i fatti dopo il ragionamento

Fra la via Oreto e il West

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Gli effetti della Ztl sull'elezione di Trump e il Nord Dakota nuovo e inaspettato argomento di discussione del signor Tanino. Eccovi le presidenziali Usa in salsa palermitana Zamparini Trump | Blog diPalermo.it

Ammetto, non ho ben capito chi tra Trump e Clinton abbia alla fine vinto in corso dei Mille. Di certo l’affluenza deve essere stata alta, più di quella registrata in molti stati Usa e certamente molto di più di quella ultimamente raggiunta per le consultazioni referendarie, nazionali e amministrative. Forse saranno i consueti ritardi della macchina elettorale siciliana nota per la lentezza alle volte esasperante, chissà. Sarà per la consueta capacità palermitana di assimilare e tradurre lingue, ricette e popoli, a Palermo si è pensato bene di tradurre ed elaborare le presidenziali Usa in qualcosa di tipicamente autoctono. Una sorta di cassata elettorale.

E non tanto nei normali e fisiologici commenti, ché da anni oramai l’impatto della politica Usa coinvolge direttamente tutto il globo, Palermo compresa. No, parliamo del provincialismo che affronta un cambio netto – se epocale lo vedremo tra qualche mese – negli equilibri politici globali con le categorie della riunione di condominio. Lite compresa.

Una vera ansia da prestazione ha quindi spinto anche amministratori locali, consiglieri comunali e di circoscrizione e deputati regionali a fornirci fondamentali chiavi di lettura. Tutti appassionati alla traduzione in dialetto di quanto avvenuto oltreoceano. Certo per molti deputati regionali la noia deve essere molta, anche a giudicare dai tempi passati in aula o commissione. In qualche modo va ingannata. E l’analisi del voto nel Nord Dakota è certo argomento più stimolante rispetto alla cronica emergenza rifiuti nell’isola. E poi certo tra la via Emilia (quella nostrana) e il West c’è meno distanza di quanto si possa immaginare.

Ma, come dicevamo, per lo stesso effetto che porta il palermitano a pensare tutto in rapporto alla propria città, anche le presidenziali americane diventano un piccolo fatto rispetto alle quotidiane polemiche di quartiere. Ecco che Trump diventa l’eroe della famiglia tradizionale contro i disvalori delle lobby gay, lobby rappresentate da Tanino e Giacomino che oggi possono unirsi civilmente in municipio. O, ancora, l’intrepido costruttore di muri antimigranti a cui ispirarsi, deduco per costruire barriere in muratura e galleggianti poco a sud di Lampedusa.

Ma gli effetti, alle volte comici, delle elezioni made in Usa hanno onde lunghe. Dovrebbero portare alle dimissioni di Orlando e del sindaco di Siracusa. E credo anche del sindaco di Roccapinnuzza. Almeno così sembrerebbe leggendo qua e là qualche dichiarazione o commento. Oppure dovrebbero essere di insegnamento e farci finalmente superare questa vecchia tradizione del suffragio universale. Ed effettivamente questa cosa che tutti possano votare – anche il vicino di casa che fa le puzzette in ascensore, quello che posteggia nel pio posto auto e addirittura quello che non ha mai letto la raccolta di poesie lapponi in lingua originale – è difficile da mandare giù per quel 10% scarso di palermitani che vive sull’asse di via Libertà. Che vivendo vicino alla statua della libertà dovranno pur sentirsi coinvolti da quanto succede a New York.

Ed eccoli allora, tutti e tutte, appassionati alle sorti della più grande democrazia dell’occidente. Entusiastici del trumpismo e apocalittici che stanno spolverando le mensole del rifugio antiatomico anni ’60. E ingenui gli analisti a discutere del midwest, degli effetti dell’Obama care, della crisi delle aree industriali, delle mail della Clinton. Il vero fattore deve essere stata qualche Ztl approvata dai democratici.

Ps. intanto l’assessorato regionale competente ha diramato i dati di corso dei Mille, sembra abbia vinto un certo Reagan.


[ Immagine: fotomontaggio originale di diPalermo - Policy]

1 commenti

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  • 11 novembre 2016 22:44

    L’assessorato ha specificato che per la vittoria sono stati determinanti i voti del suo quartiere, Passo di Reagan(o)

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