i fatti dopo il ragionamento

Il volontariato social di Totò

di

Cuffaro | Blog diPalermo.it

Quindici giorni. Due non si contano, che sono di viaggio, e il Burundi, si sa, è lontano. Togliamoci pure le ore di sonno: facciamo che siano sei a notte visto che, in genere, i politici dormono poco. Non contiamo quelle dedicate a mettere su Instagram foto di lui con pacchi di medicine, lui coi bambini, lui in ospedale, lui in aereo. Ora più ora meno ne restano 250. Ditemi voi se non è un record. Il record cosmico di volontariato. Alla faccia di Madre Teresa di Calcutta che in India c’è stata quasi 70 anni e non ha scritto nemmeno un post.

Ma Totò è un santo, Totò è buono e certamente sbaglia chi pensa che il Burundi mordi e fuggi sia stato un aiutino a ripulire un’immagine lievemente intaccata da una condanna a cinque anni per avere favorito la mafia, in vista di un ritorno alla vita pubblica, seppure da burattinaio. Perché era certamente necessario che ci informasse sui social passo passo delle sue buone azioni quotidiane: sta scritto in tutti i manuali del perfetto volontario. Punto primo: bandita dimensione privata, se nessuno sa quel che fai, è inutile che tu lo faccia. Punto secondo: servono le foto, tante foto, e magari due righe su “quanto è bello stare tra gli ultimi”. Sono le regole del buon samaritano 2.0, dolcezza. E non ci puoi far nulla.

E Totò Cuffaro il generoso l’ha capito. Sicuramente più di quelli che continuano a coltivare il suo culto. Devo dire che non pensavo fossero ancora tanti. Mi sono dovuta ricredere contando quante condivisioni ha avuto il pezzo scritto, su diPalermo, di Giusi Savarino. Migliaia, con tanto di commenti che manco padre Pio in predicato di santità. “Grande presidente”, “grande uomo” che ha saputo scontare la sua pena (come se avesse avuto alternative). Totò ha molti amici, amici che gli perdonano tutto. Anni di malgoverno, una connivenza con Cosa nostra di cui non ha mai fatto ammenda, manco con un post su Facebook.

Quando lo scarcerarono disse che contro la mafia era andato a sbattere. Un incidente involontario insomma, come quando si prende un palo facendo marcia indietro. Mai una parola sui suoi rapporti con l’imprenditore che faceva affari nella sanità con i soldi di Provenzano. Mai una parola che potesse aiutare i magistrati a chiarire quel che di irrisolto resta nell’inchiesta sulla rete di talpe che faceva sapere al boss dei boss tutte le mosse degli inquirenti che tentavano di arrestarlo.

Dettagli per gli ex clientes che tanto gli devono: li ricordo in fila – c’erano anche miei colleghi – in attesa che concedesse loro udienza in un bar del centro. Dettagli per chi lo ama (credo) sinceramente. E in nome di un concetto di amicizia molto siciliano, che tutto giustifica e assolve e che è causa di molti mali di questa terra, continua a ritenerlo una persona perbene. Io resto dell’idea che chi ha aiutato Cosa nostra non sia una persona perbene. Pure se è simpatica, gioviale. E anche se va in Burundi per 15 giorni tra i bambini malati.

22 commenti

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  • 28 luglio 2016 09:43

    Chi aiuta la mafia e non fa nulla per rimediare non merita comprensione. Chi ancora va dietro a gente come Cuffaro fa solo del male alla sicilia ed ai siciliani. Buona o mala fede poco importa.
    ps finalmente un post che rimette la realtà al suo posto.

