i fatti dopo il ragionamento

Lo sentite quest’urlo?

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La foto della ragazza di fronte allo schieramento di carabinieri e il sogno di un mondo diverso. Senza puzza sotto il naso. Col furore che molti di voi non hanno più Image.jpeg | Blog diPalermo.it

Si sente l’urlo, la rabbia. È una fotografia quella di Grazia Bucca, ma è così carica di significato da trasmettere anche dei suoni. La ragazza, con la forza dei suoi sogni, col desiderio di non arrendersi a un mondo che non le offre nulla, sfida gli agenti in divisa che sembrano pietrificati. Urla contro un muro di gomma, ma con la voce riesce a superare l’armata immobile – si vede, si sente – perché non è quello il suo reale obiettivo: lei vuole arrivare oltre, a quelli che i carabinieri difendono, ai potenti, a chi comanda, a chi ha stabilito che le regole sono queste e basta.

La ragazza non si limita a lamentarsi, come chi la critica seduto sul suo divano, ma agisce. Prova a mettere in discussione ciò che la limita, convinta che con la tenacia, le idee, il coraggio, il mondo si possa anche cambiare. Perché questo – a dispetto di ciò che si pensa in certi salotti dove non si pagano le tasse, ma ci si erge a difensori della patria – non è certamente il migliore dei mondi possibili.

Non mi hanno mai particolarmente convinta i cortei degli studenti, quelli che vengono stranamente organizzati sempre di venerdì. Spesso, passando accanto a questi ragazzi, ho avuto l’impressione che fossero in realtà un gregge molto mansueto, al quale, al di là delle apparenze, degli insulti a polizia e carabinieri, degli spintoni, degli striscioni – della “schiumazza” – mancasse la cultura e la consapevolezza adatte per smantellare il sistema che dicono di contestare.

Davanti alla foto della “mocciosetta” – com’è stata definita con disprezzo su questo blog – ho pensato invece a quanta potenza ci possa essere in loro. A volte incanalata male, ma pure sempre un simbolo di vitalità, dell’evoluzione che passa necessariamente attraverso la critica di ciò che ci circonda. Qualcosa di certamente migliore rispetto allo stare a guardare con la puzza sotto il naso, ad aspettare, a brontolare, a rassegnarsi, a non pensare per non dover ammettere quante volte si è sbagliato, a quando si è detto sì ma si pensava no, a quando – per comodo – certi ideali sono stati bollati come “furore giovanile” e “illusioni” tanto per poter giustificare compromessi inaccettabili e viltà, a quando per quieto vivere si è girata la faccia dall’altra parte.

La ragazza che urla ne ha peraltro tutti i motivi: sta crescendo in un Paese in cui nella migliore delle ipotesi – sempre che non sia figlia o amica di qualcuno che conta nei salotti – finirà gli studi e non troverà un lavoro degno di questo nome, nonostante le sue capacità, si arrabatterà – se sarà fortunata – tra voucher e contratti a termine di pochi mesi, sarà scavalcata dall’ultimo arrivato, sarà sempre ricattabile e molto probabilmente anche povera.

Ecco, c’è da sperare che urli ancora tanto questa ragazza, che faccia saltare i timpani a tutti quelli che l’hanno marchiata come “mocciosetta” e che di fatto si sono schierati a difesa di una società basata su slogan, diseguaglianze e clientele. Che lei ha il coraggio di contestare e di cui loro invece hanno saputo solo accontentarsi.


[ Immagine: Foto di Grazia Bucca per Repubblica - Policy]

12 commenti

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  • 04 dicembre 2016 11:14

    Questo post – redatto col furore stilistico che contraddistingue da un po’ molte delle tue riflessioni, secondo me, a danno della lucidità e dell’analisi – è intriso di una retorica che non condivido e che considero semplificata rispetto alla realtà. Se la giochiamo sul piano dei simboli, non c’è partito. La pasionaria, l’urlo, la protesta, etc etc. Ma qui c’è soltanto una ragazzina che non conosce i meccanismi della democrazia, che non sa la differenza tra una piazza italiana e piazza Tien an Men, che è convinta di rappresentare dei contenuti, ma rappresenta solo una forma senza contenuto, nella genericità di un urlo. La democrazia è fatta di costruzioni, ragionamenti, idee. Qui non c’è niente di tutto questo.

  • 04 dicembre 2016 11:35

    Condivido molto di più l’altro pezzo, quello che definiva la ragazzina “Mocciosetta”.
    E penso che così la pensi la maggioranza dei lettori, giornalista a parte…la quale evidentemente non ha capito la soave ironia di quanto scritto da Franco Cascio
    Capita

  • 04 dicembre 2016 13:29

    Pinuccia, io la “soave ironia d quanto scritto dai Franco Cascio” non l’ho capìta. Ed apprezzo e condivido decisamente il pezzo di Sandra Figliuolo.

