i fatti dopo il ragionamento

La nostra Italia-Germania

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Italia Germania | Blog diPalermo.it

Ancora una vigilia. Ancora una grande partita. Anzi LA PARTITA. Perchè Italia-Germania è la partita di tutti gli appassionati di calcio, la partita soprattutto dei tifosi italiani, la partita che ha coltivato il mito di Davide che può battere Golia, la partita della rivincita della Storia, la partita degli ex alleati diventati nemici, la partita del povero casinista contro il ricco organizzato, la partita dell’emigrato morto di fame che supera finalmente il padrone.

Potremmo continuare all’infinito perché abbiamo provato a catalogare tutti i possibili luoghi comuni esistenti per Italia-Germania ma ci siamo addormentati dopo cinque minuti, come quando si contano le pecore. Troppi scontri, troppo ricordi. Dentro Italia-Germania c’è tutta la nostra vita da tifosi e non è mai una partita banale, neanche in amichevole, neanche in spiaggia, neanche in un’Europa divisa al tempo di Brexit in cui paradossalmente Italia e Germania sono rimaste tra le poche nazioni a crederci ancora.

Pensi che giocano gli Azzurri contro i Panzer e ti vengono in mente mille cose. Non eravamo neanche nati per “la partita del secolo” ma siamo cresciuti rivedendo mille volte in tv, su immagini sgranate e lontanissime, per la prima volta a colori, il vantaggio di Boninsegna ed il pareggio di Schellinger all’ultimo minuto, il gol di Burgnich, la doppietta di Gerd Muller, lo slalom di Riva ed il piattone di Rivera che ha consacrato definitivamente il 4 a 3 e l’Atzeca di Città del Messico nell’Olimpo del calcio.

Forse eravamo già grandi per il trionfo del mondiale 2006 che ci ha spianato la strada verso un insperato successo mondiale, ma battere i tedeschi a casa loro davanti a 70 mila tifosi ai supplementari ci fece impazzire, tanto più con un mancino velenosissimo di uno dei nostri eroi rosanero, il terzino della serie A, Fabio Grosso. Ripensandoci, la nostra Italia-Germania, forse, è quella dell’82 quando in una calda sera d’estate conquistammo la terza coppa del mondo, la più inaspettata, la più bella ancora oggi, schiantando i tedeschi in una partita senza troppa storia ma per noi assolutamente straordinaria, in cui ci prendemmo perfino il lusso di tirare malamente fuori un rigore e fare melina al limite dell’area dei Panzer prima di infilzarli tre volte.

Ancora oggi l’urlo di Tardelli ci commuove ogni volta che lo rivediamo e, data la nostra ignoranza, lo consideriamo anche superiore all’Urlo di Munch. O forse la nostra Italia-Germania è quella che non si è mai giocata. Neanche ventenni avrebbe dovuto essere Italia-Germania la finale che tutti noi aspettavamo, appesi agli occhi spiritati di un palermitano doc come Totò Schillaci, e che ci fu negata da una papera di Zenga in uscita su Caniggia e dagli sciagurati tiri dagli undici metri di Donadoni e Serena nella semifinale contro Maradona e company.

Ma Italia-Germania è anche l’unica partita strepitosa giocata da Balotelli negli ultimi dieci anni. Due gol da fuoriclasse assoluto che ci spedirono dritti in finale quattro anni fa dove fummo malamente bastonati dalla Spagna campione del mondo.

Da Conte si riparte stasera, ed in lui crediamo e confidiamo fideisticamente come adepti di una Nuova Religione. Sappiamo di avere problemi a centrocampo. Non recuperano né De Rossi né Candreva e considerato il tasso tecnico già povero della squadra si tratta di una disgrazia per lui paragonabile alla scoperta della calvizie. Ma siamo certi che, anche questa volta, prenderà la decisione giusta, a costo di scendere lui stesso in campo o trasformare in splendido cigno qualche altro brutto anatroccolo che ha portato con se in Francia.

