i fatti dopo il ragionamento

Quel gran genio del mio amico

di

La nostra sete di giustizia e l'irresistibile tentazione di cercare qualcuno che ci faccia saltare la fila. Ovvero, quando il nostro blasone da cittadini integerrimi va a farsi benedire 131221603 E20d2c47 C3cd 41b1 B516 6bd72befcc04 | Blog diPalermo.it

Dite la verità, vi è mai capitato di dover effettuare un esame specialistico o una visita specialistica con una certa urgenza? E ditemi, la prima cosa che avete pensato è stata quella di recarvi all’Asp a prenotarli o vi siete chiesti se per caso conoscevate qualcuno in grado di agevolarvi, un amico, un conoscente, un amico di amici? E se avete trovato un amico, avete profittato della favorevole circostanza?

Ancora: vi è mai capitato di andare in un ufficio pubblico, foss’anche per chiedere una semplice informazione, e di avere trovato una coda chilometrica? E di riconoscere, ed essere riconosciuti, dall’usciere, sì, magari un vecchio compagno non di classe, ma di scuola, il quale vi ha strizzato l’occhio e, in barba a tutte le code, vi ha anche soltanto indirizzato al posto giusto evitandovi una inutile perdita di tempo?

Volete che continui? Credo proprio di no. Perché altrimenti mi verrebbe da domandarvi se avete un amico meccanico o gommista, e se davanti al suo esercizio potete tranquillamente lasciare la vostra autovettura, in doppia fila, perché tanto se intralcia o arrivano i vigili lui ve la sposta, così non avete il problema di trovare parcheggio.

Vi confesso una cosa. Situazioni di questo tipo mi sono capitate un sacco di volte, e non ci ho pensato neppure per un attimo ad imboccare la scorciatoia. E mentre la imboccavo, riflettevo sul fatto che l’amico medico (o l’amico al quale avevo chiesto il favore), l’usciere dell’ufficio pubblico, il meccanico o il gommista, erano niente più che “il potente di turno” al quale mi ero rivolto per un aiuto che altri non potevano avere. E che avevo profittato di una sorta di rendita di posizione, in barba a tutte le regole di comportamento che rappresentavano la barra stabilizzatrice della mia esistenza di cittadino integerrimo, e che, talvolta, ostentavo come una sorta di blasone.

Forse esageravo, forse incorrevo in un vero e proprio deficit di indulgenza. In fondo, si trattava di peccatucci veniali. Peccato però che ripropongano, nel loro piccolo, lo stesso, identico, schema mentale e culturale di tutto ciò che mi fa inorridire ed indignare di fronte ai numerosi fatti di malgoverno, corruzione e quant’altro che la cronaca giornalistica mi consegna un giorno sì e l’altro pure.

Vi dirò di più: a pensarci bene anche la mafia ha il suo potente di turno, il reggente della famiglia, il dispensatore di favori. È esattamente su queste relazioni con la collettività, su questi rapporti criminali, talvolta solo vischiosi, che si regge e si alimenta il potere della mafia.

Ecco, forse anch’io, nel mio piccolo sono un mafioso. O forse è solo che mi sta scappando la frizione. Capita quando si ragiona. Si innesta una sorta di reazione nucleare, una progressione irrefrenabile che porta ad accostamenti apparentemente logici, ineccepibili. Si arriva a delle vere e proprie aberrazioni. Mi viene da pensare ad un libro di Giorgio Saviane: “Le molte giustizie”. Si narra di una coppia di coniugi che non tollerava il fatto che il portiere non li salutasse. Ne parlavano sempre in casa, ci ragionavano sempre sopra, al punto tale che un giorno il figlio sbottò dicendo “maledetto il giorno che avete comprato l’appartamento”.

A quel punto decisero di fare causa al condominio. Il fatto che il portiere non li salutava aveva ingenerato nel loro figlio il sospetto circa la precarietà della proprietà, portandolo inevitabilmente ad essere, un domani, elemento disgregatore della società, mentre loro lo avevano educato ben altrimenti. Chiesero il risarcimento dei danni. Annota Saviane: “Il diritto è come l’ossigeno, ma non si può respirarlo puro. Dapprima inebria, poi consuma”. Ecco, forse anche il ragionare, talvolta è come il diritto.

2 commenti

Lascia il tuo commento
  • 20 settembre 2016 10:22

    per una volta non sono d’accordo con te, Ennio!

  • 20 settembre 2016 10:54

    Summum ius summa iniuria. Ma non e’ il caso della Sicilia

Lascia un commento