i fatti dopo il ragionamento

Quel peccato che noi non perdoniamo

di

Il referendum, la Sicilia capitale del No, le immortali parole del Gattopardo e il nostro atavico immobilismo che ci rassicura. È che ci lascia crogiolare nella nostra "compiaciuta attesa del nulla". Gattopardo | Blog diPalermo.it

In Sicilia stravince il No. Il che, inutile illudersi, ha ben poco a che vedere con il referendum ed il merito della riforma. Nonostante ultimamente non ci sia stato un solo tavolino del bar che non abbia ospiti almeno un paio di fini costituzionalisti, il problema è infatti molto più profondo, e affonda le radici nella nostra sicilianità.

Ascoltando Renzi difendere la riforma quale tentativo – magari perfettibile ma al momento unico testo di legge approvato dopo due anni di lavori parlamentari – di snellire la pesante macchina burocratica di cui tutti ci lamentiamo, è stato inevitabile il pensiero al Gattopardo, all’abusato ma sempre più attuale discorso del Principe all’incredulo Chevalley.

L’altro giorno al Politeama è andato in scena il paradosso. Dentro il teatro, plaudenti, i dinosauri della politica siciliana, che esprimendo il loro assenso al cambiamento si rendevano anch’essi inconsapevoli interpreti del più becero gattopardismo, e fuori i ragazzi, gli studenti, gli eredi del futuro che bruciavano con odio il manichino del giovane Renzi, dimostrando che “in Sicilia non importa far male o far bene; il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di fare”, e che “il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali” e ancora che “la loro vanità è più forte della loro miseria; ogni intromissione di estranei sia per origine sia anche, se si tratti di Siciliani, per indipendenza di spirito, sconvolge il loro vaneggiare di raggiunta compiutezza, rischia di turbare la loro compiaciuta attesa del nulla;”

Detto ciò, chiedo scusa per questo ragionamento, perché, come conclude il Principe “questi sono discorsi che non si possono fare ai Siciliani; ed io stesso, del resto, se queste cose le avesse dette lei, me ne sarei avuto a male”.

12 commenti

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  • 08 dicembre 2016 12:12

    Undici ex presidenti della Corte Costituzionale (11 su 11) hanno bocciato la riforma costituzionale voluta da Renzi. Un solo ex presidente del Consiglio (Romano Prodi) ha detto che avrebbe votato Sì, facendo però critiche severissime alla riforma e agli argomenti usati da Renzi nella campagna referendaria. De Mita, D’Alema e Monti hanno fatto campagna per il NO. La stragrande maggioranza dei costituzionalisti si sono schierati per il NO. Stessa cosa hanno fatto la Cgil, l’Anpi e l’Arci: tutte organizzazioni di sinistra. Tutte le regioni del Mezzogiorno hanno votato a stragrande maggioranza per il NO. Stessa cosa vale per le grandi città, con la sola eccezione di Milano. Che c’entra i Gattopardo? Come si fa a dire che i contrari alla riforma fossero solo un paio di “fini costituzionalisti” da bar? Non viene il sospetto che la riforma fosse stata fatta male e che il plebiscito voluto da Renzi (“o vinco o mi ritiro dalla politica”) siano le cause di un risultato netto e chiaro che sarebbe bene accettare una volta per tutte?

  • 08 dicembre 2016 14:40

    Condivido a pieno il commento di Ada,le caratteristiche dei siciliani (ammesso che siano queste) non c’entrano proprio nulla con le ragioni del no in Sicilia.Appunto perche’ si vuol cambiar qualcosa si e’ deciso di votare no,noi siciliani vogliamo votare presto un nuovo governo piu’ capace e valido

  • 08 dicembre 2016 17:28

    stavo in pensiero! aspettavo un articolo col piu classico dei riferimenti : l’emblema massimo della sicilianitudine! il gattarone rampante! ma questo referendum non sancisce per niente il nostro immobilismo , proprio per niente. Tutti ci siamo trasformati in fini costituzionalisti? e quindi? dov’è la novità? non è noto che siamo tutti figli di Empedocle ed Archimede? Ogni testa è tribunale la dice lunga… noi sappiamo chi siamo… Non c’è ,inoltre, contraddizione tra i giovani che contestano Renzi fuori teatro e i vecchi ( professionisti della politica) che dentro applaudono : i primi si sono documentati, si sono confrontati con gli insegnanti e sono arrivati alla determinazione che QUESTA riforma costituzionale era una solennissima… QUESTA, è chiaro? il che non vuol dire “opposizione al cambiamento” di gattopardesca memoria, ma vuol dire: siate seri per favore, non ci prendete per il… i vecchi, invece, supponendo ( e qua i conti erano sbagliati) il successo renziano, si stavano prenotando un posto sul carro del vincitore… dopo di che se dovevamo ” cambiare tutto, per non cambiare niente ” allora abbiamo smentito, finalmente, il Principe di Lampedusa, perchè da un certo punto di vista c’era piu ” dinamismo ” in un No apparentemente restistente al cambiamento di quanto non ve ne fosse nel SI…

  • 08 dicembre 2016 20:04

    Difficile che un simile articolo possa disorientare il 70% del 60% (circa) dei votanti a livello nazionale che poco si nutrono di gattopardismo.
    Sicilia centro dell’universo sempre eh? ma a che vi serve?

