i fatti dopo il ragionamento

Cara Sofia, ora zitta e ascolta

di

Le manifestazioni di piazza secondo la ragazza che inveiva contro i carabinieri, la scuola come momento di aggregazione e non di studio e le mie vecchie partite di pallone. Che non mi sognavo di considerare atti rivoluzionari. Ci credereste? Image.jpeg | Blog diPalermo.it

Non sono un fan delle manifestazioni di piazza. Al liceo, quando si scioperava, ne approfittavo per andare a giocare a calcio. Sono sceso in piazza solo due volte: la prima per manifestare contro il riscaldamento rotto da un mese nella mia scuola e l’altra in occasione della morte di Giovanni Falcone. Non ho pertanto una naturale simpatia né un particolare trasporto nostalgico per Sofia Leone, la ragazza immortalata mentre urla improperi ai carabinieri schierati in assetto antisommossa in occasione della visita di Matteo Renzi.

Mi ha molto colpito però la sua intervista di ieri su La Repubblica, nella parte in cui dichiara che spera la sua scuola possa essere “occupata”, perché fermare le lezioni può essere “uno strumento utile per aggregare i ragazzi e confrontarsi.” Sofia lamenta il fatto che a scuola non c’è spazio per i dibattiti e che gli studenti “non hanno tempo”. La funzione dell’occupazione sarebbe quindi quella di restituire il tempo per dibattere, informarsi e confrontarsi. Un esercizio di democrazia insomma, una magnifica festa del libero pensiero.

Mi spiace deludere Sofia ma in realtà vorrei farle presente che a scuola si va per studiare e che la cosa migliore che può fare per il suo futuro, di cui sembra preoccuparsi trovando il tempo per protestare contro il presidente del consiglio ed insultare i carabinieri, è proprio quella di mettere il culo sulla sedia, aprire i libri e cercare di tenere a mente il più possibile. Studiare serve, lo dice anche molta letteratura economica, fidati. A scuola non mancano gli spazi per discutere e dibattere, non è vero quello che dice Sofia e l’occupazione è solo un modo alternativo di allungare le vacanze di natale.

Qualche settimana fa sono stato al liceo classico Ugdulena di Termini Imerese. Ho tenuto una lezione turboliberista sul libero mercato per conto dell’istituto Bruno Leoni. Ho trovato ragazzi interessati ed interessanti, garbati e preparati, critici, appassionati e con voglia di imparare. C’è stato un bel dibattito, stimolato da docenti sensibili e attenti e, alla fine, un gruppo di ragazzi mi ha chiesto di partecipare ad un’assemblea di istituto per coinvolgere più studenti possibili sui temi dell’economia di mercato ed alimentare così un dibattito, all’interno della scuola e nel rispetto delle previsioni istituzionali.

Non credo sia un’eccezione: gli spazi per fare altro rispetto al programma ministeriale a scuola ci sono e i ragazzi intelligenti, volenterosi e con voglia di imparare sanno utilizzarli. L’occupazione prevarica i diritti di chi vuole continuare a studiare, consente di utilizzare spazi pubblici per fini privati e non istituzionali, è una bellissima festa ed una lunghissima vacanza. Ci vuole anche quello, cara Sofia, basta che chiamiamo ogni cosa con il suo nome e non cerchiamo di dargli alcuna dignità intellettuale. Anche me è sempre piaciuto giocare a calcio durante le ore di lezione ma non mi è mai passato neanche per l’anticamera del cervello di considerarlo un atto rivoluzionario.

15 commenti

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  • 07 dicembre 2016 09:23

    L’intervista di questa fanciulla, ieri su Repubblica, è un coacervo di luoghi comuni e proclami similpseudorivoluzionarii di una banalità disarmante. Novanta righe di vuoto pneumatico.
    Bravo Carlo: davvero vuole pensare al suo futuro? Metta il culo sulla sedia, a studiare.

  • 07 dicembre 2016 09:38

    Ma si puo’ dire “Culo sulla sedia” , non vorrei che le anime belle ci restino male.

