i fatti dopo il ragionamento

Quando non hai scelta

di

Due anni fa se ne andava Francesco, e con lui anche un pezzo della mia vita. L'assenza, la perdita e il dovere di ricominciare senza di lui. Perché lui avrebbe voluto così Donata E Francesco | Blog diPalermo.it

Avevo due scelte quel 10 gennaio 2015. Potevo decidere se lasciarmi morire o trovare la forza per continuare, per tornare a vivere e far continuare a vivere lui in me. Siamo stati ricoverati il 3 settembre e, da quel momento, non sono più stata la stessa. Crack, senti proprio un crack, il cuore che si rompe e che, da lì in poi, non batte più.

Mi dicevano “sei forte”, rispondevo “non ho scelta”. Con il tempo ho capito che invece una scelta l’avevo, potevo morire di dolore in quello stesso istante. Ma la verità è che non sarei stata io, non sarei stata alla sua altezza, non sarei stata la donna che Francesco aveva scelto di avere sempre accanto. Avevo forza e resistenza inesauribile, energie per aiutarlo, sostenerlo, vestirlo e lavarlo o anche solo per ridere, chiacchierare o solo dormire abbracciati. Poi, tutto questo se n’è andato con lui. E mi sono ritrovata monca.

Mi osservavo ed ero consapevole di essere nello stesso corpo – lo riconoscevo e ne distinguevo i segni delle cadute da bambina e le peculiarità – esattamente come se mi fossi reincarnata in me, ma coincideva solo la mia fisicità. Io non c’ero più, la vera me era sparita con lui. E pure il resto era diverso. Persone, situazioni, fatti, racconti, ricostruzioni. Tutto. Ognuno diceva la propria, o cercava di fare quel che poteva, molti anche niente. Il mondo per me, a 40 anni, era completamente nuovo, stravolto.

Ecco, ci si sente più o meno così quando si subisce una perdita. Cioè quando si ha una cosa, la si possiede quasi, la si vive ogni giorno pensando che sia per tutta la vita, e poi scopri che non è così. Francesco per me era questo. Era presenza. Era vita, vacanze, confronto, risate, silenzi. E persino amici. Sì, perché alcuni di loro si sono volatilizzati con lui. Ecco sì, cambia proprio tutto quando devi – perché di dovere si tratta – imparare a vivere senza una parte di ciò che sei stata, come è successo a me due anni fa.

Stato civile vedova, direbbero i miei documenti se non esistesse la legge sulla privacy, ma in verità sono una che adesso cerca il suo posto nel mondo. Perché Francesco non era solo mio marito, la mia famiglia, la mia casa; Francesco era il centro del mio mondo che stavo ricostruendo dopo due dolori grandi. E proprio all’inizio della mia rinascita, la fine. Della sua vita e della mia.

Ora, un’altra storia, un’altra vita. Fatta della sua assenza. Un’assenza talmente forte da essere diventata presenza. Assenza che è ben altro che mancanza. Perché alla mancanza ti abitui, te ne fai quasi una ragione. Se una cosa non ce l’hai, se non la conosci, ti piacerebbe averla, la desideri, ma non conoscendola non ne comprendi il reale valore, e prima o poi ci passi su. Con una perdita no, non ti abitui mai. Perché sai ciò che hai perso. E conosci bene il valore di ciò che avevi. C’è chi riesce a farsene una ragione. Io no. Forse perché so di essere stata fortunata a vivere pienamente una storia d’amore così lunga e intensa. Con alti e bassi, certo, ma sempre estrema, vera. Io lui l’ho avuto accanto ogni giorno per 16 anni. La nostra vita insieme l’ho avuta. E ce la siamo goduta, l’abbiamo presa a morsi e siamo stati molto felici.

Cos’altro conta? Oggi sono contenta persino delle crisi che abbiamo attraversato, dei confronti, dei silenzi. Perché ho rimpianto anche quelli, apprezzandone il valore sulla mia pelle. L’ho visto, giovane forte e possente, sorridere, incazzarsi, urlare, gioire, lavorare, mangiare e dormire. E poi l’ho visto anche indebolirsi, cadere, rialzarsi e cadere di nuovo per poi rialzarsi. L’ho visto sorridere per me anche quando non ne aveva la forza. L’ho visto scrivere la sua ultima lettera e l’ho visto pure cedere davanti alla più feroce crudeltà della vita. Giovane, troppo, neanche cinquantenne. Se non era lui la forza, la forza non esiste. E credo sia per onorare quella forza che io non potevo che scegliere di continuare a farlo vivere in me.

