i fatti dopo il ragionamento

Le parole sono importanti

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Gli scempi grammaticali degli studenti universitari, l'allarme di noi professori e l'ingrato compito di far capire quanto sia importante l'uso corretto della lingua italiana. Perché chi pensa (e scrive) male pensa male e vive male Scritta Muro | Blog diPalermo.it

La notizia della lettera di 600 professori universitari che denunciano l’impreparazione degli studenti universitari nella lingua italiana è stata accolta con grande plauso da me e dai miei colleghi. Insegno nel corso di laurea di Informatica, quanto di apparentemente più lontano dalla cultura umanistica. Fra gli altri corsi ne tengo uno a primo anno. Ogni anno mi trovo davanti degli studenti molto motivati ed entusiasti perché studieranno per la prima volta in maniera focalizzata argomenti in un campo su cui si sentono più portati e su cui vogliono formare la loro professionalità.

Li vedo guardare me e la lavagna con gli occhi vispi e attenti, prendono appunti, fanno domande e animano la discussione. Allora mi entusiasmo anch’io, facendomi grandi aspettative sull’esito dei loro esami. Spesso questa aspettativa è delusa al momento della correzione dei compiti. Nella traccia del compito chiedo loro di motivare e commentare le soluzioni al problema proposto, e proprio lì casca l’asino (è il caso di dirlo!).

Mentre leggo questi compiti comincia a venirmi da piangere (o da ridere, secondo i casi). La scrittura è spesso costellata di gravi errori grammaticali, ortografici, lessicali, logici e sintattici, lettere doppie messe a casaccio, indicativi presente di verbi essere alla terza persona senza accento, frasi senza senso, senza soggetti, senza verbi, uso semanticamente scorretto delle parole. Da fare impallidire persino il maestro D’Orta! Spesso al momento dell’orale è anche peggio, si trovano in difficoltà ad articolare un discorso, a spiegare un concetto; chiediamo loro di enunciare definizioni e teoremi, di parlare di logica matematica quando spesso non conoscono la logica del senso comune. E non per tutti le cose migliorano alla fine del triennio, e spesso il più faticoso lavoro del relatore è quello di correggere gli errori grammaticali presenti nella tesi di laurea.

Non è solo una questione di forma, ma anche di sostanza. La matematica e l’informatica sono espresse mediante linguaggi sintattici rigorosi e implacabili; un programma informatico scritto sbagliando l’uso della sintassi del linguaggio di programmazione non verrà mai convertito dal compilatore in un programma eseguibile. Immagino la situazione non cambi in tutti gli altri campi scientifici, tecnologici, giuridici, medici e umanistici.

È difficile per me dire quale sia la soluzione a questa piaga, dare la colpa alle stringate comunicazioni via whatsapp o dare la colpa in maniera indistinta alla scuola superiore attivando lo scaricabarile verso le medie, le elementari e la scuola dell’infanzia. Non conosco molto il mondo della scuola, ma immagino che molte cose vadano come da noi. Ci si chiede di essere più “produttivi”, dove la “produttività” è misurata in successo scolastico degli studenti, pena minori finanziamenti alla scuola. Questa richiesta si traduce necessariamente in un abbassamento dell’asticella e una maggiore tolleranza alle défaillance. Con una conseguente caduta verso il basso.

Forse bisognerebbe solo rendere gli studenti un po’ più responsabili, far capire quanto sia importante per la loro vita futura esprimersi in forma scritta e orale in maniera corretta, e far capire loro, come diceva Nanni Moretti, che chi parla (e scrive) male, pensa male e vive male. E che le parole sono importanti.

5 commenti

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  • 06 febbraio 2017 09:35

    Condivido quasi tutto, ma la spiegazione spesso è banale e molto semplice: l’italia è l’unico paese occidentale ad avere costantemente diminuito i soldi per la scuola negli ultimi venti anni. Abbiamo scuole vecchie e professori ultimi per stipendi in Europa. Aggiungiamo riforme nefaste che hanno preteso di far diventare le scuole delle aziende, e la frittata è fatta.
    Aggiungo da genitori di figli alle medie altra banalità: per colpa dei nuovi programmi scolastici sono aumentati in maniera abnorme i compiti orali ma i compiti scritti a casa sono drasticamente diminuiti.
    Se non ti eserciti a scrivere come fai a migliorare??

  • 06 febbraio 2017 16:23

    Caro Luca, probabilmente di spiegazioni possibili ce ne sono tante, ma non mi sento di prendermela indiscriminatamente con i professori di scuola. Ne conosco tanti molto coscienziosi e preparati, altri che lo sono meno. Non so esattamente dove sia l’intoppo, ma la cosa statisticamente significativa è che l’output della macchina scuola è in media quello che ho descritto. E’ un grande peccato, perché a volte si tratta di ragazzi che riescono ad essere molto bravi applicandosi in quello che li interessa, pur perdendo qualcosa nella loro incapacità di descrivere e difendere il proprio lavoro. Se solo capissero che esprimendosi correttamente e con proprietà di linguaggio l’immagine all’esterno di sé sarebbe molto diversa!

  • 06 febbraio 2017 17:15

    Facile.
    Ai miei tempi (finire anni ’70) la mia maestra passava ore, giorni, settimane a farci fare grammatica, a farci scrivere tutto e su tutto…..a farci leggere tutto il possibile…. ore, giorni, settimane a fare matematica. Tralasciando forse le geografia e la storia….e altre materie francamente meno “importanti” e fondamentali per dare le basi.
    Il risultato è che ad oggi, facendo fare i compiti a mio figlio (4 elementare), noto lacune immense….dubbi derivanti dalla completa mancanza di leggere e scrivere….

  • 06 febbraio 2017 17:26

    Ma infatti non me la prendo con i professori, vittime anche loro, come gli alunni, di pessime riforme, pessimi programmi ministeriali e pessimi stipendi.

  • 07 febbraio 2017 11:53

    Sorrido al pensiero che la lettera dei seicento docenti universitari sia stata verificata da un correttore di bozze prima di essere inviata agli esponenti del governo. Non si sa mai…
    Ho letto attentamente, un’accusa più o meno diretta ai vari livelli inferiori del corpo insegnante:
    bloccateli prima, questi asinacci, che noi abbiamo altro da fare!
    Un proclama dall’alto, come se il governo dell’istruzione fosse competenza altrui.
    Non mi pare che questi aristocratici del sapere abbiano fatto molto in questi ultimi anni in cui il mondo della scuola pubblica è stato pesantemente bistrattato e umiliato; forse troppo occupati a difendere privilegi e baronie.
    Ben svegliati.

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