i fatti dopo il ragionamento

Lucia, che non si è mai arresa

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La mia amicizia con la donna sfregiata con l'acido dal suo ex, la sua forza, la sua battaglia per se stessa e per tutte quelle come noi. Anche se non lo sappiamo Lucia Annibali | Blog diPalermo.it

Lucia Annibali è uno scricciolo di donna, piccola, minuta, delicata, ma con una forza fuori dal comune. Tre anni e mezzo fa, in un agguato ordito dal suo ex fidanzato, la sua vita cambiò per sempre. Il suo volto, bellissimo, venne sfregiato dall’acido. Ma lei non si è mai persa d’animo. Anzi, al contrario, ha combattuto dal primo istante, e continua a farlo anche oggi, dopo ben diciotto operazioni, tutte dolorosissime.

Ci siamo conosciute due anni fa, a Palermo, quando presentai il suo bel libro “Io ci sono, la mia storia di non amore”, scritto con la giornalista Giusi Fasano. Dal primo momento è scattata tra noi una forte empatia. No, non parliamo spesso di quello che le è successo. Parliamo di altro, anche di cose futili. Di moda, ad esempio, di scarpe, di borse. Dei suoi articoli su Io donna. Insomma, Lucia è una donna come tante. Ma con una marcia in più. Non ha permesso che quel mostro che le ha rubato per sempre il viso di prima le distruggesse anche la vita. E oggi dice che quell’aggressione l’ha cambiata, è vero, ma in meglio. E ne è davvero convinta. “O ripartivo o morivo – dice – Paradossalmente l’aggressione è stata una sorta di illuminazione. È stato il momento in cui ho preso per mano la mia vita. E io ho deciso di proiettarmi verso la vita”.

Ci siamo riviste lunedì, con Lucia, alla Camera dei deputati, quando ha presentato l’anteprima della fiction “Io ci sono”, andata in onda martedì sera su Rai1. Giusi Fasano e Lucia volevano che ci fossi anch’io. C’erano i suoi genitori, le sue zie, le sue amiche. E io sono andata. Lei, come sempre, elegantissima, bella, discreta, timida. Non le piace essere al centro dell’attenzione. E anche lunedì si sentiva un po’ in imbarazzo, seduta tra la ministra Maria Elena Boschi, la presidente della Camera Laura Boldrini, il direttore generale della Rai Antonio Campo Dall’Orto.

“Spero che il mio sacrificio possa servire a tante persone”, ha detto con un filo di voce. Alla fine della presentazione mi ha chiamata in disparte per presentarmi il chirurgo che l’ha seguita, passo dopo passo, nella sua lunga e travagliata via crucis. Come un padre che segue, con affetto, il percorso di vita della figlia. Il suo percorso sono state diciotto operazioni subite in tre anni, diciotto anestesie totali. Sono tante, tantissime. E ogni volta il dolore fisico è insopportabile. Ma lei supera ogni volta questa prova. L’ennesima. Non ricordo un solo messaggio, dopo un nuovo intervento, in cui è scoraggiata. Mi scrive sempre “ce la farò”, “ora andrà meglio”, e io mi chiedo dove trovi questa forza. E non so darmi una risposta. Perché una risposta non c’è.

Una volta mi volle far vedere le fotografie di una delle sue ultime operazioni. Il viso devastato. Gonfio. Con enormi cicatrici, rosso fuoco. Ma lei continua imperterrita, perché vuole migliorare il suo viso. E mi dice: “Il mio viso di oggi mi piace, certo, so che non è perfetto. Ma è il mio viso. E dietro ci sono mille sacrifici, tanti dolori, tanta sofferenza. E io sono felice di essere ciò che sono. E noi siamo felici che tu ci sia, Lucia. E siamo fieri di te, della tua forza, della tua luce. Della tua bellezza. E – chiedo scusa in anticipo a chi mi accuserà di fare retorica – lo grido a gran voce: “Lucia, sei un esempio per tante donne”.

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