  • 28 luglio 2016 09:56

    Signora Sirignano,
    anche lei, come la totalità dei post, neo, ex comunisti giustizialisti cade nella trappola della ignoranza. Per carità non in senso offensivo o dispregiativo ma nel senso che “ignora” poche basilari regole che stanno alla base del nostro Ordinamento e del nostro Stato di Diritto. Salvatore Cuffaro, anzi il Presidente Cuffaro, perché come egli stesso ebbe a dire all’On. Michele Santoro, la “nciuria” resta, è un libero cittadino che ha scontato la sua pena per intero, cosa che non fanno in molti per la verità, e che ha subito, proprio in forza del suo pesante cognome, le peggiori vessazioni come ad esempio la negazione di un permesso per andare a visitare la madre morente. Ma questo tocca la sfera umana e della propria umanità, il tasso della quale fluttua mestamente da una persona all’altra.
    Veda, Cuffaro non è un santo né come lo vuol dipingere lei un “non santo”, è un uomo che è stato emendato dalle sue colpe – e qui in soccorso della mia affermazione a proposito della “ignoranza – proprio in funzione della pena che gli è stata combinata dal Giudice. La reclusione in carcere ha proprio questo scopo cosa che lei evidentemente ignora, così come ignora che a Cuffaro non è stato contestato alcun favoreggiamento ex art. 378cp, ma la rivelazione di segreto di ufficio aggravata ex art. 7 L.203/91. Che è cosa ben diversa, molto diversa. Altrimenti sarebbero scattate altre ipotesi delittuose meritevoli di rimprovero penale.
    Dunque il suo racconto, con il maldestro – mi consenta – tentativo di rifare un processo via web dopo che questo ha subito il vaglio di tutti i gradi di giudizio possibili nelle sedi proprie, scaturisce in chi legge, ancora una volta, un sentimento di amicizia e solidarietà nei confronti tanto dell’uomo Cuffaro quanto nel politico Cuffaro. In buona sostanza, ottiene l’effetto contrario per cui è stato redatto.
    Chi le scrive, aggiungo, non è stato un collega di partito di Cuffaro, ed anzi proprio il 19 gennaio (un giorno dopo la sentenza) del 2008 organizzai un convegno a Palermo che sfiorò, nella dichiarazione di uno dei relatori, il tema spinoso del giorno prima (le basta cercare su YouTube il mio nome e aggiungendo circolo del buongoverno.)
    Non ho quindi motivi particolari per “difendere” il presidente Cuffaro se non quello dell’amore per il diritto e dell’odio profondo per tutti i giustizialismi eterodiretti.

    Cordialmente
    Michele Pivetti Gagliardi, Avvocato, Cittadino Italiano, Cattolico

  • 28 luglio 2016 09:58

    Tra chi gli vuole bene c’è gente che ha ricevuto da lui solo la sua amicizia, e che certamente non si aspetta che questo da un interdetto dai pubblici uffici, c’è gente che pensa sia stata condannato erroneamente, il che non devo troppo stupire visto che la nostra giustizia tiene in carcere 25 anni un uomo sbagliato, condanna Tortora, e persegue per 27 anni un altro sempre assolto. Tra chi gli vuole bene c’è gente che lo ha pure rimproverato per i suoi errori e accettato le sue umane debolezze, c’è chi ha pianto per le sofferenze inflitte a un uomo caduto. C’è chi è amico e basta. Fatevene una ragione.

  • 28 luglio 2016 10:14

    Chi commenta secondo me dovrebbe prendersi una pausa di riflessione per comprendere a fondo il senso del testo commentato.
    Massimo Fricano, cittadino flavese, tifoso rosanero amante della buona cucina.

  • 28 luglio 2016 10:59

    Cara Lara ma lei ha mai fatto volontariato? È stata mai in giro x il mondo x dare un aiuto agli ultimi? E se si… X quanto tempo levandoci il volo e le ore notturne? La cattiveria gratuita non paga mai!

  • 28 luglio 2016 11:08

    Totò Cuffaro è l’emblema della mentalità mafiosa che mai scomparirà dalla Sicilia. per questa ragione la mafia esisterà per sempre e sarà protagonista di ogni cosa, dall’arroganza del parcheggiatore abusivo al politico(di merda) che siede al parlamento regionale.
    Per tale ragione la Sicilia tutta non cambierà mai

  • 28 luglio 2016 11:16

    La “tifoseria” di Cuffaro è paradigma di una Sicilia che non ce la farà mai. L’esibizione del suo “volontariato” la conferma – se ce ne fosse bisogno – che i suoi intenti di ritirarsi da quelle parti, di sparire dalla vita pubblica, ecc ecc…erano solo fandonie.

  • 28 luglio 2016 12:39

    di quest’uomo ricordo un vergognoso attacco fatto a Giovanni Falcone in diretta televisiva ecco cosa ricordo…il masaniello democristiano avrebbe di li a poco continuato la solita gestione dell’autonomia siciliana a favore degli amici e co.

  • 28 luglio 2016 13:15

    L’avvocato Michele Pivetti Gagliardi avrebbe contribuito più fattivamente alla nostra acculturazione giuridica scrivendo che l’aggravante da lui citata (art.7 L.203/91) così recita: «Per i delitti punibili con pena diversa dall’ergastolo commessi avvalendosi delle condizioni previste dall’art. 416 bis del codice penale ovvero al fine di agevolare l’attività delle associazioni previste dallo stesso articolo, la pena è aumentata da un terzo alla metà”. Superfluo ricordare che l’art. 416 bis del codice penale è quello che definisce il crimine di associazione mafiosa. In poche parole, Cuffaro è stato condannato per aver agevolato l’attività della Mafia, e non per aver commesso una marachella.
    Sarebbe stato anche utile ricordare che l’ex presidente della Regione ha scontato i suoi anni di carcere, ma che resta attiva la parte della condanna che gli inibirà a vita ogni carica pubblica. In sostanza, la sentenza dice che Cuffaro con la politica ha chiuso, per sempre. Se ora tentasse di aggirare questa parte della sentenza, magari mandando avanti suoi uomini di fiducia, sono certo che l’avvocato Michele Pivetti Gagliardi sarebbe pronto a denunciare la cosa e mettere sull’avviso i cittadini elettori.

