i fatti dopo il ragionamento

Orlando e le piroette del Pd

di

La schizofrenia di un partito che innalza a salvatore della patria un uomo avversato fino a un mese fa e la prova evidente di una politica che ha a cuore tutto, tranne il futuro di noi tutti Pd Partito Democratico | Blog diPalermo.it

Bisogna avere rispetto per una comunità politica. E bisogna, così mi hanno insegnato, avere rispetto della sofferenza che un partito o un movimento o una semplice associazione può attraversare. Ed era fin troppo facile utilizzare questo spazio per buttarla in battuta, anche perché le recenti vicende in casa Pd certamente non fanno mancare spunti. Troppo facile e, possibilmente, anche poco interessante. Perché dietro giravolte, cambi di strategia, posizionamenti e riposizionamenti si discute di un pezzetto del futuro di Palermo. Che poi significa un pezzetto di futuro degli abitanti di questa città. Al netto delle guerre interne e delle inversioni a U in queste ultime settimane.

Il futuro è un’idea progettuale, un percorso che si costruisce passo dopo passo. Ed ha bisogno di alcune cose, poche ma essenziali. Ad esempio ha bisogno di una lingua comune, di una visione, anche di uno sforzo di immaginazione. Soprattutto ha bisogno di un orizzonte condiviso. Vale in tanti aspetti e vale soprattutto in politica. Ma allora quale può mai essere l’orizzonte comune tra una grande forza politica, uscita male dalle prove elettorali degli ultimi mesi, e un sindaco avversato cinque anni fa e fino al mese di dicembre? Cosa può spingere le stesse persone che reclamavano a gran voce le dimissioni di Orlando a eleggerlo, oggi, salvatore della patria e unica speranza?

La risposta viene dalla conferenza stampa del primo renziano di Sicilia, proprio Davide Faraone con semplicità spiega l’arcano: Orlando può vincere senza il Pd, il Pd senza Orlando no. Semplice, lineare, essenziale. Si tratta di vincere. Anche con un autogol, anche con un gol in fuorigioco – per usare metafore calcistiche che tanto piacciono da quelle parti – ma una vittoria è comunque una vittoria. Ancora più preziosa in vista di altre scadenze.

È tutto qui, vincere. Solo e semplicemente questo. Non un solo tema sul futuro della città è stato messo sul tavolo. Pur di vincere il Pd è disposto a dimenticare i voti in aula contro quasi tutte le principali proposte di questa amministrazione. Non conta più la polemica sulla Ztl e sulle partecipate. Non conta più la guerra portata ad Orlando per impedirgli di essere il primo “sindaco dell’area metropolitana” e la estenuante trattativa all’Ars per costruire una legge elettorale studiata appositamente contro di lui. E contro il M5S. Tutto passa in secondo piano perché bisogna vincere. E stop.

Per fare cosa diventa elemento secondario, quando non del tutto assente. Palermo scompare in questo ragionamento, diventa una scenografia e poco più. Per vincere il Pd ha imbarcato di tutto. Cuffariani più o meno pentiti, autonomisti folgorati sulla via della rottamazione, ras delle preferenze dal passato complicato. Per arrivare al capolavoro di convocare un tavolo con il nuovo centrodestra e chiamarlo tavolo del centrosinistra. Il tutto condito da dosi generose di schizofrenia. Perché conta la somma e non il risultato della somma. E poco male se questa politica da algebra ha prodotto il disastro Crocetta e sta consegnando l’Isola ai grillini. Nonostante tutti i guai questi ultimi, almeno, sembrano avere un’idea e non mirare ad una semplice operazione matemtica.

Il problema alla fine sta proprio qui. Più che nell’assenza di una classe dirigente, più che nella penuria di candidati disponibili. Lo stesso che mi insegnò, tanti anni fa, che bisogna essere rispettosi di ogni comunità politica democratica mi spiegò che la politica ha senso se la fai per qualcosa, se ha la forza di cambiare. Se è solo matematica senza cuore a che serve? E soprattutto a chi serve?

2 commenti

Lascia il tuo commento
  • 19 gennaio 2017 11:12

    Un partito, un movimento, un club, un’associazione al voto ci vanno per vincere. E se il Pd di area renziana ritiene di non farcela e punta sul cavallo vincente, Orlando deve augurarsi che, dopo la sorte toccata a re Matteo il 4 dicembre, non gli finisca come cantava Jannacci: “Povero re e povero anche il cavallo!”.

  • 19 gennaio 2017 12:45

    Il PD e il suo mentore siciliano Davide Faraone, dovrebbero ricordarsi soprattutto di coloro che li fecero vincere, per sperare di vincere ancora.

Lascia un commento