i fatti dopo il ragionamento

Lacrime da femmina (per un pallone)

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Io, atea del calcio, che finisco per emozionarmi per le lacrime di un allenatore sconfitto. E per l'abbraccio che gli riserva quell'altro, il vincente. Peccato che la vita non duri novanta minuti Cosmi Oddo | Blog diPalermo.it

Se la vita durasse 90 minuti basterebbe. Garantito. Se si vivesse quei 90 minuti quanto basta per urlare, amare, odiare, soffrire, gioire, ridere, temere, aspettare, correre, sognare, baciare, piangere, alcuni potrebbero dire di essere già pieni. Pensavo fosse l’ottavo mistero del mondo quell’afonia da monosillabo che, in gola, stenta a passare. Perché gol, in gola, non è un urlo, è, semplicemente, la febbre alta di quella vita che non scende mai, anzi sale, sale nella colonnina, ad ogni “o” che diventa melodia.

Se la vita durasse 90 minuti, però, io non l’avrei vissuta. Ci sono cose che da femmina, non donna, ma proprio da femmina, non si possono capire. Tipo che lui, il maschio, preferisca stravaccarsi sul divano per vedere in tv Kuban contro Dinamo Stavropol, piuttosto che godersi un film sotto le coperte con te. Che tu fino al giorno prima immaginavi che Kuban fosse la marca di un detersivo in offerta. E l’altra sera è successa una cosa non dico unica, ma tipo. Mentre lui vedeva in tv una Kuban-Dinamo Stavropol di queste e io facevo apprezzamenti sulle maglie color marsala trés chic e il rigato biancazzurro un po’ meno, mi sono sentita improvvisamente afona.

Io, atea del pallone, mi sono ritrovata afona. Sono rimasta senza voce. In pratica, lui, il maschio, mi ha spiegato che il suo Kuban si è aggiudicato nella doppia sfida con il Dinamo Stravropol la conquista della massima serie e che l’allenatore vincente, prima di vincere, urlare, esultare, abbracciare i suoi ragazzi, la sua curva, sua moglie e, che so, l’arbitro, non ha dimenticato l’altro, l’altro allenatore, quello sconfitto e che nella serie inferiore ci resterà per un altro anno. Cioè, il suo primo pensiero da tecnico da massima serie è stato quello di andare a consolare uno Stravropol di turno, il perdente, visibilmente provato in panchina.

Ed è stata un’immagine bellissima. Una delle più belle che abbia mai visto in vita mia. Che quasi ti viene voglia di farti un giro panoramico per gli altri campionati del mondo e vedere se una cosa così si è mai vista altrove. Che uno perde la partita più importante di tutto l’anno, scarica emozione e adrenalina piangendo e l’altro, che ha appena tagliato il traguardo della vita, festeggia abbracciando l’avversario, toccando la sua emozione fatta di lacrime, unendosi a quel dolore impercettibile a moltissimi. E ti confonde. Perché dicono che nello sport vinca uno solo. Ma io, l’altra sera in campo, ne ho visti vincere due. Due maschi da serie A in una vita lunga 90 minuti, ma piena come quelle “o” in gola che non passano mai.


[ Immagine: da un video di Sky - Policy]

2 commenti

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  • 11 giugno 2016 09:02

    Lui e lei. Sul divano una partita, a letto un bel film. Sky Multivision, la felicità è a portata di mano, con un piccolo sovrapprezzo.

  • 13 giugno 2016 11:05

    .. semplicemente l’allenatore del Kuban ha per una volta sconfitto l’antico Brenno,allenatore della squadra universale del maschio e della femmina alfa! ha strappato lo striscione “Vae victis” con cui il Brenno che c’è in noi, aveva metaforicamente coperto la curva B dei tifosi obnubilati e confusi da quel processo ormonale che rilascia aggressività quando, con la vittoria, si innalza il senso di efficacia personale.Un senso di disinibizione dei comportamenti che promuove l’arroganza dei vincitori e contestualmente che li retrocede , per contrappasso ,nella serie inferiore della vita…

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