i fatti dopo il ragionamento

Cicciottella a chi?

di

Un titolo infelice, l'inaudita rimozione di un direttore e l'insospettabile potere del popolo social. Che non legge un giornale dalla notte dei tempi ma detta i tempi della democrazia. Chapeau Giornalisti | Blog diPalermo.it

La vicenda della rivolta virtuale contro quel titolo sulle “cicciottelle”, che porta alla rimozione di un giornalista, ricorda molto quella dell’insurrezione popolare contro il dado nella caponata, che costrinse una storica azienda specializzata in brodi granulari a correre ai ripari.

Un esercito composto da persone che probabilmente non acquistano un giornale cartaceo dalla notte dei tempi s’indigna (sui social, paresse oblige) contro il direttore che ha permesso di definire con quel termine tre atlete che gareggiano alle Olimpiadi, soffermandosi – in modo certamente inopportuno – sulla loro costituzione fisica più che sulla loro performance. Ha usato “cicciottelle” però il redattore – “in tono affettuoso”, si è poi giustificato invano il direttore inizialmente distratto – e non “grasse”, “ciccione”, “vacche”, “scrofe” o un’altra delle tante perle che spesso gli uomini purtroppo ci dedicano con facilità. La parola incriminata peraltro è uscita solo in prima edizione, segno che qualcuno in corso d’opera si era accorto della sua inappropriatezza.

Sono argomenti che si sgretolano però di fronte al fatto che il titolo (fotografato) fa il giro del mondo virtuale in ottanta secondi e finisce su migliaia di profili social che urlano allo scandalo. Fossero state vendute tutte queste copie del giornale c’è da giurare che non saremmo stati qui a discutere di licenziamento, ma di promozione. Il bello è che tanti non sanno neppure quale sia la testata, altri ne ignorano addirittura l’esistenza, molti certamente non si sporcano le dita con l’inchiostro di un giornale dall’ultima volta che hanno lavato i vetri di casa. Eppure quest’esercito sgangherato è così potente da portare un editore a rimuovere un direttore. Un gesto inaudito, più consono a un regime totalitario che a una democrazia.

Di porcherie, di insulti e di discriminazioni è purtroppo pieno il mondo dell’informazione e basta pensare che lo stesso giorno in cui i cavalieri dell’Apocalisse on line si agitavano per quel “cicciottelle”, un altro giornalista, Vittorio Feltri, parlava in un suo pezzo di “puttanelle islamiche”. Ci sono quotidiani che si fondano sull’attacco becero, che dell’intolleranza e dei luoghi comuni hanno fatto la loro missione e nessun direttore finora è mai stato licenziato. Per questo la scelta compiuta ieri è senz’altro spropositata.

Ciò che spaventa è il potere di una massa informe, spesso non qualificata, che tra un post sui 10 modi per scoprire se ti ama, la condivisione dell’articolo sulla scoperta del tunnel sotterraneo che unisce la Sicilia e la Calabria e un tweet sulle tette della soubrette brasiliana, riesce ad essere contemporaneamente Charlie, a solidarizzare persino col cane Diesel, ma poi in un attimo arriva a chiedere – e ad ottenere – la testa del direttore di un quotidiano. Gente che non legge, che spesso non distingue una bufala da una notizia vera, che a malapena sa usare gli accenti e gli apostrofi, riesce a far licenziare un giornalista. Chapeau.

Diciamo che se questa è la rivoluzione, il nuovo che avanza, se questa è la democrazia – che poggia non sulla libertà e la dignità di ogni persona, ma sul politicamente corretto – siamo già in una dittatura. Ed è effettivamente quella degli imbecilli.

28 commenti

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  • 10 agosto 2016 09:09

    Credo che se una giornalista (donna) avesse dato del “cicciottello” ad un arciere (uomo) nulla sarebbe accaduto.
    Lo dimostra il fatto che il giornalista che ha dato del (mezzo ciccione) ad Higuain è sereno come una Pasqua….e nessuna levata di scudi in difesa del calciatore c’è stata.

  • 10 agosto 2016 10:16

    Magari l editore ha colto la palla al balzo! La rimozione x un cicciottelle mi pare fuori dal mondo!

