i fatti dopo il ragionamento

C’era un palermitano in ospedale

di

L'angosciante spettacolo di intere famiglie in corsia per far visita ai pazienti, tra palloncini colorati, bambini vocianti e ricchi vassoi di dolci. Perché il folklore, da queste parti, non ha pietà per niente e nessuno Villa Sofia Fantasy | Blog diPalermo.it

Una volta erano i centri commerciali, ma vuoi mettere il fascino di una corsia d’ospedale per trascorrere un meraviglioso pomeriggio in compagnia di mogli e figli? Gli ospedali. Ma come avevo fatto a non pensarci prima. Li ho visti, in questi quindici giorni, aspettare l’orario di visita come il velocista aspetta lo sparo dello starter per lanciarsi lungo i corridoi a passo svelto, alla bramosa ricerca della stanza del malato di competenza. Tutti insieme appassionatamente, mariti, mogli, zii, nonni, nipoti e una miriade di bambini, sorridenti e inspiegabilmente di buonumore, chi con in mano colorati palloncini, chi il vassoio di dolci d’ordinanza, perché qui da noi i dolci alla ricotta vanno bene su tutto, anche sul paziente col respiratore e la flebo attaccata in attesa dell’estrema unzione.

L’ospedale come l’aeroporto, dove sciami di familiari famelici aspettano l’uscita dei passeggeri a un metro dalla porta scorrevole, un muro umano alla ricerca di qualcosa da fare per spezzare la monotonia di giornate sempre uguali. L’ospedale per il palermitano è l’occasione per simpatici happening, un luogo di incontro forse più degli ormai abusati centri commerciali. Un luogo di dolore, di silenzio, e per chi ci crede di preghiera, che diventa un luogo di vociante aggregazione, come essere al giardino o allo zoo, solo che al posto dei leoni in gabbia ci sono ammalati che aspirerebbero a un po’ di discrezione o almeno al diritto di non avere tra i piedi bambini festanti e genitori in canottiera e infradito che ignorano questa stranissima regola base secondo cui l’ospedale non è lo stadio, ma uno di quei particolarissimi luoghi in cui la caciara cialtronesca del subpalermitano dovrebbe far posto alla discrezione, al silenzio, al rispetto di sé e degli altri. Per tutto il resto, come si dice, resta pur sempre l’aeroporto.

4 commenti

Lascia il tuo commento
  • 11 ottobre 2016 13:09

    Palermo!!! Come si fa a non amarla? ???

  • 11 ottobre 2016 17:21

    Articolo straordinariamente vero… Complimenti a Francesco Massaro.

  • 11 ottobre 2016 17:53

    Ma come funziona ? Mi collego per rilassarmi un po’ dopo un giorno di duro lavoro e mi ricacciate nel mio quotidiano ? E’ difficile far capire al panormosauro che non è salutare portare un bambino piccolo in reparti popolati da germi ospedalieri. Il battibecco quotidiano si conclude con la consueta formula: “E chi fazzu ? ‘U lassu ‘a casa ? U picciriddu chianci ca’ voli viriri u’ nonnò. Amunì, chi ‘cci fa cincu minuti”.
    .
    Grazie comunque

  • 11 ottobre 2016 20:13

    Bestie!

Lascia un commento