i fatti dopo il ragionamento

Dottore Gozzo, era necessario?

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La morte di Provenzano, le esternazioni del sostituto procuratore generale su Facebook e la sacralità di un ruolo che dovrebbe consigliarci cosa dire. E cosa no Gozzo | Blog diPalermo.it

Il ruolo che ciascuno di noi occupa nella società è importante. Spesso diventa una sorta di catena che ti limita e ti obbliga a tenere certi comportamenti. Più cresce il livello di pubblicità o di “istituzionalità” di un ruolo, più diventano stringenti i limiti di ciò che si può fare o dire.

Dico questo perché sono pieno di dubbi e di interrogativi dopo aver letto le dichiarazioni che il dottor Nico Gozzo, sostituto procuratore generale, ha postato sul suo profilo Facebook sulla morte di Bernardo Provenzano e che sono state riprese da vari giornali. Ha lamentato che la procura di Palermo era andata a sentire Provenzano che aveva timidamente espresso la volontà di collaborare, “senza noi di Caltanissetta nonostante diversamente si fosse deciso”.

Ecco, io non conosco naturalmente i dettagli della circostanza, ma mi domando se è stato giusto, opportuno, darne conto in un social. Perché è vero che esiste il diritto alla libera manifestazione del pensiero, ma è pur vero che esistono dei limiti che nascono dal ruolo istituzionale che il dottor Gozzo innegabilmente riveste.

Tanto più che si tratta di una circostanza che mina la credibilità dell’apparato giudiziario, e fa un certo effetto rilevare che certe tossine vengano iniettate da chi, di quell’apparato, è parte. Specie in tempi come quelli che viviamo in cui tutte le certezze diventano, giorno dopo giorno, sempre più rarefatte.

E anche le critiche sull’applicazione del 41 bis a Provenzano (critiche che, sia chiaro, sottoscrivo interamente), anche quelle sono consentite a chiunque, ma forse, e dico forse, non ad un magistrato, tanto più che la necessità della permanenza del 41 bis a Provenzano è stata avallata ai massimi livelli giurisdizionali da quella magistratura di cui il dottor Gozzo è autorevole esponente.

Mi sento confuso e disorientato.

3 commenti

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  • 14 luglio 2016 09:20

    Giusto.

  • 14 luglio 2016 09:36

    Questo commento dell’Avv. Tinaglia -essenziale, chiaro, determinato- dovrebbe indurre tutti i magistrati ad una ulteriore riflessione su alcuni aspetti del proprio lavoro. Ammiro giornalmente (e lo dico con cognizione di causa svolgendo il mestiere di avvocato) l’impegno e la dedizione di moltissimi di loro, ma non è accettabile che questo livello “più in alto” verso cui spesso alcuni magistrati tendono, sia dotato di una porta scorrevole che consenta loro di scendere improvvisamente per esprimere valutazioni inopportune che finiscono per minare la credibilità delle istituzioni.
    Il ruolo dei magistrati -specialmente in una terra come la Sicilia- impone loro, a mio avviso, un silenzio particolarmente rigido su alcuni temi. Specialmente interni.
    E -scusandomi per l’autoreferenzialità- se questa esigenza di silenzio e di cautela è particolarmente avvertita da avvocati, qualcosa di veramente improprio forse è accaduto.

  • 14 luglio 2016 12:00

    Sono d’accordo che i magistrati farebbero bene ad essere molto cauti nelle esternazioni, in particolare sui social. Nel merito, non mi sembra che la cosa grave sia stato il mancato coinvolgimento dei pm di Caltanissetta. Ricordo che tutto è partito da un colloquio in carcere con Provenzano dell’ex eurodeputata Sonia Alfano, la quale, anziché starsene a Bruxelles o a Strasburgo a fare il suo lavoro, cercava di “convertire” il boss di Corleone. L’Alfano, sicura di aver compreso, tra le parole sbiascicate del boss, che ‘cera una volontà di collaborazione, si è premurata di informare subito l’opinione pubblica della sua grande impresa. L’ex pm Ingroia non si fece scappare la ghiotta occasione, perfetta per uno che si stava per candidare alle elezioni politiche, e corse a parlare con Provenzano. Chi ha avuto modo di ascoltare la registrazione dell’interrogatorio (meglio sarebbe parlare di soliloquio del magistrato palermitano) ha avuto l’impressione di assistere ad una scena del teatro dell’assurdo. E’ stata la cosa più ridicola che si potesse immaginare. Meraviglia quindi che il dottor Gozzo oggi rimpianga di non essere stato coinvolto in quella pagliacciata anziché ringraziare il cielo di essere stato esentato da quell’indecoroso spettacolo. Sonia Alfano e Antonio Ingroia, per fortuna di tutti, ora fanno altro.

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