  • 08 dicembre 2016 22:12

    …si continua con questa illogica equazione che cambiamento è bello….acriticamente ….come se “cambiamento” fosse sinonimo di “miglioramento”…
    Forse appunto dovrebbe fare riflettere che i dinosauri della politica fossero plaudenti ed i giovani fuori a protestare contro i dinosauri che gli hanno rubato il futuro.

    Chi ha scritto questo articolo – che dal “Gattopardo” prende ispirazione – dovrebbe peraltro conoscere quanto lo stesso Tomasi di Lampedusa scrive qualche pagina dopo il passo citato… se su quelle ulteriori pagine si fosse concentrato forse avrebbe trovato li la risposta al perché “cambiamento” non sia sinonimo di “miglioramento”:

    “”Chevalley pensava: “Questo stato di cose non durerà; la nostra amministrazione, nuova, agile, moderna cambierà tutto.” Il Principe era depresso: “Tutto questo” pensava “non dovrebbe poter durare; però durerà, sempre; il sempre umano, beninteso, un secolo, due secoli… ; e dopo sarà diverso, ma peggiore.”

  • 09 dicembre 2016 11:51

    Dentro il teatro Politeama ad ascoltare Renzi non c’erano solo i vecchi, ma almeno il 50% di giovani dei presenti. Almeno 200 giuristi hanno sottoscritto il Si per il referendum. Comunque buona parte del 60% dei No, è stato rivolto a Renzi, non alla riforma. In ogni caso Renzi come Presidente del Consiglio ha preso il 40% dei consensi, contro il 60% di coloro ai quali sarà impossibile fare una qualsiasi riforma.

  • 09 dicembre 2016 12:25

    Condivido in pieno l articolo. Avevamo in occasione x cambiate un impianto costituzionale anacronistico che non permette a chi democraticamente vince le elezioni di poter governare ed in più avrebbe alleggerito la burocrazia ed i relativi costi ma ….. sono prevalse le ragioni di bottega e gli interessi privati e quindi pazienza anche perché nessuno avrà più interesse a modificare le storture della costituzione se queste sono le conseguenze.

  • 09 dicembre 2016 15:01

    Pagnoncelli ha ben chiarito che in quel 40% c’è di tutto …anche chi non voterebbe mai il PD…
    C’è inoltre da chiedersi perché sarebbe più democratico un sistema con una minore rappresentatività. Il tutto per un “alleggerimento” dei costi di solo 48 mln di euro (42 min di stipendi dei parlamentari) che sono un nulla rispetto al costo globale del Senato di 540 min di euro (sarebbero un -8.8%)
    Riguardo le leggi elettorali. Ovviamente il punto non è quello neppure in merito alla velocità che quando si vuole hanno trovato anche con due Camere.
    Semmai guardiamo che razza di storture – queste si – ci lasciano in eredita (che la Costituzione per com’è non credo che ne abbia): Consultellum (Porcellum per come emendato) al Senato e Italicum sub iudice da parte della Consulta fino a gennaio… L’Italia non ha oggi una legge elettorale omogenea… il trionfo dell’incompetenza.
    Parliamo sempre di democrazia: il sistema più rappresentativo è ovviamente quello proporzionale. Un sistema maggioritario assicura più governabilità a scapito della rappresentatività.
    Non parliamo poi dei premi di maggioranza previsti solo da noi, in Grecia e a San Marino. E che in passato qui in Italia (quando ancora ci si scandalizzava) furono definiti “legge truffa”.

  • 09 dicembre 2016 18:01

    Vuoi vedere che Pagnoncelli cominci ad azzeccarci?

  • 09 dicembre 2016 20:03

    @Vincenzo Ciappa: 🙂

  • 22 dicembre 2016 09:32

    Le pagine successive del libro confermano le precedenti…il pessimismo del principe è il tratto tipico dei siciliani…Vent’anni più tardi Sciascia dirà che il più grande peccato della Sicilia è stato ed è sempre quello di non credere nelle idee…e siccome questa sfiducia si proietta su tutto il mondo, la Sicilia ne è diventata la metafora…

  • 23 dicembre 2016 14:20

    …ma anche su questo però Sciascia stesso ben spiegava a chi gli domandava del suo pessimismo, rispondendo: “Mi si accusa di essere pessimista, ma è la situazione che è pessima”
    Ed in questo senso quelle profetiche parole del Gattopardo – in quel dialogo riferite alla sola Sicilia – possono ben essere metafora dei modi pessimi con cui si agisce, ovvero – per restare al tema del post – per come hanno provato a modificare la Costituzione.

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