i fatti dopo il ragionamento

Fabrizio, l’eterno coraggioso

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Breve storia di Ferrandelli, politico di lungo corso dalla faccia sempre nuova, amico del potere ma non abbastanza, un Dna da outsider e un'inchiesta vissuta attraverso messaggi tutt'altro che scontati Ferrandelli | Blog diPalermo.it

Verrebbe da pensare che Fabrizio Ferrandelli tenga a casa un suo ritratto – magari un poster di una delle sue innumerevoli campagne elettorali – che invecchia politicamente per lui. Mentre lui, invece, continua a rimanere quel volto candido e immacolato del panorama politico palermitano.

Ferrandelli si presenta infatti come l’eterna alternativa, l’eterna figura in grado di rappresentare una cesura col passato, l’eterna faccia nuova, nonostante gli incarichi istituzionali ricoperti, nonostante il suo nome circoli in politica da quando nel calcio il portiere poteva ancora prendere con le mani un retropassaggio dal suo difensore.

L’abilità di Ferrandelli – il passaggio da un partito all’altro, la vicinanza con alcuni esponenti politici che in un brevissimo spazio di tempo si sono trasformati da suoi principali alleati a giurati nemici – è così straordinariamente evidente che viene vista e vissuta come il traguardo di un percorso che lo ha portato alla maturità politica piuttosto che come una condotta basata sull’opportunismo e sulla convenienza, due concetti probabilmente imprescindibili quando si parla di politica.

Un politico di lungo corso dalla faccia nuova. Un eterno Peter Pan della politica. Non è il primo e non sarà l’ultimo. Giovani, freschi, in grado di rappresentare un’ampia fascia di età tra l’elettorato e che si propongono come potenziali grimaldelli pronti a forzare il sistema di un potere che comunque hanno già più volte accarezzato e di cui comunque non sono mai stati considerati parte integrante, permettendo loro così di riproporsi sempre come la novità.

Tutto questo gli ha fornito quell’esperienza necessaria a districarsi in quel mondo difficile che è la politica. Ne ha dato prova proprio in questi giorni per lui difficili. Fosse stato davvero un novizio della politica, un’accusa pesantissima come quella di voto di scambio politico-mafioso l’avrebbe praticamente stroncato. Lui invece ha saputo incassare la botta. E senza nessun vittimismo, nessun riferimento a possibili complotti, nessun attacco alla magistratura, senza abusare di quelle frasi di circostanza (“ho fiducia nella magistratura, sono sereno …”) prese in prestito da ogni politico toccato da inchieste giudiziarie. Certo, qualche stoccata contro “la giustizia ad orologeria” l’ha lasciata fare, ma solo ai suoi sostenitori e senza amplificarle più di tanto. Lui si è limitato a dire: “La procura non è il mio avversario”. Poche parole, un messaggio che potrebbe offrire diverse chiavi di lettura e il cui destinatario non è affatto scontato.

Non è forse un caso il fatto che Ferrandelli abbia chiamato “I coraggiosi” il suo movimento. Il coraggio di Ferrandelli però va ricercato altrove: nella caparbietà di proporsi come nuovo anche se nuovo proprio non è, nel volersi ritagliare tra gli spintoni uno spazio nella politica che conta, nel voler ottenere un consenso ampio che coinvolga tutti gli strati sociali della città, e soprattutto nel volersi misurare alla pari con i suoi avversari.


[ Immagine: dal sito web ferrandellisindaco.it - Policy]

5 commenti

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  • 20 gennaio 2017 11:44

    Conosco Fabrizio
    Devo riconoscere, indipendentemente
    dall’affetto e dalla grande stima che
    a lui mi lega, e dal suo viso, che
    quest’uomo oltre a essere pulito, oserei
    direi che è acqua di roca.
    Capisco che ciò che asserisco può ai più
    sembrare anacronistico, ma verosimilmente
    ci si dovrebbe rendere conto che Fabrizio tito
    Ferrandelli ad oggi è un “FENOMENO”
    credo irripetibile ed ineguagliabile.
    Per me la magistratura dovrebbe muoversi
    in altra direzione: dopo 5 anni dall’evento, il
    pentito viene fuori conla enorme fesseria del
    voto di scambio, sotto campagna elettorale.
    Che la Giustizia indaghi è dovuto; sarebbe anche utile sapere da chi ha ricevuto danaro per dire queste calunnie

  • 20 gennaio 2017 11:47

    Conosco Fabrizio
    Devo riconoscere, indipendentemente
    dall’affetto e dalla grande stima che
    a lui mi lega, e dal suo viso, che
    quest’uomo oltre a essere pulito, oserei
    direi che è acqua di roca.
    Capisco che ciò che asserisco può ai più
    sembrare anacronistico, ma verosimilmente
    ci si dovrebbe rendere conto che Fabrizio tito
    Ferrandelli ad oggi è un “FENOMENO”
    credo irripetibile ed ineguagliabile.
    Per me la magistratura dovrebbe muoversi
    in altra direzione: dopo 5 anni dall’evento, il
    pentito viene fuori conla enorme fesseria del
    voto di scambio, sotto campagna elettorale.
    Che la Giustizia indaghi è dovuto; sarebbe anche utile sapere da chi ha ricevuto danaro per dire queste calunnie

  • 20 gennaio 2017 13:07

    Forse coraggioso, sicuramente non indispensabile.

  • 23 gennaio 2017 14:25

    si va su youtube,
    si vede Ferrandelli che difende a raggia di cuorele le ragioni di Orlando reo di aver fatto indagare Falcone, protestandone la purezza adamantina…
    quache tempo dopo:
    si va su you tube,
    si vede Ferrandelli che attacca Orlando ,per aver fatto indagare Falcone. mettendone in dubbio la purezza adamantina…
    questa come si potrebbe definire? raggiunta consapevolezza o faccia senza vergogna? bo?

  • 23 gennaio 2017 16:16

    Ferrandelli in Procura. Oggi tappa di un paio d’ore per gli inciampi giudiziari. Uno dei suoi slogan, anche se non originale, è “né padrini, né padroni”: pronti a credergli, sino a prova contraria. Ma a guardare con chi si accompagna politicamente, è possibile qualche cattivo pensiero.
    Inoltre, il ritratto o poster alla Dorian Gray non funziona perché se del passaggio da un partito all’altro solo qualcuno ha memoria o se della sua azione specificamente politica nessuno si è accorto, forse semplicemente Ferrandelli non è stato di alcun rilievo.
    E poi Peter Pan. Come tutti sanno, anche se coraggioso, è buono solo per l’Isola che non c’è. E questa c’è.

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