  • 10 agosto 2016 11:36

    Imbecilli. Quanta spocchia. Ma cos’è questo odio crescente verso le persone normali ( massa informe?), i “commentatori”? Ecco, sono un commentatore anch’io, trovo questo pezzo prolisso, inconcludente, evasivo. Posso dirlo, anche se non so usare bene accenti e apostrofi? Per non parlare di congiuntivi oppure di sinonimi. D’altronde non sono altro che un semplice commentatore, mica un giornalista. E commento aggratise. Ps Negli anni sessanta un giornalista definì Mina giunonica. Un finimondo, massa e giornalisti ne parlarono per tutta l’estate. Con la colonna sonora di Edoardo Vianello, guarda come dondolo, guarda come dondolo…

  • 10 agosto 2016 12:06

    Anch’io mi sono infastidita per il “cicciottelle”,ma da qui a licenziare un redattore mi sembra veramente un servilismo verso il web inopportuno. Però era giusto che ci si scusasse per il termine veramente poco felice e inopportuno. A proposito, dato che è stato citato, vorrei veramente spendere due parole per Feltri che fa un giornalismo pungente e cattivo ,molto spesso gratuitamente, e che con arroganza lancia giudizi a destra e a manca che feriscono e sconcertato.

  • 10 agosto 2016 12:31

    Questa pagina sottolinea la differenza tra una giornalista è un commentatore non sempre imbecille ma quasi sempre inadeguato. E non è solo una questione di congiuntivi e apostrofi quanto di pensiero e di capacità d’analisi, indispensabili almeno tanto quanto la buona conoscenza di grammatica e sintassi. All’era dell’Acquario si preferisce oggi la stagione del dilettantismo i cui danni – culturali ed economici – li valuteranno i nostri nipoti. Il rispetto delle opinioni è perno fondamentale della convivenza civile ma i mezzi di comunicazione di massa rappresentano materia altrettanto sensibile che vanno trattati con cura e professionalità. Ecco perché, caro signor Marcello, al suo Edoardo Vianello – mero simbolo della sua ironica (?) conclusione- preferirò sempre la bandiera implicitamente dichiarata di Sandra Figliuolo, quell’ Umberto Eco che di comunicazione e di imbecilli s’intendeva più di tutti noi.

  • 10 agosto 2016 12:54

    Signor La Noce, per pietà, taccia.

  • 10 agosto 2016 13:06

    Poi ci stanno anche i Furio. Gli imbecilli davvero. @Scuderi. Le differenze, cos’è una partita di calcio, posso recuperare? Giornalista contro commentatore, ma è chiaro, non c’è partita. Intanto fate eliminare il commento di questo imbecille di Furio. E denunciatelo.

  • 10 agosto 2016 13:59

    Gli imbecilli, il bar, il bicchiere di vino. E nessuno che abbia mai avuto il coraggio di rilevare il concetto profondamente razzista contenuto in quelle frasi di Eco. Che poi è pure roba vecchia, di secoli, morta e sepolta. Odi profananum vulgus, et arceo. La vostra bandiera.

  • 10 agosto 2016 14:19

    Di solito gli uomini alle donne non dicono grasse, vacche, scrofe…e neanche cicciottelle.
    Sono le donne che se lo dicono tra loro. E il più delle volte lo dicono a se stesse.

  • 10 agosto 2016 21:00

    Sandra Figliuolo ha ragione. Quello che manca sempre di più è il senso dell’equilibrio, come certi commenti stanno a confermare

  • 10 agosto 2016 23:27

    Il senso dell’equilibrio. Dovrebbe essere Checco Zalone. Si, il penultimo, “Sole a catinelle”.@Scuderi (2): ” i mezzi di comunicazione di massa rappresentano materia altrettanto sensibile che VANNO trattati con cura e professionale”. Attenzione, anzi : occhio! Si rischia di venir scaraventati nel bel mezzo della massa informe.

  • 11 agosto 2016 08:29

    È’ come se dicessi cornuto a qualcuno, ma in modo affettuoso naturalmente. Gli editori che io ho conosciuto non si lasciavano irretire dai commenti negativi sui loro direttori, e’ possibile mi chiedo che l’ editore del giornale incriminato si sia realmente indignato nei confronti della sua redazione per il titolo irriguardoso nei confronti delle atlete? Non capisco poi perché’ prendersela con i commentatori, definendoli ignoranti e sciocchi, del resto se venissero a mancare loro i vari siti e anche i vari giornali non avrebbero motivo di esistere. La formula commentatori di siti non compra giornali e’ abbastanza bizzarra. Mi chiedo e lo chiedo alla brava e simpatica Sandra Figliuolo, cosa ne pensa dell’ ultima cattiveria di Travaglio sul ministro Boschi nell fatto quotidiano, anche questa è’ licenza di cronaca.

