i fatti dopo il ragionamento

Tu chiamala, se vuoi, movida

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Il popolo della notte, il popolo del web e l'inspiegabile esigenza di etichettare tutto quello che ci passa per la testa. A cominciare dalle persone Movida | Blog diPalermo.it

Popolo della movida glielo dici a tua sorella. Superati i cinquanta si perde il contatto con la realtà, in buona fede, beninteso. Dilagano le forzature per cui si deve identificare un’intera generazione come popolo del web, popolo della notte e popolo della movida. E allora succede che nel macro insieme “popolo del web/movida” ci rientriamo io e il nerd, io e lo spaccino, io e il tossico, io e l’universitario, io e un tizio che sa mandare una mail o io e il tizio che ha solo più o meno la mia età.

Forse perché spesso i “grandi” sentono di doverci – a noi giovani – inquadrare e spostare come un blocco unico e individuare esigenze collettive, paure collettive e sogni collettivi. Da qui nascono domande sinistrissime come “ma voi cosa ne pensate di x?”. E succede che io e l’eventuale altro coetaneo, con il quale condivido pressoché nulla, ci guardiamo perplessi pensando “ma noi chi?”.

Ma i “grandi” non sono poi così grandi da scordare che una generazione condivide solo i problemi, quelli sì, generazionali causati dalle contingenze e non certo da divertimenti e passioni e meno che mai da idee. Il popolo della movida quale sarebbe? Quello che esce la sera o quello che va nello stesso posto? Esempio: a cavallo del Duemila il popolo della movida era quello che andava alla Cuba? E allora tutti gli altri loro coetanei che alla Cuba non ci andavano non erano parte del popolo della movida?

Il popolo della movida si sposta in blocco? Ci sono scissioni interne per cui si sono create tipo bande rivali? Immagino il popolo della movida dominante che si scontra con il popolo della movida ribelle sulla spiaggia di Mondello: fighetti contro radical, come le risse tra Mods e Rockers degli anni Sessanta. Che poi noi – popolo di ven-tren-quarantenni – ci dobbiamo anche sforzare di conoscerli i grandi che ci rimproverano se non abbiamo visto Amici Miei.

8 commenti

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  • 24 agosto 2016 10:52

    Ma chi accomuna a chi?? Ma i grandi chi?? Ma che articolo è? Si lamenta che non vuole essere accomunata ai nerd e agli spaccini e poi accomuna tutti gli over 40 come se pensassero alla stessa maniera ??ma perfavore!!

  • 24 agosto 2016 12:31

    Mi sfugge il senso di questo pezzo.. ma scrivere è obbligatorio ?

  • 24 agosto 2016 17:54

    Anch’io non ho capito niente. Qual è il messaggio?

  • 25 agosto 2016 10:13

    Il meraviglioso popolo del web.

  • 25 agosto 2016 14:53

    E l’ho detto a mia sorella, popolo della movida. Lei non se l’è presa. E mi ha pure spiegato che in questo popolo della movida c’è posto per tutti, giovani (sotto i 40) e ragazzi (dai 40 in su).
    Forse le cose stanno proprio così: escluso chi preferisce trascorrere in modo discreto la serata, certe notti rimangono in casa solo chi è agli arresti domiciliari, i ragazzini delle primarie, gli anziani intrasportabili o delegati alla cura dei figli dei figli impegnati, per l’appunto, in movida. Tutti gli altri partecipano al rito. Ma se a un ragazzo sessantenne non si addice lo scippo con fuga, un comportamento omertoso al pari di un ven-tren-quarantenne certamente sì.
    Allora, se non è l’età dei partecipanti ad indicare i potenziali protagonisti delle notti palermitane cos’è? È che ci sono palermitani e palermitani. Quelli ordinari (educati, ma non solo), e quelli extra ordinari (maleducati ma non solo). I quali ultimi immaginano “il fuori” passibile di qualunque scempio, e “l’altro” un potenziale, fastidioso ostacolo al proprio comodo scialo. E secondo i propri talenti, spaccino, scippatore e… vai, se la spassano.
    E dei palermitani educati non c’è notizia.

  • 25 agosto 2016 14:54

    il gabbiotto dell’amat non c’entra

  • 26 agosto 2016 02:26

    Mi associo ai commenti sul l’articolo : ??????????????

  • 26 agosto 2016 17:16

    sinceramente, ho dovuto leggerlo due volte per capire il fulcro del discorso. e non sono sicuro d’esserci riuscito.

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