i fatti dopo il ragionamento

La Palermo che odio (e che amo)

di

Un quartiere che scende in piazza per lavare l'onta di un tradimento, le botte da orbi per i vicoli e il mio ostentato snobismo che si trasforma improvvisamente, e misteriosamente, in ammirazione Image.jpeg | Blog diPalermo.it

Odio certo tipo di palermitudine ma in realtà mi piace da pazzi assistere a queste risse da cortile come quella dell’altro giorno in cui padri, madri, nonni, cognati, suoceri, bambini, cani e galline si bastonavano come non ci fosse un domani, si inseguivano, si dimenavano, urlavano e i vicoli pullulavano di vita vera, vita vissuta, quella che aborriamo e neghiamo a noi stessi ma da cui siamo circondati – anche silenziosamente – perché alla fin fine Palermo questa è.

Il quartiere, una volta scoperto il tradimento del maschio cattivo con la di lui cugina, aveva pensato bene di lavare l’onta con una spedizione punitiva coinvolgendo tutta l’umanità varia a portata di mano, privilegiando soprattutto bambini e ragazzini affinché imparino fin da adesso la nobile arte della vendetta.

Una borgata in subbuglio, gente abbarbicata alle finestre, porte sul punto di cedere ai calci degli assalitori e turisti spaventati e incuriositi che riprendevano tutto con i loro smartphone – ma in fondo non ci amano soprattutto per questa nostra volgarità ostentata?

Una scena tanto perfetta, limpida, nitida, commovente nella sua veracità, da far quasi dimenticare l’origine di tutto, da far passare in secondo piano l’accoppiamento carnale dell’uomo debole colpito e affondato dall’irresistibile lascìvia della cugina, una di quelle cose eterne che meriterebbero di essere annoverate nell’elenco dei patrimoni dell’umanità – che volete farci, volo basso, vado pazzo per le storie pecorecce.

E quindi io, io di fronte a questa meraviglia, a questa rappresentazione così fedele della nostra vera essenza, io che abitualmente anelo un’invasione teutonica che trasformi nottetempo il nostro disgraziato Dna, mi sono ritrovato a godere di quel torello, di quel vociare scomposto, di quelle botte da orbi, di quel coinvolgimento dissennato di ragazzini già senza speranza, morti, uccisi da una subcultura invincibile. Incantato come davanti a un quadro al Louvre o all’Hermitage, tutto bellissimo e irripetibile, la rissa popolare che fotografa una città meglio di un fotografo, meglio di uno scrittore, di un sociologo. Palermo e basta. Quanta sciagurata meraviglia in quei vicoli.

8 commenti

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  • 10 luglio 2016 08:24

    Che i turisti ci amino per la nostra ostentata volgarità ho molti dubbi. Le corna ci sono ovunque; ma a Palermo, più che le corna, il problema sono i cornuti. Complimenti per l’arguzie.

  • 10 luglio 2016 09:26

    La vera essenza del palermitano.

  • 10 luglio 2016 10:14

    Condivido tutto in particolare l invasione teutonica!

  • 10 luglio 2016 14:44

    troppa gente coinvolta, un bordello generale che non giova a nessuno e magari quello che si fa male e’ chi fa da paciere…spettacolo alquanto mediocre adatta a spettatori mediocri

  • 10 luglio 2016 18:53

    Sì va be ma…unni fu ?

  • 11 luglio 2016 08:08

    ..ma quale meraviglia??…ma quale essenza??…ma siete ridotti a pubblicare certe cavolate ??!…francesco, capisco l’ironia, ma scrivi il pezzo e lo chiudi con un inno alla barbarie ed alla violenza !!…non ci trovo nulla di romantico e NIENTE di cui andare fiero.
    Questa te la potevi proprio risparmiare.

  • 11 luglio 2016 08:32

    E’ proprio così. E ridiamo per non piangere.

  • 11 luglio 2016 16:02

    Massaro… Lei è un grande…

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