  • 11 agosto 2016 11:14

    Non condivido l’analisi della signora Figliuolo che, supportata da alcuni colleghi, si lancia in una difesa corporativistica della categoria dei giornalisti sottoposti al giudizio della “massa informe” dei commentatori. In primis, il fatto. Qui la questione è chiarissima: un direttore licenziato dall’editore per una grave caduta di stile su un articolo. Piaccia o non piaccia è nelle sue facoltà quella di ritirare un incarico che è e resta fiduciario. Come accade nel Palermo di Zamparini. Nel momento in cui i lettori di un giornale che si chiama “Quotidiano sportivo” si aspetterebbero un plauso per una medaglia olimpica, epilogo felice di quattro anni di durissimi sacrifici, il direttore autorizza la stampa di un titolo che fa riferimento alla costituzione fisica piuttosto che al valore sportivo di un’impresa di valore internazionale. La “massa informe” che sforna commenti privi di rispetto per “congiuntivi e apostrofi quanto di pensiero e di capacità d’analisi” qui non c’entra niente perché la vicenda in effetti ha avuto vasta eco su internet DOPO il licenziamento del direttore e quando già nelle successive edizioni del giornale il titolo incriminato era stato rimosso. Qui c’è un giornalista che, a torto o a ragione, a dire del suo datore di lavoro ha sbagliato ed è stato licenziato. Come potrebbe capitare a chiunque, indipendentemente dalla capacità di coniugare correttamente il congiuntivo.
    .
    Il secondo aspetto è più generale. Questo, piaccia o non piaccia, è il giornalismo dell’era moderna. E’ finito il tempo in cui il lettore restava solo “oggetto dell’informazione”. Allora poteva capitare che disapprovasse il contenuto di un articolo e che talora addirittura mandasse al diavolo l’estensore, ma solo nel silenzio dei suoi pensieri e della sua mente oppure seduto con altri tre amici al bar. Oggi “la massa informe” di chi legge (e non esiste solo il cartaceo) ha la possibilità di dire la propria. Magari sbagliando qualche congiuntivo o esprimendo pareri astrusi, ma spesso arricchendo con il proprio contributo la discussione sull’argomento e magari anche instillando il tarlo del dubbio o il germe del confronto in chi scrive. Come, a me pare evidente, è appena accaduto qui. Confido che la Signora Figliuolo concordi e che eviti espressioni che a me sembrano ben più pesanti di un semplice “cicciottella”.

  • 11 agosto 2016 12:05

    “Profanum” non “Profananum”. Non è colpa mia, ma di questo computer. Ignorante.@Vitogol. Concorderà la Signora Figliuolo? Non credo, comunque non lo sapremo mai.

  • 11 agosto 2016 13:24

    La ricostruzione dei fatti è quella riportata nel pezzo e non quella fornita da Vitogol. Nulla contro i commenti e la possibilità di poter sapere in maniera immediata cosa pensano i lettori, tutt’altro. Purché siano lettori però (dell’articolo e non solo del titolo, per esempio, o che attingano a fonti attendibili e non a siti fasulli ecc.), purché vogliano confrontarsi, discutere, argomentare. Delle opinioni di chi urla allo scandalo senza capire una mazza o di chi chiede la sedia elettrica davanti a un avviso di garanzia, solo per fare un paio di esempi, potrei fare volentieri a meno, ferma restando la libertà di ognuno di rendersi ridicolo come meglio crede. Infine non so su cosa dovrei concordare perché faccio fatica a capire cosa voglia dire Vitogol. Per me si può scrivere qualsiasi cosa, senza alcuna censura preventiva e senza curarsi delle reazioni scandalizzate, poi, se è il caso, si risponde di diffamazione nelle sedi opportune. Certamente non può essere il tribunale di facebook ad emettere sentenze e a fare il tribunale dell’inquisizione e ancor meno a stabilire cosa un giornalista può scrivere o no. “Cicciottelle” è una parola scema, come chi l’ha scelta, ma non c’era da fare questa crociata. E, ciò che mi pare sfugga, è che qui alla fine si discute della libertà di espressione e del diritto all’informazione di tutti, anche di quelli che non concordano con me, non di caste (caste?!) da proteggere. Questa la mia opinione (ma mi pareva chiara dal pezzo)

  • 11 agosto 2016 14:02

    Come? Una parola scema, come chi l’ha scelta. Ma è il direttore rimosso, che l’aveva scelta. Quindi il direttore è uno scemo? Direi di si, per sillogismo. Opportune quindi le considerazioni della massa informe e il licenziamento. O no? Che confusione.

