i fatti dopo il ragionamento

Com’eravamo, noi a Palermo

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La terrazza sul mare a Mondello dedicata a Ferruccio Barbera e i miei ricordi di ragazzo. Quando non volevamo crescere. Ma la mafia ci costrinse a farlo. E a scegliere da che parte stare Autobus | Blog diPalermo.it

Qualche settimana fa mi trovavo a Mondello e ho visto che l’amministrazione comunale ha dedicato la terrazza sul mare di Mondello a Ferruccio Barbera. Oh, che ci posso fare se sono un nostalgico? A me Ferruccio, nonostante la sua provenienza familiare altoborghese ed elitaria, mi era simpatico, perché era uno che a dispetto di ogni buona tradizione familiare, ogni tanto andava a vedere le partite del Palermo in gradinata.

E poi ho ripensato ai miei anni Ottanta, alle ronde organizzate con i miei amici più scafati di me a dar noia ai fighetti che avevano la comitiva del Fiamma, a tutte le volte che ci giocavamo diecimila lire in una partita di ping pong in via Notarbartolo. Per giocare a pallone non prenotavamo i campi, bastavano due pietre messe a terra per strada in viale Francia o a villa Sperlinga. Una volta ricordo pure di avere compiuto un’estorsione: era periodo di carnevale e sotto la minaccia di imbrattarla con farina, uova e puzzoline, mi feci dare un bacio da una ragazzetta delle Ancelle. Il risultato fu che venni preso a botte dagli amici del suo fidanzato.

Altre botte le presi dal proprietario di una macchina parcheggiata dalla quale stavo rubando un autodesivo. Erano i 14 anni in cui non si voleva mai crescere e altre botte le presi da un conducente dell’Amat perché avevo fermato l’autobus col segno delle corna: anche in questo caso botte meritate perché un palermitano non perdona quell’offesa.

Erano gli anni in cui per entrare al cinema per vedere la Febbre del sabato sera falsificai un documento ed erano gli anni in cui allo stadio, quando il Palermo perdeva di brutto, per farci andare a casa i carabinieri ci davano qualche colpetto. Erano gli anni in cui il sabato sera eravamo quattro sfigati senza donne e ci giocavamo mezza paghetta alla pizzeria Peppi’s e i pomeriggi li passavamo allo stadio nella speranza di essere presi come raccattapalle. Erano gli anni che l’autobus 6 bello ci portava a Mondello e andavamo a giocare con un Super Santos sulla spiaggia.

Insomma eravamo proprio ragazzi che non volevamo crescere. Però erano anche gli anni in cui a Palermo ammazzavano una persona al giorno e di questo ce ne accorgemmo quando una domenica, il giorno della Befana, mentre stavamo andando a Catania a vedere il derby, in via Libertà ammazzarono Piersanti Mattarella. Forse fu allora che mi svegliai e mi accorsi che vivevo in una città strana e qualche anno dopo, frequentando il liceo Garibaldi, iniziai a organizzare le manifestazioni antimafia, con tanto di camminata a piedi da Bagheria a Casteldaccia ad Altavilla (che allora erano i vertici del triangolo della morte) per ribadire che noi giovani volevamo una Sicilia più pulita e dopo qualche anno proprio al Garibaldi fu girata una bella scena del film “Cento Giorni a Palermo”, che ricordava il martirio di Carlo Alberto dalla Chiesa.

4 commenti

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  • 06 luglio 2016 15:36

    Quanti ricordi in comune. Solo un piccolo appunto: “quel” giorno della Befana anch’io ero al Cibali a seguire il Palermo. Ma si giocò in campo neutro contro il Como e finì 0-0. Perché a quei tempi capitava anche che quando la Favorita era squalificata ci ospitavano a Catania (e viceversa). Saluti

  • 06 luglio 2016 15:41

    Mah!

  • 06 luglio 2016 16:10

    Boh!

  • 07 luglio 2016 14:10

    io ero uno di quei fighetti…e sai quanti soldi ho vinto a ping pong in via notarbartolo a quelli come te che arrivavano convinti che…e le prendevano di brutto??..comunque grazie per i ricordi.

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