i fatti dopo il ragionamento

Quando la terra trema

di

Crollo | Blog diPalermo.it

La terra ancora una volta non si attiene ai confini amministrativi o geografici che siano questi mari, monti, fiumi. L’Italia, così, non è più uno stivale bensì un sottilissimo lembo della struttura a strati del nostro globo. L’italia, allora, si lacera lungo quella enorme vena varicosa che è l’Appennino. Lo stivale si allarga, si strappa, il Paese è diviso, come quasi sempre capita nelle situazioni più dure, ma questa volta fisiograficamente.

Come sempre la parte alta si muove più velocemente e va verso nord-est e quella più bassa rimane quasi a guardare. Così di notte ricevo una mail con una scheda su un sisma in centro italia: Data e ora locale: 24 Aug 2016 03:36:32

# Coordinate Epicentrali

– Latitudine: 42° 42′ 23″

– Longitudine: 13° 13′ 24″

# Zona: Rieti

# Magnitudo Richter: 6.0

# Profondità: 4.2 km.

Per un attimo inverto i dati di magnitudo e profondità e mi sembra già un evento importante. Poi leggo meglio e capisco che già molte cose e persone non esistono più. Allora vedo in tv i cronisti della notte che arrancano in diretta tra le prime confuse notizie e le immagini ancora buie.

Da Assisi arriva il sottopancia con la notizia che le basiliche sono integre mentre il sindaco di Amatrice, in lacrime, dice che il paese non esiste più. Provo a immaginare le strade piccole che portano dalla Salaria a questi paesi. Le immagino impraticabili e immagino i tavoli della protezione civile coperti di carte e tablet. Immagino i mezzi che iniziano a muoversi a i volontari che iniziano a capire cosa fare: spostare macerie di case su versanti spesso impervi.

Allora inizia ad albeggiare e il “non ci sono notizie di vittime” viene sostituito da un numero che da una cifra passa velocemente a due. Iniziano a parlare anche i social e penso alle minchiate che voleranno; così mi riprometto di essere brutale con tutti i post “ad mentula canis” che leggerò. Iniziano le richieste di sangue e insieme arrivano copie copiose dell’immagine simbolo che non cambia mai a che mi ricorda la Deposizione di Caravaggio. Uomini attorno alle macerie con guanti e caschi, altri a mani nude che scendono dai cumuli reggendo teli, polverosi fagotti con morti o sopravvissuti. Iniziano lunghe e dolorose giornate.

(Chiara Capoadonia, geologo)


[ Immagine: foto simbolica di autore incerto, dal web - Policy]

1 commenti

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  • 25 agosto 2016 20:53

    Gentile Signora, innanzitutto massima solidarietà e partecipazione a tutti i morti, feriti e chiunque abbia subito danni dal terremoto. Lo sa però quali sono le cose che mi fanno imbestialire? Innanzitutto la evidente imbecillità di alcuni cronisti squali che trincerandosi dietro il “famigerato” diritto di cronaca si aggirano come avvoltoi tra le macerie delle case facendo delle domande talmente idiote che verrebbe voglia di scannarli sul posto come capretti a pasqua. Oggi ne ho vista una che inseguiva un povero vigile del fuoco sporco di polvere, stanco, sudato, avvilito, facendogli delle domande talmente demenziali che quello alla fine si è incazzato rispondendo:”la prego non mi sento, mi lasci lavorare”! E quella di rimando: ” Anch’io sto lavorando!” Ma de che? Un altra demente forse fumata di brutto chiede ad una poveraccia scampata per miracolo: ” Ma cosa ha provato?! Ma per favore! Un altro voleva intervistare un signore sepolto sotto le macerie…….ma dico siamo impazziti? Poi, e concludo, una considerazione. Fermo restando che è giusto indagare come mai alcuni edifici moderni siano crollati (anche se pare che l’unico edificio relativamente nuovo crollato sia una scuola e un ospedale) il solito idiota ecologista dell’ultima ora urlava che la colpa di tutto è dello stato che non ha messo in sicurezza il territorio. Brutto idiota, ma come fai a mettere in sicurezza un borgo medievale del 400 dove le case sono tenute insieme da fango e acqua? Che fai grosso imbecille, abbatti i campanili del 600 e li ricostruisci in calcestruzzo elastico rinforzato? Cretino!

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