i fatti dopo il ragionamento

Pensiero stupendo

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La depenalizzazione della masturbazione in pubblico e un'idea stupefacente: organizzare una protesta particolare, molto particolare, per fare arrivare gli autobus in orario. Posso contare su di voi? Maniaco.jpeg | Blog diPalermo.it

Oggi mi sono svegliato nella mia città d’adozione, Palermo, scoprendo la bizzarra notizia che masturbarsi in pubblico qui è ufficialmente depenalizzato. Sì, depenalizzato. E chi lo sapeva? La Corte Suprema italiana ha infatti accolto il ricorso di un uomo di 69 anni (69… ma certamente) – noto solo come Pietro L. – che ha messo in bella mostra il suo salame italiano a un gruppo di studenti di Catania e proceduto a debita manipolazione del suddetto.

Dopo aver letto questa sentenza storica mi è sovvenuta l’antica questione filosofica: “Utilizzerò ancora efficacemente il mio albero maestro in età pensionabile?”. È un pensiero inquietante, lo ammetto, ma tuttavia stranamente soddisfacente.

Ancora più allarmante, però, è la possibilità che dopo aver sentito questa notizia, un ex politico italiano di 79 anni possa ora prendere in considerazione il suo ritorno sulle scene, visto l’atteggiamento permissivo nel fargli sciorinare il proprio articolo per signora. Sì, perché Berlusconi può anche essere un fossile, ma starà sicuramente assaporando l’idea di tornare nel circuito e di suonare il suo flauto in pelle umana davanti ad un pubblico adorante di veline in estasi.

Prima di oggi, ho sempre considerato la pratica sul proprio strumento come una sorta di atto privato. Come la maggior parte degli uomini, io sono un grande fan dell’autoerotismo, ma il concetto di fare wrestling sul proprio drago davanti ad un pubblico mi lascia perplesso.

Detto ciò, questa sentenza si apre ad una pletora di opportunità. Potrei per esempio organizzare, a questo punto legalmente, una protesta di massa contro la mancanza di servizi pubblici a Palermo allestendo una sessione pubblica di pugnette. Una prospettiva forse strana, ma quale modo migliore per attirare l’attenzione dei media sulla necessità di un cambiamento? Sarebbe veramente gandhiano, migliaia di palermitani – uomini e donne – che si tolgono la biancheria intima per combattere l’ingiustizia sociale con l’amore e non con l’odio, al grido di “Fluidi, non armi”.

Ho già problemi ben documentati con il servizio di autobus di Palermo. Ora posso immaginare la scena mentre io e i miei compagni manifestanti combattiamo per la giusta causa, gli uomini con i propri serpenti dritti verso l’alto, tutti quanti intenti a cantare lo slogan “Se noi possiamo venire, perché non possono farlo gli autobus?”.

(testo tradotto da Monica Mosca)

5 commenti

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  • 19 settembre 2016 11:19

    “Se noi possiamo venire, perché non possono farlo gli autobus?”: la solita menata. Meglio “la munnizza che resta per strada si vede, un autobus che non passa no” (copyright Sandra Figliuolo).

  • 19 settembre 2016 15:17

    La traduttrice spieghi all’ardito autore anglosassone che in Sicilia l’atto è in genere associato alla più totale indifferenza nei confronti di ciò che ci accade intorno.

    Pertanto la protesta, ancorché depenalizzata (ohibò, che calembour che è venuto fuori), sarebbe probabilmente interpretata così: “Non arrivano gli autobus ? Francamente, me ne infischio”. Ma questo era Rhett, non Ashley

  • 19 settembre 2016 17:41

    beh, il compito della traduttrice (che poi sarei io) era quello di rendere la traduzione quanto più possibile fedele (e, credetemi, non è stato semplice) all’originale. Compito non semplice proprio perché in inglese c’è una varietà di espressioni per indicare l’atto che non trova alcuna corrispondenza con la nostra lingua. Ad ogni modo, Vitogol, hai perfettamente ragione. Trovo la tua osservazione puntuale ed opportuna e, poiché Ashley vive qui da appena due anni, gli farò presente questa sfumatura, grazie 😀

  • 20 settembre 2016 07:47

    Cara Monica, comprendo le difficoltà e apprezzo molto il risultato.

    Alcuni sono convinti che basti tradurre alla lettera un modo di dire per ottenere lo stesso significato. Ricordo ancora quando, alcuni anni fa, a un convegno internazionale un celebre luminare sfoggiando il suo inglese approssimativo disse: “I know my chichen”. Il brusio che si diffuse nell’aula fu la somma delle risate degli italiani e delle richieste di spiegazioni di tutti gli altri.

    Cheerio (non i pelati).

  • 20 settembre 2016 08:05

    Ovviamente è “chicken”. Ma quello lo pronunciò come “chichen”.

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