i fatti dopo il ragionamento

Quando arrivano i gendarmi

di

L'inchiesta sulle firme false, la decisione dei grillini di fare scena muta davanti al pm e quelle critiche fuori luogo. Perché non sempre chi tace ostacola la giustizia. Né si dichiara colpevole. E vi spiego perché Giustizia | Blog diPalermo.it

Se venissi arrestato o fossi coinvolto in un’inchiesta penale penso proprio che, per quanto estraneo ai fatti contestatimi, mi avvarrei della facoltà di non rispondere davanti al gip nell’interrogatorio di garanzia, o davanti al pm nel corso delle indagini.

La vulgata che chi tace lo fa solo perché non ha la coscienza a posto, o ha qualcosa da nascondere, può valere nella vita reale e nelle nostre relazioni, ma non nel contesto di un procedimento penale che è regolato da altre categorie concettuali. Il silenzio è solo uno (tra i tanti) strumento tecnico-difensivo, e non è affatto vero che chi tace ostacola il corso della giustizia.

Anche l’indagato/imputato che risponde raccontando un sacco di fesserie ostacola il corso della giustizia. Per dire. Guardate: essere coinvolti in un procedimento penale è come essere colpiti da una malattia. Non solo perché può capitare a tutti, ma perché nell’uno e nell’altro caso si entra in un meccanismo governato da presìdi e strumenti tecnici che possono portarti all’assoluzione o alla condanna (come l’avvalersi della facoltà di non rispondere, o la opposta decisione di rispondere, scelte, entrambe, non sovrapponibili al concetto di innocenza o colpevolezza ), alla guarigione o alla morte (come un farmaco o un intervento chirurgico), oppure semplicemente a limitare le conseguenze.

In questi giorni ho letto molte critiche ai grillini che, coinvolti nella vicenda delle firme false, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. È stato loro rinfacciato, da più parti, che nella loro attività politica sono dei manettari ed agitano, anche a sproposito, la clava dell’onestà, ora sarcasticamente ridefinita“omertà”. L’atteggiamento è antropologicamente comprensibile.

Ma, se ci pensiamo, è come rinfacciare ad un politico che assume un farmaco perché colpito da una malattia di aver combattuto le lobbies delle case farmaceutiche. E credo che il paragone non sia affatto azzardato. Quando vengono in rilievo beni come la salute o la libertà, conta solo lo strumento che può preservarli. Invocare la coerenza non serve. Ed è pure sbagliato

5 commenti

Lascia il tuo commento
  • 17 dicembre 2016 08:46

    Certo che hanno diritto ad avvalersi di tutti gli strumenti per difendere la loro liberta’ personale. Politicamente pero’, difendendosi in quel modo, sono morti e una risata li seppellira’. Gente che e’ riuscita a farsi eleggere indossando i panni di Robespierre, ora si comporta come Fantozzi. Una verita’ cosi’ si conferma ancor prima del processo: Sono solo dei nani

  • 17 dicembre 2016 09:42

    Dice bene L’ autore, quando in ballo ci sono liberta’ e salute ogni mezzo e’ valido. Qui mi sembra che ci sia soltanto la dignità’.

  • 17 dicembre 2016 09:43

    In linea di principio è corretto, ma se io fossi imputato per un delitto del quale sono totalmente estraneo, risponderei punto per punto al magistrato. Perchè tacere?

  • 18 dicembre 2016 00:21

    Rileggetevi il secondo paragrafo dell’ articolo di Ennio Tinaglia.

  • 18 dicembre 2016 13:40

    L’avevo letto. Mi sembra difficile sostenere che il tacere e il rifiutarsi di sottoporsi alla prova calligrafica sia un modo di aiutare le indagini. E’ lecito, ma è evidentemente un ostacolo. Chi risponde ma mente ostacola di più di chi tace? Anche questo è vero, ma che c’entra? Allora, chi spara al magistrato inquirente ostacola più di chi mente. Mi sembrano ragionamenti a pera

Lascia un commento