i fatti dopo il ragionamento

Onore a te, nemico carissimo

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La morte di Ciccio Famoso, storico leader ultrà del Catania, una vita per i colori rossazzurri e un senso di appartenenza che lo ha accompagnato fino alla fine. Perché il calcio può anche essere una cosa tremendamente seria Curva Nord Di Catania | Blog diPalermo.it

Non è facile essere ultras. Perché se si sceglie la strada della militanza, dell’impegno, si finisce con il percorrere una strada che, vista dall’eterno, è difficile da capire. Così è facile che se ne dia una lettura che racconta solo degli eccessi, dello scontro fisico, semplificando una storia che dentro di sé ne contiene molte altre. E vanno raccontate tutte.

Eppure c’è chi decide di percorrerla ugualmente. Perché essere ultras significa mettere insieme il tifo per una squadra di calcio con l’amore per la propria città, la passione per una maglia, dei colori e una bandiera, che non cambieranno mai nella vita, ai quali mai nessuno abdicherà, con il senso di appartenenza ad un territorio, ad una comunità, ad una città.

Se non si capisce questo, non si spiega per quale motivo, oggi, a piangere la scomparsa di Francesco “Ciccio” Famoso non sia solo il movimento ultras, ma una intera città. Non solo i tifosi del Catania, quelli che lo sono per lascito ereditario da generazioni, ma anche la gente comune che allo stadio magari è entrata solo una volta ma sapeva benissimo chi fosse Ciccio Falange. Il fondatore della Falange d’Assalto, nata nel 1979 come primo gruppo ultras, certo, ma non solo: Ciccio per quarant’anni è stato il volto che ha espresso l’appartenenza alla comunità rossoazzurra. Perché la continuità di una squadra sono i suoi tifosi e Ciccio per tutti è stato l’uomo con il megafono che chiamava tutti ad alzare le mani, incitava la folla a sostenere; è stato in prima linea nelle trasferte, dai campi della C o dei dilettanti al paradiso della A.

Ciccio è stato il padre di un movimento che poi ha visto prendere altre strade, frazionarsi in esperienze e in gruppi nuovi che hanno segnato altre stagioni, rimanendo però il punto di riferimento per tutti. Perché non c’è un solo tifoso del Catania che non abbia un ricordo legato a Ciccio, non c’è uno solo dei momenti vissuti dal Catania che non lo abbia visto protagonista, fissando tra tutti la protesta in via Allegri, sotto la sede della Figc, nella caldissima estate del 1993, quando si incatenò insieme ad altri per protestare contro l’ingiusta radiazione del Catania. Fieramente di parte, fieramente votato alla causa rossoazzurra.

Se non si parte dal presupposto che il calcio è una cosa seria, la più importante tra le meno importanti, e vive una dimensione comunitaria dove è la carica umana dei suoi protagonisti, a fare la differenza, non si spiegherebbe l’enorme affetto che tutta la città gli ha fatto sentire durante i mesi della malattia. Non si spiegherebbe l’onore delle armi che oggi arriva anche dagli avversari storici, dai tradizionali nemici palermitani.

E sembra di averlo ancora davanti agli occhi, in quella sera di fine aprile del 2003, dopo il 3-3 alla Favorita, prendere il megafono dentro il settore ospiti e far cantare tutti. Oggi è Catania, e non solo Catania, a cantare per lui. A cantare Ciccio è qua, e canta con gli ultrà.

Come scrive Andrea Lodato per La Sicilia di oggi, “il destino se l’è portato via mentre entrano nel vivo i festeggiamenti per Sant’Agata e mentre la storia ricorda uno dei momenti più tragici della storia del tifo rossoazzurro, quello della morte dell’ispettore Filippo Raciti. Forse davvero nulla accade per caso, nemmeno questo addio, in questo giorno”.

4 commenti

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  • 02 febbraio 2017 08:19

    Ma state scherzando?

  • 02 febbraio 2017 17:16

    No!

  • 03 febbraio 2017 11:55

    Da vecchio tifoso rosanero plaudo al bel gesto di distensione verso la tifoseria catanese avendo sempre considerato stupida e autolesionista questa becera guerra fratricida di cui il Famoso fu uno dei veterani. Non mi riconosco nella mentalità ultrà che ispira questa presa di posizione e credo che il vero “atto d’onore” sarebbe comprende finalmente, nel nome di tifosi fedeli per la vita come Famoso, che ciascuno deve rispettare (con i fatti e non solo a parole) la fede dell’altro. E mi piacerebbe non dover mostrare documento e tessera del tifoso per tre volte e passare attraverso il filtro di un metal-detector prima di accedere al mio posto allo stadio. Purtroppo, non m’aspetto che dalla prossima partita cessino i cori e gli insulti (da una parte o dall’altra) contro “i nemici amatissimi”. Al di là dell’umano cordoglio, onore agli Uomini e alle Donne delle Forze dell’Ordine quotidianamente insultati e frequentemente aggrediti dalle fazioni violente. Onore a Raciti e ai suoi fratelli che passano le domeniche lontani dalle proprie famiglie per assicurare sicurezza a chi vuole solo andare a vedere la partita. Onore ai soccorritori di Rigopiano e a coloro che sono caduti per andare a salvare un incauto sciatore. E che Famoso riposi in pace.

  • 03 febbraio 2017 13:12

    Ciccio Famoso comandava la curva, ma non soltanto…era molto “influente” anche in altri ambiti. Chi vuol capire capisca… Attenzione a chi glorificate, chi vuol capire capisca…

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