i fatti dopo il ragionamento

La cultura a un tanto al chilo

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Il cinema a due euro, il biglietto sospeso in teatro e l'inspiegabile entusiasmo degli artisti. C'è qualcuno per cui il lavoro vale ancora più di un paio di monetine? Cinema Paradiso 3 | Blog diPalermo.it

“Lavo vetro?”.

No, grazie.

“Fazzoletti, accendini, ananas, arance?”.

No, grazie non mi interessa.

“Allora faccio Amleto?”.

Arrivando al semaforo, fra un po’ di tempo potremmo vivere questa situazione. Dopo il cinema a due euro, infatti, questo potrebbe essere lo stato dell’arte. Per giorni mi sono chiesto quale fosse la ratio dell’iniziativa sul mercoledì al cinema con 2 euro. Pensavo fosse un’ammissione sulla qualità del cinema attuale, un ragionamento del tipo “ok, i film per ora sono brutti e non valgono 8 euro; ma se va li passo a 2 euro, ci andate?”; pensavo ci fosse una miopia di base perché finanziare le sale per dare slancio al cinema è un po’ come arrestare un ragazzo che coltiva erba in casa e pensare di combattere il narcotraffico; pensavo ci fosse un errore: non riuscivo a capire il perché di un’iniziativa in cui si spendono dei soldi che potevano essere invece destinati all’allargamento del tax credit, vero volano per il settore.

A Palermo hanno poi messo in atto un’altra iniziativa che si chiama “biglietto sospeso”: gli utenti pagano un biglietto ridotto, lo lasciano in teatro e chi ne ha bisogno può usufruirne attraverso l’intermediazione di associazioni di volontariato, cioè far fare un bel gesto a persone qualunque per far vantare, nell’ordine, il comune, i teatri e le associazioni di volontariato. Un capolavoro.

Ma se c’è una cosa da considerare con attenzione è soprattutto la reazione degli artisti: tutti felici, a ringraziare, a strapparsi le vesti per un’iniziativa che, in realtà, a loro non cambia nulla; invece di protestare perché trattati dalla politica come John Elkann tratta suo fratello Lapo, gli artisti si sono spellati le mani, vedendo in questa idea, chissà, il modo per riportare gente in teatro.

L’alternativa sarebbe invece provare a portare pubblico lavorando sui testi, investendo sulle produzioni, realizzando cartelloni accattivanti e di qualità: ma che palle! Per queste cose bisogna studiare, farselo quadrato; invece, con il sostegno della politica, l’artista mediocre ha la possibilità di pagare il mutuo imparando a memoria tre barzellette e due commedie di Martoglio. All’inizio non capivo, ma poi ce l’ho fatta: bisogna sostenere i bisognosi; e quando dico bisognosi intendo anche gli artisti. Non tutti, certo.

“Essere o non essere, questo è il dilemma”.

“Non lo so, è verde; devo andare…”.

(Emanuele Pantano è autore e comedian)

4 commenti

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  • 10 febbraio 2017 18:55

    Poche cose sono tristi come vedere una sala di cinema o di teatro quasi vuota. Ancora più triste per chi la gestisce o per chi ci lavora.
    Il cinema a 2 euro, esperimento comunque a termine, o il biglietto sospeso a teatro possono avvicinare spettatori alle scene e non impediscono la realizzazione di buone produzioni. D’altra parte anche col tax credit “non vi è albero buono che dia un frutto cattivo, né vi è albero cattivo che dia frutti buoni”… dall’ultimo Pinocchio da Collodi ad Antonio Latella.

  • 11 febbraio 2017 12:14

    La faccenda è più complessa di così.

    Qualche anno fa con i miei amici, andavamo al cinema molto spesso quando potevamo usufruire del biglietto a 4 euro.

    Con 8-10 euro si andava molto meno e si preferiva aspettare l’uscita in canali paralleli che non puoi controllare in nessun modo.

  • 13 febbraio 2017 12:00

    Interventi del genere, però, non sono da considerare “sostegno alla cultura”, ma welfare… bellissime iniziative, ma ridare slancio all’arte è un’altra cosa.

  • 14 febbraio 2017 16:32

    Qualunque intervento può essere migliorato, ma avvicinare la gente al mondo dello spettacolo non può che far bene a tutto quel mondo. E se uno Stato lo fa per welfare non è da biasimare, a condizione di non considerare welfare una parolaccia.

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