i fatti dopo il ragionamento

Pina, che ha lottato da sola

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In ricordo della moglie di Libero Grassi, una vita segnata dalla mafia, dall'indifferenza di una città malata e da tutti quelli che hanno costruito carriere semplicemente sventolando le bandierine alla moda. Image 1.jpeg | Blog diPalermo.it

La vedevi spesso alla Coop di via Vittorio Alfieri. In fila alla cassa, silenziosa e composta, reggeva con dignità il peso dei suoi 80 e passa anni e delle ferite che la vita e questa città le avevano inflitto. C’era una strana armonia nei movimenti di Pina, anche quando metteva la spesa nel carrellino personale, anche quando ti sorrideva fingendo di averti riconosciuto dopo mesi che non la incontravi. E anche quando a passi lenti, lentissimi, tornava a casa passando davanti al luogo in cui le avevano ucciso il marito. Faceva uno strano effetto vederla davanti a quella lapide di carta che ancora oggi urla contro l’omertà e l’indifferenza della cosiddetta società civile e davanti a quella chiazza di vernice che a differenza del sangue mantiene vive le tonalità del rosso anche dopo settimane, mesi, anni…

Pina Maisano Grassi, a differenza di tanti chiacchieroni e affaristi dell’antimafia, ha combattuto Cosa nostra con la normalità dei suoi gesti. È rimasta in una città che ha isolato e abbandonato la sua famiglia nel momento peggiore, ha dovuto convivere con l’ipocrisia di una classe politica e imprenditoriale che ha spesso lucrato sul sacrificio del marito, costruendo carriere e comitati d’affari in nome di un’antimafia che, come una nemesi, è sempre più casta, sempre più trafficona e intrallazzista. Insomma, sempre più simile al male che avrebbe dovuto combattere.

Oggi sono loro gli eroi, perché è in mano loro anche la “commissione” che nomina gli eroi. Ma domani, quando i nostri figli ci presenteranno il conto di questi anni, non potremo più nascondere il volto di chi, come Pina, ha vinto la battaglia con i boss restando ferma nello stesso punto da cui avrebbero voluto cacciare lei e la sua famiglia. Non potremo più negare che avremmo dovuto seguire il suo esempio e combattere la mafia anche incoraggiando la normalità dei suoi gesti. Non potremo non rimarcare la differenza tra chi è rimasto in tribuna limitandosi a sventolare una bandiera e a incassare il risultato e chi invece ha lottato veramente. Senza scorte. Senza proclami.

1 commenti

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  • 09 giugno 2016 18:26

    Un saluto a Pina, grande dignità e coraggio

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