i fatti dopo il ragionamento

Tutte le cazzate minuto per minuto

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I social a portata di qualunque cretino e le parole che perdono peso e importanza. E che vengono usate con violenza, come pietre. Preferibilmente per uccidere Socialnetworks | Blog diPalermo.it

È come se le parole non avessero più alcun peso. La virtualità dei social le rende così leggere e insignificanti che bisogna necessariamente rincarare la dose e finire per trasformare le meravigliose possibilità di dialogo offerte dalla rete in violenza e prevaricazione. Come se conoscere e capire non avesse ormai alcuna importanza e contasse – banalmente – solo avere ragione, urlare con la bava alla bocca per racimolare qualche miserabile like e far risalire le quote della propria autostima.

Basta avere un’opinione diversa per essere ricoperti di insulti e all’occorrenza bannati, basta una scelta di vita particolare condivisa in rete per finire davanti al tribunale dell’Inquisizione che ignora non solo le leggi, ma spesso proprio i fatti, e si permette di sancire dall’alto del proprio divano cosa si può fare e cosa no. È sufficiente così che una persona venga arrestata perché si invochi per lei la sedia elettrica o la castrazione chimica, perché ci si auguri il suo suicidio, come se la restrizione della libertà individuale non fosse già la condanna più grave per un essere umano.

Non basta, è troppo soft: per chi non pensa e approfitta ogni giorno delle libertà garantite dalla Costituzione, chi sbaglia, chi è diverso, deve semplicemente morire. D’altra parte se le parole non hanno peso, la vita finisce per non avere alcun valore. Poi succede che una donna si uccide perché non regge gli insulti pesantissimi che i social le hanno dedicato, non regge il fango che perfetti sconosciuti le hanno gettato addosso per un video porno che in precedenza avevano però guardato con morboso interesse, ed ecco che parte il mea culpa collettivo con grosse lacrime di coccodrillo.

Ecco che ci s’indigna contro lo sport che si è praticato fino a poche ore prima: giudicare, mettere alla gogna, aggredire senza neppure capire di cosa si parla. Se il dialogo è diventato roba da poveracci (perché perdere tempo a riflettere? È molto più semplice credere di sapere già tutto) non serve neppure più alcuna forma di mediazione. Un dato che emerge chiaramente in campo politico dove il grillismo riscuote sempre maggiori consensi.

Si accede alla rete e, anche senza avere alcuna competenza, si può decidere delle sorti del Paese, esattamente come si è stabilito se Tiziana Cantone era una “troia e se l’è cercata” o meno. Si semplifica tutto: ciò che è grillino è buono, giusto e onesto, tutto il resto ruba, mente, ha interessi sporchi, è vecchio, puzza; allo stesso modo tutto ciò che non funziona è determinato da poteri oscuri (e forti), da complotti non meglio definiti, e si finisce per vedere misteriose e imperialiste scie chimiche dove è soltanto passato un aereo.

Allo stesso modo la mediazione, e con essa le competenze altrui, vengono rifiutate anche per questioni attinenti alla salute: perché dar retta ai medici (che fanno solo gli interessi delle case farmaceutiche)? Meglio curare un tumore con una tisana alle ortiche. E poi morire. Vale lo stesso, ed altrettanto drammaticamente, con l’informazione: perché dar retta a un giornalista (che fa solo gli interessi del suo editore e dei poteri forti)? Meglio documentarsi attraverso blog e siti fuori dal “sistema”. E poi credere a cazzate colossali come l’arresto di Mario Monti, la reintroduzione della pena di morte in Italia dal 2017 e la scoperta del tunnel sotterraneo che unisce la Calabria e la Sicilia. O che si farà il Ponte.

Non basta dunque la critica, urlata, spesso fondata su conoscenze più che approssimative e accompagnata da arroganza e presunzione. Per cambiare realmente serve invece il senso critico, che è cosa ben diversa, servono l’umiltà e il rispetto, lo sforzo di articolare un ragionamento. Le parole non sono aria, ma pietre. Hanno un peso e se scagliate a casaccio, possono anche uccidere. Persone, istituzioni e, temo in questo momento, anche la democrazia.

11 commenti

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  • 03 ottobre 2016 16:00

    HO SEMPRE PENSATO CHE LA COLPA FOSSE DALLA MANCANZA DI CULTURA, E INVECE QUELLO CHE HA DESCRITTO SANDRA FIGLIUOLO, APPARTIENE ANCHE E SOPRATUTTO A CHI DOVREBBE AVERLA, VISTO CHE PARECCHI, SOLO PER FARE UN ESEMPIO, PERSONAGGI DEL MOVIMENTO 5 STELLE E’ LAUREATA. RITENGO CHE SIA LA MANCANZA DI VALORI MORALI E RELIGIOSI CHE ALIMENTA I BALORDI.

  • 03 ottobre 2016 16:20

    C’è troppa leggerezza e incoscienza nell’uso delle parole. Troppa approssimazione, nel credere senza verificare, nel dare giudizi, nel giudicare, nel dire cazzate. E c’è troppo astio verso chi la pensa diversamente, ritenendosi possessori del verbo. E tutto questo non funziona, è segno del deterioramento umano che avanza sempre più.

  • 03 ottobre 2016 17:07

    Brava!