  • 28 luglio 2016 13:28

    In altri paesi un personaggio del genere sarebbe caduto totalmente nell’oblio. A beneficio della comunità ma soprattutto di se stesso. Paesi che guardano al futuro, che lo costruiscono dando soprattutto opportunità ai giovani.
    Qui invece si discute se un personaggio che ha saccheggiato l’economia e le finanze della Sicilia dandole in eredità un debito enorme che stiamo appena iniziando a scontare, che ha reclutato in modo clientelare un esercito di fannulloni a cui pagheremo fino alla fine stipendi e pensioni in cambio di non-servizi, che ha favorito la mafia, si discute dicevo, se questo signore avrà ancora un futuro politico e in che veste.
    Ovviamente non è colpa di Cuffaro. Lui non sarebbe nessuno se non avesse tutti questi “amici”, tutti apparentemente disinteressati. (Che ridere, certe difese civili e garantiste. Come dicevano i latini? Ah sì, “Excusatio non petita, accusatio manifesta”)

    Continuate così, mi raccomando. Discutiamo del futuro di Cuffaro. E non dei 21.000 siciliani che solo nel 2015 hanno fatto le valigie. Se ne sono andati via dalla Sicilia. Fuggiti. Da una terra per loro, senza futuro. (Ma non per Cuffaro e i suoi disinteressati “amici”)

  • 28 luglio 2016 14:36

    Complimenti a Eumelo, non avrei saputo dirlo meglio.E comunque, caroMichele Pivetti Gagliardi, farsi pubblicità per aver fatto “volontariato”è la più becera rappresentazione del fatto che il soggetto in questione finge ravvedimenti inesistenti per mentì deboli e ignave che avranno cosi’ la scusa per difenderlo e addirittura mitizzarlo. Avvocato caro, glielo dico in prima persona, dalla galera non si esce redenti, né dopo uno né dopo cinque né dopo dieci anni.Si esce collusi più di prima,vuoi o non vuoi….. Per sopravvivere in pace lì dentro, o lo dai a tutti, o accetti compromessi che porterai a termine uscendo.Noi non sapremo mai(e non ci interessa sapere) cosa a lui sia davvero successo, sta di fatto che dovrebbe sparire in silenzio e per sempre dalla comunità’ che ha tradito. Punto.

  • 28 luglio 2016 15:07

    Tale Eumelo (che brutto non darsi un volto e trincerarsi dietro l’anonimato senza metterci la faccia su ciò che si scrive), tenta di fare lezioni o peggio tenta di cogliere il bimbo con le mani della marmellata. Suggerisco la lettura attenta di un manuale di Diritto Penale ad esempio il Fiandaca-Musco o l’Antolisei e concentrarsi sulle fattispecie inerenti l’istituto del favoreggiamento e le sue tre diverse configurazioni. Successivamente potrà confrontare le condotte del reo con riferimento alla norma già citata.
    Quanto alle mie eventuali dolose omissioni, non riesco a comprendere, per miei evidenti limiti, che utilità possano avere nell’ambito dell’articolo commentato.
    Al signor Caruso preferisco non rispondere.

  • 28 luglio 2016 15:49

    http://livesicilia.it/wp-content/uploads/cuffaro.pdf

    Se l’avv. Michele Pivetti etc etc apre questo pregevole link e legge il capo di imputazione di Cuffaro fa cosa buona e giusta a se stesso, magari impara qualcosa, e al prossimo.
    Saluti

  • 28 luglio 2016 19:43

    Mi dica una cosa avvocato Civiletti. Se le dovessero violentare la figlia ed il violentatore dovesse scontare la pena che merita, dopo, per lei sarebbe (il violentatore) per sempre un pezzo di merda o lo perdonerebbe perché giustizia e’ stata fatta?

  • 28 luglio 2016 19:44

    Evidentemente intendevo avv. Pivetti.

