i fatti dopo il ragionamento

Palermo, la mia donna perduta

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La mia città avvolta dalle fiamme, l'odio di chi la vuole morta e la mia impotenza davanti alla tv per un amore che ho lasciato tanti anni fa. Ma che non ho mai dimenticato Occhio Fuoco | Blog diPalermo.it

Ho sempre visto Palermo come una bella donna. Specie da quando me ne sono andato. per cercare lavoro, come tanti. Una bella donna non raffinata a volte, anzi, una di quelle popolane prosperose, con quel fascino struccato che stordisce. Una volta mi dissero che non avrei mai guardato nessuna donna come guardo la mia città. In parte, può essere vero. Ne sono innamorato, avrei fatto tutto il possibile per starle accanto, ma non avevo tanto da offrire, se non onestà e un lavoro da trovare. Invece lei sembrava prediligere il potere, le belle macchine, gli uomini che usano le parole per sedurre e poi non mantengono le promesse.

Nel corso del tempo l’ho vista sfiorire ma tenersi su, ogni volta che torno ne vedo una bellezza antica, delle tracce di luce che una sofferenza atavica non potrà mai cancellare. La vedo sempre come una donna che non rinuncia alle promesse vane, agli inviti nel trionfo dell’apparenza e della poca sostanza. La vedo davanti allo specchio che ogni sera accetta di vedere qualcuno, sapendo già come andrà a finire. Caricarsi di trucco ed evitare di farsi vedere cadente.

Quando ho visto le fiamme avvolgerla, ho pensato ad una violenza, all’ira di chi la vuole possedere alle sue condizioni di fronte magari ad un rifiuto momentaneo. Ho iniziato un giro di telefonate e messaggi, per sapere se tutti stessero bene. Sembravano le lettere della guerra: “sto bene, così spero di te”. Intravedere nei tg le zone che conosco, viste dai balconi, vissute per bagni al mare, strade fatte tante volte, tutto avvolto in una coltre dolosa di distruzione.

E come un innamorato che ormai ha messo tutto in una teca a parte, riaprire ferite che non cicatrizzano, intuire un cancro che anche tornando indietro, anche sacrificando tutto e restando dove si è nati, non si sanerebbe. Una doppia sconfitta, per chi subisce e per chi guarda da lontano con impotenza, ascoltando una parola in sottofondo: dolo.

Fare del male sapendo di farlo, creare un danno con coscienza, questo è dolo. Come se, appunto, incontrassi per caso la donna che ho amato tanto, a cui appartiene un pezzo del mio cuore ormai ipotecato, e la salutassi. E avvicinandomi notassi dei lividi e in mezzo a mille giustificazioni accorgermi che le hanno fatto del male. E che stavolta quelli non sono lividi, ma bruciature di mozziconi spenti apposta sulla sua pelle.

3 commenti

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  • 18 giugno 2016 09:49

    Articolo bellissimo e commovente per i tanti (troppi) amanti palermitani (come noi) delusi e costretti ad andare quanto più lontano possibile per metabolizzare l’amarezza.Complimenti!!

  • 18 giugno 2016 10:51

    Straordinario…cisa si puo’ aggiungere di piu’…!? Nulla…se non confermare la sensibilita’ che ti contraddistingue. Bella la metafora, esalta l amore e il rispetto per la propria terra e per la donna.

  • 18 giugno 2016 14:27

    Intenso quanto basta a farmi capire che sei un vero palermitano, un buon palermitano, che nutre un “buon amore ” per la sua terra. Un amore giusto, onesto, equilibrato e cosciente. La città sopravvive, noi no, ed allora dobbiamo armarci a dovere per difenderci possibilmente continuando, nell’intimo ad amare proprio come quegli amori difficili che abbandoniamo per giusta causa. Tu ci riesci, con la tua intelligenza e la tua sensibilità!

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