i fatti dopo il ragionamento

Buongiorno, dovrei abortire

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Una donna, la drammatica scelta di interrompere la gravidanza, il mondo dei medici obiettori di coscienza e quella lista d'attesa che fa a pugni coi diritti, giusti o sbagliati che siano, di tutti noi Medico | Blog diPalermo.it

– Buongiorno, dovrei fare un’interruzione volontaria di gravidanza.

– Ha prenotato? Devo metterla in lista d’attesa. La prima data disponibile per il ricovero è il 14 ottobre.

– Ma oggi è il 5 settembre…

– Lo so, abbiamo tempi lunghi. Pochi medici, molti obiettori. Mi dispiace, ma se vuole può rivolgersi ad un’altra struttura.

Un’altra struttura. E dove la trova un’altra struttura una donna che ha deciso, per mille insindacabili ragioni, di abortire? C’è la ragazzina di 16 anni, accompagnata dalla madre. C’è la donna extracomunitaria che non sa dove andare. C’è chi ha una malattia e non può portare avanti la gravidanza. C’è chi è da sola, c’è chi piange, c’è chi sta lì e aspetta il suo turno, guardando sempre per terra. E nel frattempo, quasi ti pestano i piedi con le ruote delle culle piene di neonati che passano nei corridoi, mentre tu vorresti morire.

Ho visto donne con la faccia tra le mani, pallide e stravolte, con il Beta Hcg a palla, aggrappate al cesso a vomitare, aspettando una fine che arrivasse il più in fretta possibile. Giusto o sbagliato, condivisibile o no, una donna che ha deciso di interrompere la gravidanza è quasi sempre una donna che ne ha già abbastanza, è una donna che non ha scelta. Tutto ciò che vuole, a quel punto, è solo farla finita. E invece ti capita l’obiettore di coscienza. Ed è il secondo bel problema, dopo quello di decidere di abortire.

Un obiettore di coscienza ha la possibilità di rifiutare di ottemperare al suo dovere, perché quel dovere è contrario alle sue convinzioni etiche, morali o religiose. Un concetto che fa un po’ a cazzotti con la professione di medico, fondata sul senso del dovere. Tuttavia gli obiettori di coscienza esistono e sono tantissimi. E il problema c’è.

E’ questo il tema. Qualunque sia la verità sul caso della mamma di Catania e dei suoi due gemelli, il tema è quello dei medici obiettori. Certamente non quello dell’aborto, su cui ognuno la pensi come vuole. Io vorrei soltanto essere sicura che negli ospedali ci sia sempre almeno un medico pronto ad intervenire in caso di aborto. Volontario e non. Come sono sicura che non troverei mai un chirurgo che non opera perché ha paura del sangue.

2 commenti

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  • 22 ottobre 2016 13:36

    Un articolo scritto davvero bene, che fa pensare e dovrebbe far riflettere più che i medici le istituzioni, affinché per usare le tue parole “”negli ospedali ci sia sempre almeno un medicola pronto ad intervenire”.

  • 23 ottobre 2016 22:13

    Non dimenticando che solo uno Stato laico e democratico può assicurare libertà di culto e che l’obiezione di coscienza rientra nel sistema democratico, ciò che veramente non funziona è il riconoscimento del diritto del malato tutte le volte che in una struttura pubblica di ostetricia e ginecologia non è presente almeno un medico non obiettore. Perché se uno Stato ammette l’interruzione volontaria della gravidanza e al pari l’obiezione di coscienza del medico, deve garantire la doppia presenza di ginecologi se uno dei due è un obiettore.

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