  • 07 dicembre 2016 09:38

    Ero all’università ai tempi della “mitica” pantera. Che di mitico non aveva niente, se non organizzare serate a base di birra e canne all’ateneo e fare da palestra a futuri capetti comizianti (e sordi). Alcuni dei quali finiti a fare politica. Integratissimi. Io intanto preparavo esami e leggevo e scrivevo. Tanto. La mia rivoluzione la facevo così. Di tanto in tanto andavo a ubriacarmi in viale delle scienze sperando di abbordare. Un paio di volte ci sono riuscito. Non credo sia cambiato molto.

  • 07 dicembre 2016 09:52

    Ah, qualcuno. più sbronzo di altri, mi diede del “fascista”. Mentre ero -ero, sottolineo – non solo “comunista così” (cit. Mario Brega) ma soltanto depresso e i paraculi mi hanno sempre rattristato ai limiti della crisi isterica.

  • 07 dicembre 2016 11:28

    Per aggregarsi, non va occupata la scuola, anche perché l’occupazione si trasforma in periodo di disgregazione, dove ognuno fa quello che gli pare, chi si ubriaca, chi amoreggia, chi cazzeggia, chi si annoia, trovare un momento di discussione tutti insieme durante l’occupazione mi sembra quanto mai improbabile. Il momento di aggregazione se vogliono possono trovarlo nei luoghi in cui s’incontrano fuori dagli orari scolastici, servirebbe a farli annoiare meno.

  • 07 dicembre 2016 11:33

    C’è invece chi studiando, cercando di crescere, dedicava una parte del suo tempo a discutere con gli altri, a imparare a parlare e ad ascoltare, a interessarsi anche di cose lontane dalla sua vita quotidiana. E così scopriva che i suoi orizzonti si allargavano e si accorgeva che le discussioni fanno crescere e ti rendono partecipe della vita collettiva, un cittadino e non un suddito. Si riconoscono subito, sono quelli che non inveiscono mai contro “i politici”, ma sostengono o attaccano “la politica di…”, sono quelli che hanno una certa idea della società, che si informano, che leggono, che non sono alla ricerca di un leader carismatico a cui delegare il pensiero, salvo poi lapidarlo alla prima delusione. Sono gli studenti che rinunciano ad una partita di calcio per andare ad un dibattito, gli operai che dopo otto ore di fabbrica vanno ad una riunione del sindacato o del partito, gli impiegati che, dopo aver timbrato il cartellino, lavorano, coscienti che a fare i furbi alla fine ci si rimette tutti, a partire dai più deboli. Sono quelli che, come i ragazzi di Barbiana, hanno come motto “I care”, mi importa, cioè – come sottolineava Don Milani – l’esatto contrario del “me ne frego” fascista.
    Una ragazzina che partecipa ad una manifestazione e che urla contro una certa linea politica, magari dicendo cose sbagliate, ha imboccato una strada che la renderà cittadina a tutti gli effetti, e crescerà, sentirà il bisogno di saperne sempre di più per capire come vivere in una società e che senso dare al lavoro per cui si sta preparando a scuola. Ci riuscirà? Quella ragazzina ci prova, e non capisco perché gli adulti devono prendersela con lei. Si preoccupino piuttosto della figlia che sta tutto il giorno a guardare il cellulare e che come sogno ha solo quello di partecipare ad una trasmissione di Maria De Filippi.

  • 07 dicembre 2016 12:50

    Attendiamo col cuore in fibrillazione la replica di Sandra Figliuolo…

  • 07 dicembre 2016 14:52

    I nostri erano bei tempi adesso non si fa più neanche il soldato e i risultati sono molto evidenti nel mondo mascolino!!!!!

  • 07 dicembre 2016 22:40

    Anche io sono sceso in piazza solo per i funerali di Falcone, durante gli altri “scioperi” andavo a casa o in libreria; anche quando uno dei “capipopolo” gridò “occupiamo via Danimarca!!! ” pensando di fare un gran danno alla circolazione stradale …. (A quei tempi era pure a vicolo chiuso…) salvo poi far fare precipitosamente marcia indietro quando qualcuno gli disse “guarda che occupare le strade è reato se non sei autorizzato” …

  • 08 dicembre 2016 14:27

    Prima del periodo di contestazione studentesca del ’68 noi studenti ci riunivamo in assemblea e organizzavamo i dibattiti negli istituti al di fuori del l’orario delle lezione e anche la domenica mattina. Di certo non ci mancava ne’ lo spirito critico ne’ la voglia di cambiare la società

