i fatti dopo il ragionamento

E tu dimmi, sei fertile?

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La vergognosa campagna del ministero, l'intollerabile ingerenza sulle mie scelte di vita e di donna e una domanda: perché questo scempio con i miei soldi? Image.jpeg | Blog diPalermo.it

Generalmente gli indignati da tastiera e le sollevazioni del web li scanso come la peste. Per quel vecchio vizio di non uniformarmi al pensiero dei più. Oggi però questa storia del fertilityday, di una campagna promossa dal ministero della Salute sulla fertilità mi fa sinceramente girare le ovaie. Perché se ho 46 anni e non ho avuto un figlio saranno innanzitutto fatti miei. Sarà legato alle mie scelte di vita, giuste o sbagliate che siano state. Sarà legato alla fortuna (o meno) di avere incontrato il padre dei miei figli, perché sì sono all’antica e i figli per me li fanno ancora un padre e una madre che (almeno in quel momento) si amano.

Che “la bellezza non ha età ma la fertilità sì”, lo so da me, caro ministro. Lo sa perfettamente il mio orologio biologico che ticchetta peggio di una bomba ad orologeria. E no, la fertilità non è un bene comune, è mia. Al massimo della coppia, dove una coppia c’è.

Forse a chi al ministero ha pensato questa campagna (pagata con i soldi miei e di tutti) sfugge una cosa quando in un altro slogan dicono “Genitori giovani. Il miglior modo per essere creativi”: siamo il Paese europeo con uno dei più alti tassi di disoccupazione giovanile, forse sarebbe meglio invitare i giovani a usare il preservativo e a non a fare figli come conigli. Non almeno finché viviamo in un mondo che non dà opportunità vere ai giovani. Un Paese in cui un ministero mi continua a parlare di “politiche intersettoriali e interistituzionalità” invece di usare parole ben più concrete come asilo, welfare, lavoro. Perché è facile dire interistuzionalità (che il correttore di word sta impazzendo), nessuno ti chiederà mai il conto. Se dici lavoro, qualcuno prima o poi potrebbe anche incazzarsi.

E no, non me ne frega niente che sia una campagna maschilista. Non è nemmeno questo il punto. È una campagna che entra in una sfera privata e personale in cui non ci sono solo gli aspetti sanitari ma ci sono aspetti umani, personali, sociologici e responsabilità dello Stato. Che non si possono nascondere dicendo “prepara una culla per il tuo futuro”.

p.s. alle 16,22 il sito della campagna www.fertilityday2016.it non si apre, né arrivandoci dal sito del ministero, né attraverso Google. E non si apre per diverso tempo, non per pochi minuti. “Access denied”. Quando si apre c’è solo un cuore con uno spermatozoo che entra e una scritta sotto “Fertility day 22 settembre”. Almeno se spendete i miei soldi fatelo meglio.

5 commenti

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  • 01 settembre 2016 11:56

    Siamo nella follia. Una macchina del tempo deve averci riportati al 1930. Quando mio nonno fece 12 figli perché Mussolini dava soldi a ogni nuovo nato. Prima di cianciare di fertiità bisognerebbe fare una bella campagna di educazione civica e pedagogica, data la maturità di tanti genitori odierni che, superata la fegola del lieto evento, si ritrovano a scodellare la prole nelle case famiglia. In quanto incapaci di badare persino a se stessi. Sul fatto poi, che chi, come, quando e perché faccia (o non faccia) figli sono affaracci di ciascuno di noi. Non della ministra reduce dall’ortodontista.

  • 01 settembre 2016 16:48

    Non penso che il governo avesse bersagli specifici. Una campagna a limitare i danni di una totale assenza di progettazione sociale da parte di altri politici di un passato non troppo remoto. Non se la prenda, non era lei il bersaglio particolare. Io, d’altronde, non penso di avere fatto torto al governo però mi frantumano la pazienza urtando ogni corda sensibile possibile: sentirsi in colpa, sentirsi un quasi morto, essere sfruttato. Quello che succede ad un fumatore.
    Fuori argomento? Forse, però…
    A me dicono in ogni modo di non annientare me stesso. Ma io ho fatto una scelta consapevole e non capisco questo accanimento nei confronti di chi fuma. Si, è un suicidio.
    A lei fanno capire (timidamente visto che è l’inizio) che non avere figli è sbagliato. Anche lei ha fatto una scelta consapevole ed anche lei è colpevole, questo il senso del FertilityDay, di un crimine addirittura più grave del semplice suicidio: lei è colpevole di non favorire la continuazione naturale di un popolo.
    Io e lei, noi, Noi non siamo bersagli di qualcuno. Siamo solo piccole vittime di uno sviluppo sociale deviato, di una classe politica peggio che ignorante. Disinteressata. Buona solo a cogliere l’attimo.
    Smettere di fumare è un sogno che coltivo, mi immagino a correre al mattino e finalmente respirare bene. Me lo auguro!
    A lei auguro di immaginare una sua creatura di lacrime e ossa e ( gli uomini sono come sono, si) e realizzare la sua visione.
    Non per il governo solo per noi.

  • 01 settembre 2016 16:52

    certo…una scelta consapevole….però quando un fumatore si ammala, la comunità lo deve curare!

  • 04 settembre 2016 21:15

    Se il fumatore si ammala ha una malattia che solo parzialmente si può ricondurre al fumo, ma di malattia si tratta.
    Per me, fumatrice, ad oggi né lo Stato né le aziende per cui ho lavorato hanno pagato un granchè, anzi non hanno pagato quasi nulla e comunque meno rispetto ad un ipotetico soggetto medio non fumatore.
    Ma se l’infertilità viene considerata in ogni caso al pari di una malattia e in tale modo trattata occorre di conseguenza un ricorso ad una campagna informativa e di (ipocrita?) contrasto e il suo contenuto (i figli si fanno quando si è giovani) è come la scoperta dell’acqua calda.
    Se nelle “cure” dell’infertilità rientrano le varie forme di procreazione assistita sovvenzionata questa ha un costo sociale, ma che mantiene in piedi tutte una serie di strutture nonché la ricerca scientifica e dunque a qualcun (altro) serve.

  • 04 settembre 2016 22:01

    Scusa Nicola, mi sarò confuso e avrò incentrato la tua attenzione su qualcosa che non era. Scusa, non sono un professionista del settore.
    Il senso di colpa è il problema vero. Si, fumo, mi ammalo e la comunità mi deve curare, purtroppo è il mio turno. se la causa del mio malanno è qualcosa che lo stato mi chiede di non consumare e contemporaneamente la spaccia, beh, io sono, lo devo pensare in una società, in uno stato, che ha preso parti incerte posizioni ambigue, dice che ci avrebbe pensato lui. Un malato come tanti e come i tanti che io, da facente parte di una comunità, con tutte le tasse versate, ho contribuito a curare. Mi tocco le palle, uno scongiuro, ma sia in basso che in alto tutto il mio corpo ha dato e come è giusto dovrò avere.

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