i fatti dopo il ragionamento

Quell’inutile, finto stupore

di

Il nuovo pentito del Borgo Vecchio, un duplice omicidio di 14 anni fa, l'arroganza e la violenza che fingiamo di non vedere. Come se vivessimo a Zurigo Mafia | Blog diPalermo.it

Non so voi, ma io quando passo da Borgo Vecchio non ho mai la sensazione di essere a Zurigo e da sempre so che quella è una delle più fiorenti piazze di spaccio della città. Gente tranquilla, educata, ma in quella piazza – ricordo anche questo – quattordici anni fa due uomini furono ammazzati in pieno giorno come maiali, anche se con dei coltelli solitamente usati per tagliare il pesce. Sangue ovunque, urla strazianti, che nessuno a Borgo Vecchio ha però visto e sentito.

Ci sono testimoni di quel duplice omicidio che in tribunale hanno quasi negato di esistere. Uno si ricordava persino il panino che stava mangiando durante quel massacro – “un cartoccio” per l’esattezza – e con quale salsa (“salsa rosa, presidente”), ma ha giurato di non essersi accorto di nulla. Né coltelli, né sangue, né urla, né niente. L’omertà a Borgo Vecchio è così forte che dal 2002 ancora non è chiaro perché quei due uomini vennero assassinati e il processo è ancora in corso.

Mi domando: può essere mai che in un posto simile, quando davanti alla morte di due persone si sceglie il silenzio, un commerciante possa decidere invece di denunciare il pizzo? Può essere mai che proprio lì non ci siano mafiosi e che se qualcuno di loro decide di collaborare con la giustizia i suoi parenti lo accetteranno di buongrado? Mi chiedo ancora: ma Palermo non è forse un Borgo Vecchio espanso, una città in cui, a dispetto di poche storie di coraggio, continuano a prevalere proprio l’omertà, le collusioni e il pagamento del dazio a Cosa nostra? Alla commemorazione per i 25 anni dell’omicidio di Libero Grassi quanti palermitani c’erano, per dire?

Chi si stupisce perché a Borgo Vecchio (o in qualsiasi altro quartiere di questa città) si paga il pizzo e si sta in silenzio evidentemente ha perso il contatto con la realtà, un po’ come il tizio che quattordici anni fa mangiava il suo panino e non vedeva e sentiva nient’altro, neanche un duplice omicidio. Chi pretende con arroganza e violenza che in un contesto del genere un commerciante si alzi una mattina e vada a denunciare i suoi estorsori non si accorge che per spazzare via una certa subcultura non bastano purtroppo le manette. Solo chi pensa di essere a Zurigo e con la mafia non ha mai veramente avuto a che fare può raccontare che ribellarsi alla mafia è facile. Ma qui – ed è grottesco doverlo rimarcare – non siamo a Zurigo appunto.

2 commenti

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  • 08 settembre 2016 10:32

    Un commerciante da solo contro la mafia non ce la può fare. Ma da anni in città ci sono commercianti ed imprenditori che unendosi tra di loro ed aderendo ad addiopizzo sono riusciti a liberarsi dal pizzo.
    Intercettazioni e verbali di pentiti hanno rivelato che i mafiosi preferiscono evitare chi aderisce ad addiopizzo per non avere problemi. Lo stesso Tantillo ha detto che avvicinarsi allo chef Giunta era pericoloso dopo le sue denunce con il supporto delle associazioni antiracket.
    Vi ricordate il video della mandria di bufali che mette in fuga un branco di leoni?
    https://www.youtube.com/watch?v=jtuUr5-QTqc
    Ecco se i commercianti si ribellassero tutti insieme i mafiosi sarebbero costretti a sparire.
    Se non ora quando?

  • 08 settembre 2016 15:34

    Il Borgo, diventato Vecchio dopo l’edificazione di Borgo Nuovo, per chi ci abita è semplicemente il Borgo anzi ‘u Burgu, dove di domenica o di festa si poteva trovare ciò che in città altri negozi, obbligati da orari e regolamenti, non potevano offrire. Ma non era un mercato popolare come Ballarò o il Capo perché frequentato da quei palermitani, attratti dal fuori orario, che potevano spendere, e al Borgo li accontentavano anche in una quasi movida ante litteram nelle ore serali. E con qualche extra. Ma la deregulation sugli orari dei negozi in città e quel duplice omicidio davanti a decine di avventori e venditori in pieno giorno segnarono la fine di quel mercato, perché lo Stato, caduto dal pero, scoprì il quartiere e a quasi tutte le attività commerciali fu dato l’alt. Probabilmente alcuni commercianti erano a posto con il pizzo, ma non con le leggi. E anche se diversi punti vendita col tempo furono riaperti, niente fu come prima. Oggi rimane soprattutto una movida povera. All’apparenza, ma poi, chi sa?
    In sintesi, non ci rimane che riconoscere la nostra colpa. Perché o siamo abusivi o tolleriamo chi lo è. In concorso con lo Stato che non stronca sul nascere qualunque forma di abusivismo, farlo dopo serve a poco. Così nessuno vede, sente, o parla. Non denuncia e paga pizzo alla mafia.

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