i fatti dopo il ragionamento

Io non lo chiamo Paolo

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Il mio 19 luglio in ufficio al lavoro, lontano da cortei e commemorazioni, lontano dai colleghi che in vita Borsellino lo ostacolavano e che oggi si autoproclamano amici fraterni Paolo Borsellino | Blog diPalermo.it

Quando parlo di lui non lo chiamo Paolo, anche se molti miei colleghi lo chiamano Paolo. Eppure mi dicono che quando era in vita non lo chiamavano per niente, anzi. Molti lo invidiavano, molti lo consideravano un presuntuoso. Oggi quasi tutti lo chiamano Paolo.

Io il 19 luglio di 24 anni fa ero al mare, era domenica e appena un mese prima avevo consegnato i temi del mio concorso per magistrato nelle mani di Francesca Morvillo, che faceva parte della commissione del mio concorso. Io non vedevo l’ora di diventare magistrato e le stragi del ’92 furono un motivo in più per vincere quel concorso.

Quando superai gli esami orali e fui chiamato a scegliere la sede, scelsi la Procura di Palermo. Volevo andare a lavorare nelle stanze che erano state di Falcone e di Borsellino. Allora credevo che i magistrati fossero tutti dalla stessa parte, tutti amici e non soltanto colleghi di Giovanni Falcone e di Paolo Borsellino. Ma mi sbagliavo, e di grosso. Mi spiegarono che tanti magistrati avevano isolato Falcone e Borsellino, tanti altri avevano ostacolato le loro carriere.

Qualche anno fa entrò nella mia stanza Manfredi Borsellino, gli dissi che la foto di suo padre che tengo nella mia stanza è tra le foto alle quali tengo di più, perché quel sorriso ogni giorno mi dava – e mi dà – la forza di andare a lavorare pur nella consapevolezza che chi pensa di sconfiggere la mafia da solo è una grande testa di minchia.

Sì, proprio vero: chi pensa di sconfiggere la mafia da solo è una grande testa di minchia. E dopo ventiquattro anni ne sono sempre più convinto. Un paio d’anni fa alla commemorazione del 23 maggio si presentò un’autorevole giornalista francese. Disse che conosceva bene Falcone e che lui non avrebbe mai firmato la richiesta di rinvio a giudizio nel processo sulla trattativa.

A stupirmi e addolorarmi non fu tanto il pensiero espresso dalla giornalista, ma i lunghissimi minuti di applausi che una platea di magistrati (gli stessi che commemoravano Falcone) le tributarono. Ecco, fu in quel momento che pensai all’isolamento nel quale vivono i Giovanni Falcone e i Paolo Borsellino di oggi. Poi lessi sul giornale i commenti che un noto magistrato super scortato tributava ai figli di Borsellino e da allora non vado più alle commemorazioni del 23 maggio e del 19 luglio. Non ci credo più.

Preferisco stare nella mia stanza a lavorare. Preferisco pregare, perché credo in Dio, e sperare che Borsellino e Falcone non abbiano fatto troppi giri nella tomba a sentire le parole di certi colleghi. Oggi ho sentito soltanto il bisogno di mandare un messaggio a Manfredi Borsellino per dirgli che, a dispetto di quello che può avere detto qualcuno, lui e le sue sorelle hanno avuto un padre meraviglioso che è stato un grande magistrato in una terra di gente piccola. Poi ho mandato un messaggio a un magistrato che ancora oggi lavora e che anche lui da un po’ non si vede alla commemorazione del 19 luglio. Gli ho detto che neanche una testa di minchia come lui, da solo, può fare la lotta alla mafia. Mi ha risposto che le teste di minchia sono molte. Speriamo che abbia ragione.


[ Immagine: Foto di Giuseppe Gerbasi - Policy]

4 commenti

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  • 19 luglio 2016 17:14

    Grande Nicola, sei un grande ( da un collega di corridoio)

  • 19 luglio 2016 22:19

    Complimenti per la schiettezza..ma e’ caretteristica notaho sentito il bisogno di chiedere ad un collega anziano, prima dell inizio dell’ udienza, di prendere la parola e chiedere un minuto di silenzio in memoria del DOtt. Borsellino. Sono pure passata in COrte di APPello..era da anni che non partecipavo..ho pensato che tanti li c erano solo per la telivisioni…altri perche’ in qualche modo sentono di proseguire la lotta alla mafia..nessuno per BOrsellino…ho deciso di andare perche’ quest anno ho ripensato tante volte a quel giorno in cui il DOtt. Birsellino, dopo la morte del DOtt. FAlcone, venne al.mio (loro) liceo…dicendo chiaramente a noi giovani di credere ancora nella pissibilita’ di una sicilia senza mafia ..per la nota frase che la mafia e’ un fenomeno umane e come tale ha un inizio ed una fine (cit. Falcone).
    Grazie GIudice per l apertura e la possibilita’ di c
    onfronto che ha sempre con.noi avvocati

  • 20 luglio 2016 13:31

    Complimenti all’avv. Salemi.

  • 04 agosto 2016 10:29

    Un testo forte, importante, vero. Un testo destinato però soltanto a chi vuole comprenderlo per mettere in pratica quotidianamente gli immensi aspetti pratici dei suoi contenuti. In realtà tutti capiranno il significato delle Sue parole meravigliose. Pochi seguiranno questa verità, Dott. Aiello, perché pochi sono i siciliani disposti a morire per la Vita della propria Terra, una vera Vita, non quella attuale. Anche i magistrati come gli altri siciliani fanno parte del “condominio Sicilia” ma, con gli altri condòmini, non assurgono all’eccellenza nel corso della propria vita meschina e non riescono a costituire con gli altri un vero “Popolo”, un Popolo dotato di Ideali, Programmi, Speranze…e restano, vita natural durante, relegati al rango di basso profilo di “condòmini del condominio Sicilia”.

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