartieri disagiati. Sì, perché Don Pietro è rinchiuso in una serie televisiva, Riina e la sua family life, no.

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