i fatti dopo il ragionamento

Un mondo senza noi e loro

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La strage di Nizza, i cristiani di qua, i musulmani di là e questa falsa guerra che, a ben guardare, conta solo vittime Terroristi | Blog diPalermo.it

Certo che tra noi e loro c’è un muro. Siamo divisi e non siamo la stessa cosa. Anche se, cosi almeno dicono, discendiamo dallo stesso ceppo evolutivo. È vero, noi e loro siamo diversi. Noi stiamo di qua, loro devono stare di là. C’è quel muro che ci separa. E che cresce mattone su mattone.

Che poi noi siamo tanti. Nessuno ci ha mai contato realmente, siamo spesso statistiche elaborate da qualche ragioniere dell’orrore. noi siamo uomini, donne, anziani, bambini. C’è chi si dice cattolico, chi protestante, chi induista, chi musulmano, chi ateo. Non c’è credo chi tra noi non sia rappresentato. E veniamo da posti diversi. Molto diversi.

Alcuni di noi hanno visto un grattacielo avvicinarsi dall’oblo di un aereo. Altri pensavano al prezzo delle spezie al mercato della Shorja a Baghdad. Altri ancora prendevano il sole sdraiati su una spiaggia di Tunisi. O bevevano caffè e tè in un locale parigino, o in una sala da tè ad Algeri.

Alcuni di noi sono annegati tra le onde del mare che puzzavano di cherosene provando a scappare proprio da loro. Non c’è luogo in cui tra noi non si contino morti. Aeroporti, stazioni, banche, villaggi vacanze, ristoranti, concerti, campeggi estivi, hotel di lusso e miseri quartieri sventrati. Perché noi siamo ovunque. E siamo stati sempre presenti da quando l’umanità ha cominciato a lasciare traccie scritte.

Alcuni di noi non sanno neppure perché sono tra noi. Come quel gruppo di 81 che ricordano solo un aereo che volava dalle parti dell’isola di Ustica.

Sì, noi siamo tantissimi. Troppi. Che lo spazio quasi ci manca oramai. Noi siamo brave persone e farabutti, generosi ed egoisti. Tutti insieme, stretti e pigiati. Come quando siamo morti. Anche li eravamo pigiati e stretti in pochi metri ricoperti di sangue.

Loro invece stanno di là. Dall’altra parte di questo muro. A guardarli anche loro sembrano diversi l’uno dall’altro. Ma è una differenza solo superficiale, fatta di vestiti e lingue. Ad alcuni di loro hanno pure dedicato strade. Come a quello con la barba folta. Si chiama Felice Orsini, voleva ammazzare Napoleone III. Uccise 12 passanti. Ed in Italia gli hanno anche dedicato delle strade.

Ma in realtà, a guardarli bene, loro sono tutti uguali. Tutti loro dicono di aver ammazzato per un superiore ideale. Fosse politico o religioso. Determinati, freddi, inumani. Loro avevano solo certezze. Sembrano le abbiano anche adesso. Loro sono convinti di pregare e onorare un dio diverso. In realtà la loro religione è per tutti la stessa, quella dell’odio e del sangue. Quella in cui si può ammazzare un bambino che guarda i fuochi d’artificio e una madre che compra qualche verdura in un mercato della Siria per la festa della fine del Ramadan.

Perché per loro esiste sempre un nemico “altro” da poter ammazzare. Anzi da ammazzare proprio perché è “altro”. Con bombe, coltelli, tir. Perché non recita il corano o perché sogna – e come deve essere bello sognare a 16, 17, 18 anni mentre sei in campeggio su un’isola chiamata Utoya – un mondo che non abbia più un noi e un loro.

Anche loro guardano quel muro che ci divide che cresce giorno dopo giorno. Non lo costruisce un dio, ma l’odio e la paura. Ogni goccia di sangue diventa cemento. Ogni violenza verbale o fisica lo rafforza. Ogni ululato di sciacallo lo fa più alto. noi siamo solo le vittime immerse nel sangue e nella paura. Troppo spesso siamo anche la scusa per versare altro sangue. Che andiamo vendicati con altre bombe e altro odio.

Tanto poi gli altri, quelli che invocano sangue e guerra dalle loro comode poltrone, avranno altri nomi ed altri numeri per invocare altro sangue. Altro noi e loro.

5 commenti

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  • 17 luglio 2016 12:53

    Spiacente… mi sfugge il senso ultimo di questo articolo…cos’è? Siamo tutti uguali… non esistono “questi” e “quelli” ma solo un grande NOI…. Boh! Sarà….. io non lo vedo… continuo a leggere belle parole, magari anche scritte bene ma che , concretamente, non portano a nulla. Ed intanto le persone continuano a morire… non muoiono quelli che prendono le decisioni o quelli che lucrano con le disgrazie altrui, no….. muoiono innocenti: donne, bambini, ragazzi e uomini. Il dialogo ci salverà… nel frattempo speriamo di non essere nel prossimo locale o nel prossimo albergo che verrà preso di mira da “gente come noi”! Saluti.

  • 17 luglio 2016 13:49

    gentile signor Daniele, chi ha detto che siamo uguali? anzi, tutto il contrario. il punto è decidere chi siamo noi.

  • 17 luglio 2016 19:08

    Bah!

  • 17 luglio 2016 20:22

    Boh!

  • 18 luglio 2016 09:44

    “Bisogna anzitutto ammettere che l’io è anche un altro, per poter prendere atto che l’altro è anche un io”: quando lo faremo sarà sempre troppo tardi (anche se, in questo modo, potremmo vivere molto più felicemente).

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