i fatti dopo il ragionamento

Per tutti era mastro Nardo

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Una piccola strada nel centro storico e quell'artigiano, buono e gentile, che ha segnato la vita di un quartiere e che, con la sua morte, ha chiuso un'epoca Ballaro | Blog diPalermo.it

Esistono persone che sono soprattutto simboli. Mastro Nardo era una di queste persone. Era il simbolo di un quartiere, l’Albergheria, e di un mondo che è andato via molto tempo fa, anche se lui non lo sapeva e continuava a fare quello che aveva sempre fatto fin da bambino. Mastro Nardo aveva una bottega in via Porta di Castro. Faceva chiavi antiche, quelle dei vecchi portoni, dei palazzi nobiliari, belle, lunghe, intarsiate, era un artigiano che trascorreva le giornate al tornio, col martello e gli occhiali inforcati sopra al naso.

La sua vita è sempre stata in quell’antro un po’ magico e un po’ spettrale che i turisti si fermavano rapiti a guardare e a fotografare. Mastro Nardo era merce rara, un uomo affabile e silenzioso, il mezzo sorriso con cui ti augurava buona giornata e la Punto bianca da lucidare la domenica mattina, quando non lavorava ma veniva lo stesso in via Castro in giacca e cravatta a parlare con gli amici di sempre, quelli con cui era cresciuto in questo angolo di Palermo da cui la città sembra un puntino lontano e anche inutile.

Mastro Nardo se n’è andato all’improvviso, dopo un paio di giorni in rianimazione, e quella strada, e perdonatemi la retorica, è sembrata improvvisamente svuotata di senso, come mi diceva ieri con gli occhi lucidi Gaetano, il meccanico che ha la bottega a fianco. Quel portone chiuso, i fiori lasciati lì da chi l’aveva conosciuto e gli voleva bene e un pezzo di strada che se ne va. Si dice che è la vita, va bene, ma fa male lo stesso.

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