i fatti dopo il ragionamento

La partita vera, adesso in Sicilia

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Il tracollo di Renzi al Sud e le spinte populiste che non bastano più. Servono risposte vere e credibili al disagio. C'è qualcuno disposto a capirlo? Grillo | Blog diPalermo.it

Non c’è dubbio che il risultato del referendum, per quanto è stato netto e imponente, merita qualche riflessione, possibilmente di lungo respiro. Se vogliamo limitare l’analisi alla Sicilia, perché è ciò che più interessa in questo sito, è indubbio che la crisi economica e l’incapacità del governo Renzi di dare risposte convincenti sta al primo posto tra le ragioni del dilagare del NO.

In questo la Sicilia non è per niente un’eccezione. In tutta Italia la forza del NO è proporzionale al tasso di disoccupazione. Nel Mezzogiorno il dato è omogeneo, e Renzi probabilmente ha pagato il disinteresse mostrato dal suo governo per il Sud Italia e a poco è servito il suo venire a ripetizione dalle nostre parti quanto ha capito che qui si giocava la partita referendaria.

Certo, la disoccupazione spiega molto, ma non tutto. È infatti sbagliato cercare la Causa, con la C maiuscola, di una sconfitta così clamorosa, quando invece certi fatti accadono sempre per il convergere di molteplici fattori. In Sicilia, come in tutto il Mezzogiorno, non ha avuto effetto il messaggio che la campagna referendaria di Renzi ha martellato negli ultimi giorni, e cioè che la vittoria del NO avrebbe comportato un salto nel buio, avrebbe inferto un colpo mortale alla stabilità.

La paura ha avuto successo solo in alcuni settori della società. Non è un caso che il SÌ abbia prevalso esclusivamente nelle fasce di età superiori ai 65 anni, e questo in tutta Italia. Gli anziani, quindi, sono stati i più permeabili a questo tipo di preoccupazioni. Tutti gli altri non hanno trovato una ragione valida per proseguire sulla strada imboccata da Renzi, in particolare i più giovani che vedono nel loro futuro una vita all’insegna di quella precarietà che Renzi ha sempre spacciato per modernità.

Ha vinto il populismo di Grillo e di Salvini? Non pare proprio, visto che i temi principe del populismo sono stati utilizzati proprio dal presidente del Consiglio: l’antipolitica, l’antiparlamentarismo, l’antieuropeismo. È stato Renzi a insistere ossessivamente sugli stipendi dei senatori che sarebbero stati risparmiati con la sua riforma, a insistere sul tempo che si perde nei dibattiti parlamentari, ad alzare i toni della polemica con Bruxelles fino ai limiti della rottura. Non è arrivato a parlare di “aula sorda e grigia”, ma certo ci è andato molto vicino. Insomma, ha vellicato gli istinti più bassi dell’elettorato, lasciando vuoti gli arsenali dei grillini e dei leghisti. Eppure non ha sfondato. Anzi, è stato sommerso da una valanga di NO soprattutto dove riteneva che questi argomenti fossero più popolari.

E probabilmente sta proprio qui un’altra importantissima ragione della sua sconfitta. Renzi non ha cercato il confronto con gli altri, la minoranza del suo partito, le altre forze politiche. Si è rivolto direttamente al popolo, da solo, cercando così un’investitura plebiscitaria che gli avrebbe permesso di fare piazza pulita degli oppositori interni ed esterni. Stefano Folli scrive giustamente che gran parte dei cittadini italiani vi hanno visto in filigrana delle velleità bonapartiste. La riforma della Costituzione imposta a colpi di maggioranza e la legge elettorale Italicum (anch’essa imposta, addirittura con il voto di fiducia, come la legge Acerbo) hanno allarmato anche molti elettori che non sono angosciati dalla disoccupazione, ma diffidano per istinto democratico di chi si presenta come uomo della provvidenza.

In Sicilia, quindi, chi ha vinto? Nessuno può dire di aver influito sull’orientamento del 70 per cento dell’elettorato siciliano. Nessuno. La partita vera comincia ora, e premierà chi saprà interpretare il disagio che si è manifestato e offrirà delle risposte serie e credibili. I grillini di casa nostra farebbero bene a far tesoro della lezione, e cioè che non basta gridare genericamente contro la casta per ottenere il consenso della gente. E neanche serve lo sterile invocare l’onestà se non si sa offrire una prospettiva a chi aspetta il progresso e la giustizia sociale. Anche perché su quest’ultimo fronte sono, proprio in Sicilia, a Palermo, parecchio acciaccati. Fanno ricordare quel che diceva Pietro Nenni: “A fare a gara a fare i puri, troverai sempre uno più puro… che ti epura”.

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