17 commenti

Lascia il tuo commento
  • 05 gennaio 2017 08:44

    Solo un grazie. Per averci ricordato con tenerezza che “assenza è ben altro che mancanza”.

  • 05 gennaio 2017 08:59

    Buongiorno, Donata. Le Tue parole non si prestano a commenti, ma ad un silenzio partecipe e rispettoso. Tra i tanti progetti che ha realizzato Francesco, emerge senz’altro quello di aver scelto, quale compagna di vita, una donna straordinaria. Un grande abbraccio. Claudio

  • 05 gennaio 2017 09:10

    Mi sono commossa … bella lettera

  • 05 gennaio 2017 10:59

    Durante il mio percorso di vita ho avuto modo incontrare tante persone , ma il mio con Voi è risultata una amicizia a pelle bella, simpatica per me indimenticabile .Nella tua lettera aperta ancora conferme .Un saluto con doverosa ammirazione e rispetto.

  • 05 gennaio 2017 11:24

    Bello.

  • 05 gennaio 2017 11:27

    Uno specchio…dove mi rifletto…io Rosalba..unita..nel dolore..

  • 05 gennaio 2017 12:20

    Donata, non so se ti ricordi di me, abitavamo nello stesso palazzo da piccole e ogni tanto abbiamo giocato anche insieme…ovviamente nel tempo le strade si dividono…ma quando sono venuta a conoscenza della tua storia (attraverso le tue stesse lettere) ho provato un grande dispiacere e ho sentito il desiderio di esprimerlo perché ho un ottimo ricordo di te e della tua famiglia. Per me eri una bambina diversa dalle altre, ti distinguevi per il tuo carattere forte e gentile allo stesso tempo e questo mi piaceva tanto! Mi pare di poter dire che quelle caratteristiche ti hanno fatto diventare una gran donna! Mi dispiace veramente tanto per le tue sofferenze e ti auguro di ritrovare il tuo equilibrio e serenità in questa vita…
    Ciao

  • 05 gennaio 2017 12:40

    Grazie per aver scritto questo ed averlo condiviso.

  • 05 gennaio 2017 14:23

    Grazie Donata per questa lezione di vita. ti abbraccio forte.

  • 05 gennaio 2017 15:30

    Non esistono parole che possano esprimere la stima verso ciò che Sei e che continui a mostrare al mondo. Credo che più orgoglioso di adesso non possa averlo visto nemmeno in vita. Era un grande uomo in un grande Amore per una grande Donna.

  • 05 gennaio 2017 19:53

    Leggerti vuol dire poter condividere un dolore personale e rivedere frame di un uomo che continua a seguirci da lassù.
    Un abbraccio

  • 05 gennaio 2017 23:21

    Francesco Foresta ha fatto un pezzo della storia del giornalismo della nostra Sicilia dimostrando che con il coraggio e con l’orgoglio si possono vincere tante battaglie e tante scommesse. Con le sue testate ha anche reso migliore la Sicilia offrendo spazi di discussione, rompendo il monopolio dell’informazione politica e svelando tante imposture e tanti imbrogli perpetrati sulla pelle dei siciliani.
    Anche per questo come siciliano gli dico grazie.
    A Donata che ha condiviso questo percorso con lui va anche il riconoscimento di averlo sostenuto in tante scelte difficili e controcorrente.
    Con più donne come Donata e più uomini come Francesco la nostra terra sarebbe certamente migliore.

  • 06 gennaio 2017 00:07

    Donata mi hai commosso la sua forza adesso è’ dentro di tè prendila sono certa ne farai un buon uso , ti abbraccio con grande affetto cara Donata

  • 15 gennaio 2017 09:11

    Bellissimo… Non capisco però questa moda di dovere condividere tutto con tutti, anche l’intimita’ più intima

  • 15 gennaio 2017 11:07

    Moda ???? Se Beethoven non fosse stato innamorato della giovane Contessa Guicciardi, noi non avremmo mai ascoltato la “Sonata al chiaro di luna”.

  • 17 gennaio 2017 20:42

    @Vitogol: ma che c’entra ?

  • 18 gennaio 2017 07:59

    @Paolo. Scripta manent. Lascio giudicare ai lettori.

Lascia un commento