  • 03 ottobre 2016 17:56

    È la gogna del web. È andata oltre ogni limite. E noi gionalisti continuiamo a perseverare la cosiddetta presunzione d’innocenza. Quando nel frattempo già le persone hanno espresso il loro giudizio a morte prima del giudice. L’Italia è una brutto posto per continuare a illudersi che c’è libertà di parola o di espressione. Dietro a pseudonimi la gente dal PC o dallo smartphone denuncia, condanna e uccide se non fisicamente, moralmente. E noi informiamo dittatori. Ci vediamo le loro dirette streaming. E prima o poi ci cancelleranno dal loro “sistema dell’informazione”. Se loro stessi non si danno una regolata e se qualcuno non li convince che imbavagliare la stampa è veramente un’involuzione. Staremo a vedere !

  • 03 ottobre 2016 22:17

    Mi piace moltissimo, in generale, l’autrice…. Ma quando proprio non si ha un pezzo…. non si ha….

  • 03 ottobre 2016 22:26

    L’importante non è capire, ma dimostrare che a lui non gliela fanno: questo spiega il linguaggio dei social dopo decenni di talk show in cui gli appartenenti al mondo della politica, dell’economia, del sindacato, della magistratura se le sono date metaforicamente, ma non solo, di santa ragione. E il famigerato concetto di casta ha trasformato i frequentatori di social in giustizieri di tutte le élite.
    Ecco perché i giornalisti non debbono sentirsi obbligati a inseguire umori e prevedibili passioni che aleggiano su internet. I media più di ieri hanno il dovere di dare un’informazione più completa, più originale, frutto di “proprie indagini”, punti di vista e riflessioni.

  • 04 ottobre 2016 07:23

    Giustissimo appunto quello della bravissima Sandra Figliuolo però in tempi non troppo recenti gli arroganti e presuntuosi sono stati soltanto “i titolati” dell’informazione, gli strapagati conduttori e ospiti di ben noti talk show….. i frequentatori di internet e dei social ora hanno l’occasione di dire la loro……le parole sono come macigni e se scagliate a casaccio possono anche uccidere?…..molti di questi “frequentatori di internet” criticatissimi “cretini” per anni hanno solo subito e spesso ne sono state le vittime…..sbattuti nelle prime pagine dei giornali e indicati come mostri…..magari successivamente assolti o addirittura prosciolti….non vi erano ancora i “social” quando alcuni magistrati, un gruppo di mascalzoni pentiti e tanti giornalisti hanno messo alla “gogna” Enzo Tortora? con le loro accuse e i loro “articoli” hanno fatto suicidare più di un imputato della famosa inchiesta su “tangentopoli”? ….non parliamo poi di critiche urlate basate su conoscenze approssimative perchè questo mi fa tornare indietro nel tempo…..mi fa rivedere le drammatiche immagini di quella folla inferocita che giornalmente stazionava attorno al palazzo di giustizia di Milano….tutti li per acclamare il Pm Tonino Di Pietro….il “giustiziere” lo “sfasciatore” che al culmine della follia poi ha visto la famosa “tirata” di monetine contro l’allora Presidente del Consiglio Bettino Craxi….altro che “grillini” altro che “cretini”

  • 04 ottobre 2016 08:16

    Riflessione ineccepibile. Aggiungo quel che reputo i due mali “magni” di questo giovane secolo: il narcisismo e il cretinismo. Con tutti i corollari che questi comportano: ignoranza, presunzione, violenza e… chi più ne ha più ne metta.

  • 04 ottobre 2016 10:06

    la storia ci insegna che ogni secolo ha sempre un periodo più o meno breve nel quale la “massa” che non legge, che non sa ma crede di sapere, va al governo per distruggere tutto l’esistente nella speranza di cambiare la propria condizione nella loro certezza che tutti i mali vengano dalla classe politica che sino ad ora l’aveva governata.

    la stessa storia ci insegna comunque che non è proprio così anzi non lo è per nulla.

    io che sono soltanto un lettore che vuole esprimere la sua posizione nella assoluta convinzione che non ha, come spesso si dice valore di Vangelo ma un punto di vista , assolutamente parziale che mi piace confrontare con altri punti di vista anche per cambiare , se convinto, il mio.
    aborrisco però quelli che “tutto fa schifo”, “tutto è da cambiare” , atteggiamenti da rivoluzione francese, da ghigliottina , di una cosa però sono serto “nelle istituzioni il ricambio periodico ci vuole
    e solo per tornare a fatti di attualità, io non ho difficoltà a dire che voterò no al referendum sulla costituzione, all’interno della rivoluzionaria riforma non vi è per me un fatto assolutamente primario se si vuole veramente provare a cambiare le cose :
    il limite dei mandati nelle cose pubbliche dovrebbe per me essere limitato a soli due mandati in ogni consesso sia esso comunale, che regionale che nazionale , invece si continuano a immaginare i senatori a vita………….

  • 04 ottobre 2016 12:09

    Riforma della giustizia. Drastico taglio degli stipendi dei parlamentari… Riforma (sensata) dell’istruzione. Mandati non a termine, ma a terminissimo. Ce ne sarebbero di cose da cambiare con un referendum… Io voterei “sì” solo per il nichilismo e “l’animus necandi” che ormai mi pervade (e me ne vergogno). Se dobbiamo andare a sbattere (e sbatteremo) che accada presto, una doccia scozzese come in questo paese non c’è mai stata dai tempi infami del regime. Accussì ‘u babbiu a una poco di “uomini qualunque” ci passa, e forse prenderanno contatto con la realtà. Altro che guinzagli ai giornalisti… O ponti di Messina.

  • 04 ottobre 2016 13:57

    È un peccato che 20 e piu anni fa non ci fosse internet, ma ho l’impressione che gli utenti si sarebbero scagliati con lo stile che li contraddistingue su Tortora, i tangentisti, Bettino e avrebbero acclamato Tonino. Soprattutto i grillini.

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