i fatti dopo il ragionamento

La faccia triste dell’America

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Coppaamerica | Blog diPalermo.it

La coppa America, quella del centenario, giunge alle sue fasi finali. Da stanotte si fa sul serio: cominciano i quarti di finale a eliminazione diretta. Non sono mancate le sorprese e, come nella grande tradizione del realismo magico sudamericano, quello che sembrava ovvio è diventato impossibile e l’irrealizzabile diventa realtà.

Due grandi squadre, dalle immense tradizioni calcistiche, sono state eliminate in modo clamoroso. E così non vedremo più in campo Uruguay e Brasile, un pezzo fondamentale della storia del football mondiale. Un trauma. Come se all’improvviso venissero cancellati dalla storia della letteratura mondiale Jorge Amado ed Edoardo Galeano.

Quindi la Copa America non avrà la possibilità di rivivere la replica della finale mondiale del 1950 che, per oltre sessant’anni, è stato considerato il più grande trauma sportivo della storia del Brasile, superato recentemente dall’umiliante sconfitta contro la Germania (sette a uno!) nella semifinale del recente mondiale brasiliano.

In quella finale che inaugurò il Maracanà svanì il sogno brasiliano di vincere il primo campionato mondiale di calcio. Quella partita è stata raccontata con gli occhi di Obdulio Varela, il leader del centrocampo della squadra uruguayana, da Osvaldo Soriano e da Edoardo Galeano. “Il fatto è che il giocatore – raccontò Obdulio a Soriano – deve essere come l’artista: dominare la scena (…) se dovessi giocare di nuovo quella finale mi segnerei un gol contro.” Neanche il trionfatore della finale riuscì a sopportare la tristezza che invase il popolo brasiliano in quella notte d’estate del 1950.

La notte scorsa, invece, il Brasile è stato eliminato dal Perù, un squadretta non particolarmente brillante. In questa strana coppa America la finale potrebbe essere la ripetizione della famigerata “marmelada peruana”, la pasta con le sarde organizzata dai generali argentini per eliminare il Brasile e garantire alla squadra allenata dal flaco Luis Cesar Menotti, un comunista sostenuto da Videla, la finale nel mondiale di casa, in quel 1978 in cui perfino i genitori dei desaparecidos sventolavano le bandiere dell’Argentina, portando acqua alla causa politica della dittatura. Misteri e miserie del gioco del calcio.

1 commenti

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  • 17 giugno 2016 22:58

    Fai il giornalista sportivo e lascia la politica…penso sia ” la cosa giusta”.Con affetto e sincerità.

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