  • 28 luglio 2016 22:20

    Divertente la tesi dell avvocato Pivetti che scontare la pena per un reato renda la verginità al condannato 🙂 Non succede a livello legale caro avvocato (caso mai non lo ricordasse glielo dico io che avvocato non sono) La fedina penale di Totò Cuffare sarà per sempre quella di un pregiudicato per reati di mafia. Figurarsi a livello etico e morale.
    Qui nessuno ha intenzione di rifargli il processo. Si discuteva solo di quanto sia pericoloso il tentativo di fare di Cuffaro una vittima. Di quanto sia ridicolo il tentativo di nobilitare il sentimento di amicizia che in tanti sentono per lui come se dichiarargli la propria amicizia rendesse meno odiose le colpe di cui si è macchiato e per le quali è stato condannato.
    Di quanto lui stesso si renda ridicolo ed inaffidabile dichiarando di voler andare in Burundi a fare il medico e vederlo tornare dopo 15 gg e dopo centinaia di foto pubblicate ovunque.
    Avvocato diciamo le cose come stanno. Cuffaro è un pregiudicato che ha scontato la sua pena ma che le questure dì italia dovrebbero tenere d’ occhio per la elevata capacità di delinquere del soggetto e per l’elevato pericolo di reiterazione dei reati 🙂
    Lei avvocato pretende pure che scontare la pena renda un mafioso o un fiancheggiatore di mafiosi una persona onesta e affidabile.
    Avvocato ma con chi crede di parlare???

  • 28 luglio 2016 23:46

    Sottoscrivo Michele Pivetti e Giu
    Credo comunque che l’articolo sia scritto con poca professionalità e tanto livore. Si può criticare, giudicare, apprezzare ma non disprezzare chi fa del volontariato ed aiuta i più deboli.
    Complimenti alla penna che ha contribuito a questa campagna di comunicazione

  • 29 luglio 2016 07:45

    Non sono avvocato. Non sono giudice. Non sono giornalista. Non sono amico di Cuffaro. Non sono suo nemico. Vorrei solo ricordare, a Cuffaro (cattolico credente) ed a coloro che, nell’esercizio di un dovere (fare il bene) intendendo per dovere ciò che intendono la legge morale, le filosofie e le religioni, vedono una redenzione, che affinché essa ci sia (la redenzione) occorre un percorso lungo, irto, personale, riflesso. Non bastano 15 giorni. Anzi sino inutili. Anzi, sono deleteri. Sia perché “insufficienti” (fare bene le cose richiede del tempo) sia perché “contro producenti” (fare male le cose non richiede tempo, riflessione, consapevolezza del “se”).
    Ben inteso, tutto questo non lo dico io, ma la religione cui Cuffaro dice di appartenere. E visto che non sono Prete o Ierofante, mi limito ad incollare il link cui, avvocati, giudici, condannati, tifosi e denigratori, ed io stesso, abbeverarci.

    http://www.laparola.net/wiki.php?riferimento=Mt6,1-4&formato_rif=vp

  • 29 luglio 2016 10:13

    Il ritorno di Michele Pivetti, era dai tempi di Cammarata che non si leggevano accorate difese social

  • 29 luglio 2016 10:36

    Trovo triste e sconsolante che tante rispettabili persone trovino ancora utile un dibattito intorno a un personaggio che, dal punto di vista politico, può essere agevolmente paragonato al brontosauro.
    E’ come accapigliarsi per stabilire se sia scomparso prima lui o il dinosauro. Cosa cambia?
    Signori, questo è il passato. Comunque sia andata, quest’uomo qui non potrà più svolgere alcun ruolo pubblico e politico.
    Vogliamo iniziare per favore a occuparci (e preoccuparci) del futuro?

  • 29 luglio 2016 11:00

    Grazie, Leonardo Cristofaro. Basta questo a dire tutto. E lo ha detto quello a cui Cuffaro dice di ispirarsi.

  • 29 luglio 2016 21:36

    Al di là del livore feroce che caratterizza molti pennivendoli, novelli Robespierre, Al di là delle mafie e delle antimafie, al di là degli errori marchiani che il giovane Totó ha commesso nell’arco della sua presidenza, per onestà mi permetto ricordare gli elementi positivi .
    La spesa per fondi extracomunitari a raggiunto vette altissime, mai toccate dai suoi successori.
    Da questo punto di vista Lombardo e Crocetta sono stati rovinosi, favorendo la disoccupazione e incrementando i drammi sociali.
    L’economia con Totó ha avuto un’impennata, senza facile retorica basta andarsi a leggere gli indicatori economici ( ISTAT – SVIMEZ)
    A tutti quelli che incolpano Cuffaro di avere favorito l’esodo di tanti giovani dalla Sicilia vorrei pacatamente replicare che la colpa è dell’intera classe politica e non si può certo personificare la cosa, concentrando le colpe su un solo uomo, un uomo che ha sofferto tantissimo, un uomo che insieme difetti ha dei pregi unici, Pregi che quelli che gli stanno vicino, senza chiedere niente, conoscono benissimo.

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