Florenzi dovrebbe sostituire Candreva mentre potrebbe tornare l’ora di Sturaro che ci ha veramente disgustato nel suo esordio contro gli irlandesi. Ma quella partita non faceva testo, almeno speriamo. Per il resto tutti confermati. Da SuperGigi tra i pali (non ce ne voglia Neuer ma per noi è ancora lui il più forte del mondo) al trio BBC in difesa, fino a Cary Pellè Grant a fare a sportellate là davanti contro gli ex biondoni tedeschi, visto che il loro difensore più forte è Boateng.

La Germania di Euro 2016 è forse anche più talentuosa di quelle che abbiamo già battuto ma speriamo sia anche meno tignosa e battagliera, più dedita al tiki-taka di guardoliana memoria (dato dal blocco Bayern) che alle botte ed allo strapotere fisico tipico delle maglie bianche. La squadra allenata da Löew è campione del mondo in carica e speriamo possa avere un po’ la pancia piena. Finora non ha dato alcun segno di cedimento ed ha anche la difesa imbattuta.

Pare nessuno possa più stringere la mano al tecnico tedesco, ormai famoso per le dita nel naso, sotto le ascelle e nei Paesi Bassi, ma il calcio giocato dalla sua Germania è molto meno ignorante delle sue discutibili manie personali. In porta c’è Neuer, uno dei più forti portieri di sempre, forte tra i pali e con personalità da vendere al chilo. La difesa, orfana di Rudiger (e forse è pure un vantaggio), ha in Boateng il suo punto di forza. A centrocampo ci sono giocatori come Khedira e Kroos e in avanti, accanto a gente che in Italia non ha segnato manco a porta vuota come Gomez, stranamente risvegliatosi con il clima francese. Senza dimenticare uno come Müller che pare segni pure quando dorme. Se aggiungete un giocatore tecnico come Ozil capite perché da circa due notti riusciamo a dormire solo dopo due gin&tonic e un moscow mule ben ghiacciato.

È una partita da storia del calcio. È la partita della nostra vita. È la partita che vorremmo giocare, vedere e rivedere sempre, in cui soffrire, piangere, urlare, esultare, abbatterci e poi  festeggiare al fischio finale. Italia-Germania è molto più di un gioco. È la metafora della vita, è un sogno bellissimo che si ripete, speriamo all’infinito perché noi, eterni Peter Pan, di sognare non ci stanchiamo mai. Forza Azzurri!

2 commenti

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  • 02 luglio 2016 15:03

    Ci togliamo qualche anno. Io la semifinale dell’Azteca me la ricordo benissimo. Con mio padre che saltava sulla poltrona e mia madre che mi urlava di andarmene a letto perché l’indomani avrei dovuto affrontare il compito di matematica agli esami di III media. E poi la finale Mundial, vista in America insieme a tanti colleghi italiani con tanta nostalgia e rimpianto per non essere qui a festeggiare. Un americano capì che il Mundial era una cosa seria quando scoprì che c’erano i sovietici. Un ricordo triste tra i tanti che avete evocato: i fischi dell’Olimpico all’inno argentino, Paese popolato da discendenti di emigranti italiani. Come se preferissimo la vittoria degli odiati cricchi sol perché Zenga aveva sbagliato un’uscita e Donadoni e Serena un rigore a testa.
    .
    Per l’ennesima volta partiamo sfavoriti. Speriamo, come diceva Nereo Rocco, che non vinca il migliore.

  • 02 luglio 2016 15:42

    Di quella del 70 non ho ricordi, nell’82 ancora imberbe ebbro di felicità mi ritrovai all’alba, solo, in lungomare C. Colombo, all’Addaura. Abitavo vicino piazza Don Bosco… Va be’, quella notte chi c’era se la ricorda. 1o anni fa fu epico: nella hall di un hotel di Acitrezza in due, io e un tedesco. E basta. Non ci siamo rivolti uno sguardo per 120 minuti. Al gol del terzino del Palermo (vi ricordate?) ero in ginocchio sotto lo schermo, al raddoppio dello juventino al teutonico gli feci la ola davanti. Da solo. La sola da solo, non mi riuscirà mai più.

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