i fatti dopo il ragionamento

Letizia, che ha vinto

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L'addio della giornalista di Sky, la forza di ribaltare l'handicap, una lezione e una domanda: siamo pronti a rinnovarci? Letizia Leviti Sky | Blog diPalermo.it

Ribaltare la morte con le parole e una voce permeate di vita. È ciò che ha fatto la giornalista di Sky Letizia Leviti registrando un messaggio ai colleghi della redazione e a tutti noi prima di andarsene. “Non vi lascio, dai”.

Non ci lasciano le sue parole e l’atto di fede nella vita contenuto in quel messaggio. Ribaltare è un verbo che ho sempre amato perché custodisce gli elementi di una dolce rivolta, uno scossone senza rumore. Profonda ammirazione per chi riesce a ribaltare un handicap fisico e a farne un punto di svolta della propria esistenza, per chi vince partendo da una perdita.

Letizia Leviti ribalta la morte presentandoci la vita come dovrebbe essere vissuta. “È molto importante riconoscere la propria vita, riconoscere le cose più importanti della propria vita”. Sta parlando di morte? Non credo. Noi, destinatari di quel messaggio, riconosciamo che prima di non essere attrezzati per affrontare la morte, forse siamo disarmati davanti alla vita.

Dice Letizia Leviti: “Bisogna sapere amare, amare profondamente, arrabbiarsi ma amare. La forza della vita, il senso della vita, è solo l’amore”. Il concetto è molto semplice, quasi elementare: l’amore continua a rappresentare l’insondabile, il chiaroscuro dentro il quale ci si può perdere, capace senza preavviso di scardinare anche la vita più ordinaria, ribaltandone il senso.

Siamo equipaggiati per amare profondamente, pronti per il viaggio? Questa è la domanda che l’ultimo reportage dell’inviata di Sky rilancia con grazia pervicace.

“Ognuno di noi ha un destino, un percorso, il mio cerchio si vede che doveva chiudersi così”. Queste non sono parole di resa, ma la scintilla di un attaccamento profondo alla vita. Un cerchio che si chiude parte da un punto d’avvio e di estensione che, con naturalezza, finisce. Siamo disposti a ammettere, stritolati come siamo da varie sindromi di onnipotenza, che i cerchi si chiudono? Siamo portati a rinnovarci? O invece rimestiamo sempre gli stessi percorsi?

Molti non hanno voluto ascoltare il messaggio, forse per paura di essere contagiati da un’aurea di morte. Spero che cambino idea, che trovino la forza di farlo, o forse solo anche la curiosità, elemento vitalissimo, certamente caro anche a Letizia Leviti che faceva la giornalista: “Non ho tanta voglia di andarmene, secondo me ruzzolerò da qualche pagina lì, qualche giornale, qualche notizia”. Sembra proprio un invito a tutti noi ad ascoltare anche le voci che non ci sono più, radicate da qualche parte in questa nostra affollata vita.

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