  • 04 dicembre 2016 13:45

    Io invece condivido quello che ha scritto Sandra. Quella ragazzina urla perche’ non accetta le cose come sono e la preferisco al sorrisino irridente dell’adulto. Certo, non ci si puo’ limitare a urlare da soli, la voglia di cambiamento va organizzato e deve trasfirmarsi in proposta. A questo servono i tanto vituperati partiti. In ogni caso, mi piace la ragazzina, mentre – per dirla con Gramsci – odio gli indifferenti

  • 04 dicembre 2016 14:25

    E’ triste il tentativo di delegittimare le ragioni di protesta dei ragazzi. L’articolo rende giustizia ad una generazione sottovalutata da chi neanche si ricorda più cosa significa lottare per i propri ideali, per un mondo migliore. Da chi è troppo ‘occupato’ pure per provare a conoscerli. Da chi dimentica che è grazie alle proteste di ragazzi come loro che oggi godiamo di tanti diritti. Brava Sandra

  • 04 dicembre 2016 18:13

    Democrazia SI……. Disperazione NO………

  • 04 dicembre 2016 21:26

    un urlo contro l’omologazione, contro l’assuefazione e la rassegnazione.
    un urlo non ancora di disperazione, ma verosimilmente di voglia di partecipare
    un urlo che tenta di superare l’indisponibilità all’ascolto da parte dei potenti e dei cortigiani che temono di perdere quel privilegio mai definitivo di frequentare quel salotto (oggi cerchio magico) che è garanzia per loro stessi e per la figliolanza silente.
    e che ben venga e si diffonda fino a diventare una melodia.
    Perché se sei sola urlo, se siamo in tanti possiamo scegliere di cantare insieme!

  • 04 dicembre 2016 22:47

    In nessun caso chi protesta andrebbe liquidato come mocciosetto. La ragazza è una cittadina che ha il diritto di protestare come sancito dalle nostre leggi. Merita rispetto soprattutto perché, in un momento in cui lamentiamo la mancanza di partecipazione dei più giovani, dimostra che qualche speranza ancora c’è. Mi piacerebbe vedere molti più mocciosetti del genere, tanti da non fare più notizia.
    PS. Quale era la necessità di fare il cordone di sicurezza? Si parlava di opinioni e referendum, perché sottrarsi al dissenso?

  • 05 dicembre 2016 00:14

    Non so perché, ma questo articolo mi ha fatto pensare a una duplice forma di esibizionismo: una scritta e l’altra urlata.

  • 05 dicembre 2016 01:54

    La ragazzina te la porterei tra 30 anni per farti gustare quella soave trasformazione tra il bruco cialtrone e la farfalla parassita. ne avete viste centinaia di queste trasformazioni e siete ancora lì come vigili al semaforo senza luce? Ma di che parlate? Carica rivoluzionaria? Quale sarebbe? Diventare ricercatori in università o dirigenti di una partecipata? Ma che vedete in questa immagine se non quello che volutamente non avete fatto in vita e vorreste veder fare a questa decappottata?

  • 05 dicembre 2016 09:19

    Cosa stava urlando la ragazza? Qualcuno lo sa? Qualcuno può dirmelo? Prima di definire attoniti i carabinieri e far intendere che la giovane sia una pasionaria coraggiosa, occorrerebbe soffermarsi un attimo. Facile interpretare con retorica uno scatto. Facile sacramentare su una categoria, quella delle forze armate (nella fattispecie) e dei giovani coraggiosi che si ribellano al potere costituito. Chissà che la ragazzina non sia, né più e né meno, che una dei tanti ragazzini quotidianamente spalmati tra piazza Verdi e il Politeama. Li vedo ogni giorno. Hanno fatto luna a scuola, rollano qualcosa, sciorinano improperi e non sanno di nulla. Molti adolescenti, forse la maggior parte, sono così. Forse la ragazzina aveva ingioiato la pillola del coraggio, “somministrata” quando le masse si agitano? Forse i carabinieri erano immobili perché fanno dei corsi di training altrimenti caricherebbero a ogni minima provocazione (caso no Tav docet). Forse il tizio sullo sfondo guarda e basta! Chissà. Facile dare interpretazioni, molto più difficile comprendere la realtà.

  • 05 dicembre 2016 20:42

    E’ divertentissimo quando certi “giornalisti” non ne perdono una per scrivere un pezzo…. (SUL NULLA…)… lavorare no?

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