i fatti dopo il ragionamento

Breve storia di un usuraio

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Un mestiere universalmente riconosciuto come infame e il racconto di un imprenditore a cui le banche avevano chiuso le porte. Quando il tuo carnefice è anche la tua salvezza. Avete mai sentito parlare della Sindrome di Stoccolma? Estorsione | Blog diPalermo.it

Sono universalmente considerati soggetti schifosi, viscidi, abietti, infami. Dante, nella Divina Commedia, li collocò nel terzo girone dell’Inferno. Vengono chiamati, di volta in volta, strozzini, cravattari. Sto parlando degli usurai.

Nella coscienza collettiva, vengono collocati nella parte più bassa, forse la più bassa, delle nefandezze di cui può rendersi artefice l’essere umano. Persino ai massimi livelli istituzionali non hanno sconti. Quando, nel lontano 2006, venne varato l’ultimo indulto che concedeva tre anni di sconto sulla pena inflitta, loro, i condannati per usura, non poterono giovarsene. Pensate, persino gli assassini ne usufruirono, col che furono serviti tutti coloro che pensavano che l’omicidio dovesse essere il reato in assoluto più grave proprio perché afferente al valore universale che è la vita. Eppure…

Eppure sentite questa: qualche tempo fa mi capitò di parlare con un imprenditore, uno di quelli che la mattina si alza e apre la sua bottega. Era disperato perché doveva fronteggiare un pagamento e non sapeva dove trovare i soldi. Vantava dei crediti con clienti, pubbliche amministrazioni che però non lo pagavano. Non poteva andare in banca.

Tutti noi sappiamo come funzionano i meccanismi dei prestiti in banca. Sono regolati da rigidi parametri (Legge bancaria, Basilea1, Basilea2 che seguono procedure standardizzate, con rigidi algoritmi). Uno può essere la persona più onesta del mondo, uno che pur di rispettare la parola data si venderebbe un rene. Se non rientra nei parametri, non c’è partita. “Persona” vs algoritmo, è lui a vincere. Gioco-partita-incontro.

E lui, l’imprenditore, aveva le porte chiuse per via di qualche pregresso problemino. In altre circostanze si era trovato in queste condizioni, ma stavolta era disperatamente solo perché, giusto qualche mese prima, era deceduto un tale che lo aveva sempre “aiutato”. Un pensionato che disponeva di un discreto gruzzolo e prestava soldi “a interesse”. Mi spiegò come funzionava il meccanismo. Gli servivano, poniamo, diecimila euro per un mese? Quello glieli dava cash, subito, e senza formalità. In cambio lui gli rilasciava una assegno, negoziabile a 30 giorni, di 10.500 euro. Il 5% di interessi su scala mensile, vale a dire il 60% su base annua. Questo gli feci notare.

E lui mi rispose: “Ma lei perché la vede così? Per me, restituire 10 mila o 10 mila e 500 euro non fa differenza. Lo considero niente più che il giusto costo di un servizio che pago ad una persona che mi ha risolto un problema”.

Gli chiesi pure se gli era capitato di non potere onorare un assegno, e lui mi rispose affermativamente. Il tizio, l’usuraio, si mostrava comprensivo, e lui gli staccava un altro assegno pari all’importo degli interessi per il periodo. Un meccanismo, mi spiegò, che teoricamente poteva ripetersi all’infinito a costi che tutti noi riusciamo ad immaginare, ma solo nei confronti delle persone che non mantenevano la parola. “Io la mia parola la mantengo sempre, lui lo sapeva, si fidava, e mi aiutava. Gli volevo bene, una brava persona, ce ne vorrebbero tanti come lui, pace all’anima sua”.

Lo so, viene subito in mente la cosiddetta Sindrome di Stoccolma.

Wikipedia la definisce come stato di dipendenza psicologica e/o affettiva che si manifesta in alcuni casi in vittime di episodi di violenza fisica, verbale o psicologica. Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.

Oppure, se preferite, fa tornare in mente i vecchi 45 giri. Spesso, a qualcuno, piaceva di più la canzone del lato B.

2 commenti

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  • 13 dicembre 2016 17:47

    non ho capito se questo articolo appoggia la pratica dell’usura

  • 14 dicembre 2016 08:18

    Brambilla, non scriva sciocchezze, suvvia.
    Questo articolo racconta della disperazione di un uomo che, abbandonato/ostacolato dal sistema bancario, si ammala della sindrome di Stoccolma, soggiacendo perfino ad uno “stato di dipendenza psicologica e/o affettiva” con il suo aguzzino.
    Lo rilegga, per punizione 🙂

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