i fatti dopo il ragionamento

Quando Sara era ancora viva

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La mia corsa mattutina, l'odio fissato sui blocchi frangiflutti del Foro Italico e il nostro dovere, almeno quello, di dire che quella rabbia esiste. E che noi la vediamo Bruciare2jpg | Blog diPalermo.it

Una mattina di maggio, quando Sara era ancora viva, quando ancora non era stata ignorata mentre implorava aiuto per strada né tantomeno il suo giovane corpo era steso sull’asfalto carbonizzato, una mattina di maggio, durante una delle mie corse mattutine lungo il mare, mi fermo.

Mi fermo, torno indietro e leggo con attenzione uno dei tanti messaggi sui blocchi frangiflutti: “Nonostante tutto ti voglio; Ti voglio bruciare…”, e a seguire una bestemmia come a conferire determinazione e durezza a quel pensiero così forte da doverlo fissare con una bomboletta spray sui blocchi dove spesso si manifesta o si sottoscrive un amore, un sentimento o comunque un pensiero gentile.

Ho ripreso la mia corsa un po’ turbata da tale livore, ripromettendomi di fotografare quella scritta alla fine della corsa. La strada del ritorno non è stata però la stessa e quindi l’intento di fissare quel ricordo è fallito.

Una mattina di maggio, qualche giorno dopo, quando la notte prima Sara era stata bruciata viva da un uomo che ne rivendicava il possesso, quando già sua madre era stata lacerata dal dolore trovando il suo corpo esanime sull’asfalto, quando i passanti che l’avevano ignorata iniziavano a fare i conti con il loro senso di colpa, una mattina di maggio, durante una delle mie corse mattutine lungo il mare, mi fermo.

Mi fermo e rivedo quei blocchi e quell’odio fissato sul cemento. “Nonostante tutto ti voglio; Ti voglio bruciare…” , e penso a quel corpo a terra e stavolta scatto una foto. Non voglio guardare e non fermarmi come quelle auto davanti alle quali una giovane donna si sbracciava chiedendo aiuto. Perché se qualcuno ha avuto la foga di scrivere questo, qualsiasi sia il senso o l’intento che lo ha spinto a fissare quell’odio, allora ho il dovere di dire, quantomeno, che in giro quest’odio esiste.

E vorrei trovare la mano che ha scritto questo, affinché si plachi. Non ha un genere quella mano, né ce l’ha l’individuo a cui è rivolto quell’odio travestito da amore. Non ha un genere ma degenera oltre una linea oscura che segna ormai sempre con più forza questo tempo.

1 commenti

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  • 01 giugno 2016 11:03

    Maschi che non sanno accettare un rifiuto, che non sono stati educati al rifiuto.
    Maschi che non sono e mai saranno uomini.
    Perchè solo gli uomini veri sanno rispettare le donne.

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