  • 11 agosto 2016 18:24

    Signora Figliuolo, la sua opinione è chiarissima. Così come la sua protervia. Parole come “senza capire una mazza” o “rendersi ridicolo come meglio crede” non si addicono a chi professa libertà d’espressione. Per quanto riguarda me, credo di scrivere in italiano appena accettabile. Anche se, essendo parte della “massa informe”, non riesco a farmi capire da un’eletta come Lei. A me pareva di essere stato nei suoi confronti sia chiaro che cortese. Lei, glielo riconosco, solo chiara. Saluti.

  • 11 agosto 2016 19:57

    Vitogol, lei è solito a queste polemiche, non mi sento superiore a nessuno. A chi invoca la sedia elettrica di fronte a un avviso di garanzia sì però, a chi parla di cose che non conosce pure. Non mi pare di essere stata scortese nei suoi confronti, ho semplicemente ribadito quello che già avevo scritto nel pezzo. Saluti

  • 11 agosto 2016 23:22

    92 minuti di applausi per vitogol

  • 12 agosto 2016 06:02

    @sandra figliuolo: È il web bellezza!

  • 12 agosto 2016 09:35

    ” Non mi sento superiore a nessuno “. Ce ne vuole di coraggio, dopo aver tuonato contro gli imbecilli, la massa informe e chi non capisce una mazza. Dopo aver liquidato come “polemico” Vitogol, una persona stimata e apprezzata, non solo nel web e nella Città. E non certo soltanto perché tifoso (storico, che il tifo è anche storia) del Palermo. S’informi, Sandra Figliuolo. Lo stesso Vitogol le aveva dato tempo fa, sommessamente, una traccia, da lei ovviamente snobbata. È grande il mondo del web, anche se non è il migliore dei mondi possibili. Grazie al web, ho saputo qualcosa di lei, incuriosito da tanta superbia. Una cronista ( non giovanissima ) del Giornale di Sicilia, quotidiano comatoso. “Cro-ni-sta, quindi giornalista e non giornalista giornalista” ( Sasa’, E. Mahieux) in “Fortapasc” . La breve vita di Giancarlo Siani, giornalista assassinato dalla camorra.

  • 12 agosto 2016 14:52

    Marcello, qui non ci sono pezzi grossi. Gli articoli degli autori di dipalermo si possono condividere o meno ma i commenti devono essere sempre rispettosi. Critici ma rispettosi. E i suoi non lo sono.

  • 12 agosto 2016 15:23

    Nei social, c’è molta gente plaudente o mal dicente per imitazione, disponibile ad essere mobilitata sempre e ovunque. Dunque una dipendenza. Ed è l’uso che vi si fa della scrittura, con razioni d’arroganza da distribuire a dritta e a manca, che spesso trasforma argomenti seri in pura farsa, degna del peggiore talk show televisivo. come è accaduto qui.
    E poi il web, avvertito da molti come fede e unico strumento di avanzamento. Sbagliato: solo la cultura rende liberi ed emancipati.

  • 12 agosto 2016 22:22

    A me la Fiugliuolo piace da morire quando racconta gli aneddoti sul 101!!! se ne documentasse uno, uno VERO però, uno solo, il presidente e tutti i venti direttori pagati fior di centinaia di migliaia di euro (da noi che paghiamo le tasse) dovrebbero dimettersi all’istante…

  • 13 agosto 2016 08:52

    Per carità, Signor Massaro: “Pezzi grossi”. Meglio dire “cicciottelli”.
    .
    E poi, me lo conceda, il corretto richiamo al dovuto rispetto di fronte ad alcune espressioni, nel testo e nelle risposte, mi ricorda il bue che dice “cornuto” all’asino. O, se preferisce, l’obeso che dice “grassone” al cicciottello. Con stima. Saluti.

  • 14 agosto 2016 12:44

    MarcelloLn è stato eliminato, rimosso. Così come il suo commento sui “pezzi” grossi. Che Massaro cita così, senza alcun “senso dell’equilibrio”. Io, io, io. E gli altri, massa informe. A parte gli amici, tutti nel salotto di Giulia, il venerdì sera, pu schiticchio. Ps Massaro, dove è finito il suo “levati dai coglioni”? Ma che fa, prima insulta, minaccia, dice le parolacce e poi se ne vergogna? Arrivederci. E due.

  • 14 agosto 2016 13:46

    Signor La Noce, io glielo avevo detto.

  • 14 agosto 2016 18:11

    Marcello, ho tolto il mio commento perché mi sono reso conto di essere andato sopra le righe e di questo mi scuso. Per il resto ribadisco che su dipalermo i commenti costruttivi sono i benvenuta, quelli inutilmente offensivi no.

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