  • 08 dicembre 2016 21:01

    Ottorino, non è che questo articolo sia meno banale rispetto all’intervista della ragazza in questione

  • 08 dicembre 2016 21:25

    Mettendo da parte i toni offensivi del Sig Amenta nei confronti della giovane Sofia che non rappresentano qualcosa di eccezionale, considerato il suo essere “benpensante” probabilmente geneticamente determinato, ciò che mi stupisce e leggere i commenti tranne quello del Sig Corallo che condivido in pieno specie nella parte conclusiva, per il resto i commenti sono a dir poco raccapriccianti. Sono commenti di chi non è mai stato giovane, sono commenti di chi non ha mai vissuto “… io cambierò il mondo …” e quant’altro fa parte di questo periodo travagliatissimo e intenso come è l’adolescenza. Ancora più raccapricciante è pensare che qualche commentatore sia anche genitore magari di più figli. Scusatemi ma la piccola e appassionata Sofia non solo è una ragazza che crede, si crede ai suoi ideali che potranno essere assolutamente diversi dai miei o dai tuoi ma in ogni caso crede, ciò è la cosa più importante e come tale va rispettata. Il sig Amenta con toni da grande saggio stigmatizza questa adolescente con frasi che hanno devastato intere generazioni come “mettere il culo sulla sedia etc etc” e se non bastasse ci dice con grande orgoglio che quando si trattava di partecipare a manifestazioni di protesta giovanile, lui si dedicava al calcio o similare. Veda Amenta se la Sicilia continua ad essere una regione dove il Gattopardo regna sovrano lo dobbiamo a persone come lei che rendono l’aria sempre più tossica fatta di appiattimento intellettivo e culturale che trova l’epilogo nel “Benpensiero”. L’articolo o similare che Lei con tanto orgoglio scrive e mette in bella mostra è il Manifesto del Benpensante. Ah dimenticavo ma alla maggior parte di noi lettori non interessa leggere che lei svolge lezioni per questo o quell’altro istituto e meno che mai che abbia avuto un incontro del 3°tipo al liceo tal dei tali di Termini Imerese.
    Un cordiale saluto
    Marcello Vitaliti

  • 09 dicembre 2016 03:03

    Scusate ma non riesco a non dirlo; la cosa più disarmante e’ che Sofia abbia avuto tutto quello spazio sul quotidiano più venduto in Italia… Questo può significare unicamente che da noi l’insulto, l’improperio e la mancanza di rispetto per le Istituzioni pagano. Sofia ritiene di riscattare gli spazi di socializzazione che non ha gridando insulti contro i carabinieri? Mi sembra un’ottima alternativa intellettuale…! Anche le continue telefonate al 113 e 112 che in questo periodo segnalano fantomatici ordigni negli istituti superiori della città lo sono..? E Repubblica cerchi di pubblicare qualcosa di più costruttivo magari per i giovani , dando spazio a chi si fa il culo nel lavoro e nella ricerca invece di darlo a Sofia….

  • 09 dicembre 2016 12:27

    Siamo sicuri che la Sofia abbia degli ideali? O trattasi di becero qualunquismo, giustificato tra l’altro da qualche adulto?

  • 09 dicembre 2016 14:34

    Quando ero giovane mai avrei pensato che un giorno anch’io avrei rivendicato la bontà de “i miei tempi” al pari di come hanno fatto con me i miei genitori. Così come mai avrei pensato che certe restrizioni dei miei genitori sarebbero stati rivalutato come esempi. Sofia è criticabile come giovane al pari di quanto lo siamo noi come adulti. Che saremmo noi se fossimo gli adolescenti di oggi? Che faremmo noi se ci venisse data l’opportunità di occupare ogni anno per un mese a ridosso delle feste natalizie? Che giustificazioni avremmo noi per un mese di assenza da scuola perché “i miei compagni hanno deciso di occupare?” E se il pomeriggio studiassimo a letto con iPod e telefonino diremmo anche noi “tranquillo papà sto studiando”? Carlo forse i figli di questo tempo sono loro e non più noi. Stanno sbagliando credendo di essere nel giusto al pari di quanto abbiamo fatto noi quando ci ribellavano Per cause delle quali non sempre avevamo piena consapevolezza. Quando i figli di quel tempo eravamo noi che oggi commentiamo su un modo di essere che non ci appartiene.

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