i fatti dopo il ragionamento

Il far west della nostra morbosità

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L'indagine sullo spaccio di cocaina nella Palermo bene, i professionisti col vizietto e quei nomi da non dare in pasto alla gente, se ancora abbiamo un po' di rispetto verso noi stessi Giornali2 | Blog diPalermo.it

Ma davvero ci tenete così tanto a sapere se il vostro avvocato o il vostro commercialista o il vostro ristoratore preferito o il vostro quellochevipare si fa di cocaina? Volete davvero vederla questa benedetta lista dei professionisti che avevano bisogno di un aiutino per arrivare fino a sera? Dite la verità, volete saperlo per valutare le sue prestazioni professionali alla luce delle nuove informazioni o per soddisfare la vostra curiosità morbosa fine a se stessa?

Poche cose mi appassionano meno della caccia ai vizi privati del vicino di pianerottolo, non foss’altro che per proteggere, a mia volta, il mio sacrosanto diritto di non vedere disvelate sui giornali le mie eventuali debolezze. Non sono un sostenitore della privacy a tutti i costi, ma deve esserci un terreno inviolabile, deve esserci, nelle vite di tutti noi, nella curiosità di tutti noi, un confine invalicabile a prova di intercettazione telefonica o di giornalista a caccia di scoop.

La cocaina è una debolezza, un tallone d’Achille che qualcuno ha. Non è un crimine. Non è perseguibile penalmente. Non è delittuoso pippare, sarebbe delittuoso semmai pubblicare i nomi di chi lo fa. E perché poi? Per puntare l’indice moralizzatore? Per alimentare lo stupido chiacchiericcio da aperitivo? Per darsi di gomito quando vedi il cocainome dall’altro lato del marciapiede?

No grazie, è uno sport che non mi piace e che non alimenterei nemmeno se lavorassi ancora al giornale. Perché so quanto può far male l’inutile sputtanamento pubblico. Perché so la differenza che passa fra un giornalismo inteso come servizio e un giornalismo gossipparo che si alimenta con le liste di proscrizione, a cominciare da quella dei commercianti che pagano il pizzo e che spesso, per stupidità o malafede, siamo soliti equiparare ai mafiosi che il pizzo lo chiedono. Quale sarà il prossimo passo? Pubblicare la cronologia dei nostri computer? Vedo già un pullulare di youporn. Benvenuti nel far west.

13 commenti

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  • 16 febbraio 2017 08:39

    Concordo in tutto. No al buco della serratura

  • 16 febbraio 2017 09:22

    Concordo…,,,,e poi attenzione a salire sullo sgabello accademico e puntare il dito con aria ecclesiale, giudicare a destra ed a manca, mettere tra i buoni alcuni e tra i cattivi altri….io ho due figli adolescenti, bravi e seguitissimi per carità, ma chi frequentano fuori casa (a nostra insaputa) non è dato sapere sino in fondo….
    Ai miei tempi davo i nomi dei tre quattro affidabili “secchioni” e poi andavamo alla taverna a bere la peroni e a fumarci la camel con lo “sfasciato” di turno….
    Adesso siamo all’adolescente 9.0….alzare il livello di controllo e sorveglianza, ma poi è na caxxo di roulette.

  • 16 febbraio 2017 10:01

    mi sarebbe piaciuto leggere le stesse parole quando sono state pubblicate le intercettazioni telefoniche di berlusconi con le olgettine, per esempio.

    ah maa berlusconi è presidente del consiglio, non può farlo, devo sapere se chi rappresenta il governo fa festini e va a mignotte…
    ..forse allora dovremmo sapere se il giudice che ci condanna potrebbe essere sotto l’effetto di stupefacenti
    ..se l’avvocato che perde la causa non sia lucido oppure se al dentista gli trema la mano per gli effetti della droga..
    se la cattiva condotta personale può nuocere alla collettività, non so fino a che punto possa resistere il concetto di tutela della privacy.

  • 16 febbraio 2017 11:18

    Non condivido. Appena stabilisci un principio, e provi a riapplicarlo meccanicamente, diventa subito pregiudizio. La privacy è sacra. Del vizietto altrui, ti confesso, mi interessa poco. Nulla, per la precisione. Se però il magistrato esibisce il tesserino al poliziotto, se il chirurgo che mi opera è strafatto, se l’avvocato che mi rappresenta non ha più un neurone in conseguenza dell’altro, un po’ m’incazzo. Se si fanno recapitare la roba in un luogo che io frequento, pagando, e con me la mia famiglia, m’incazzo. Perché mi riguarda il comportamento di chi ha un ruolo pubblico (e regala soldi alla mafia), del tizio a cui affido la mia vita o ch tutela i miei diritti, i miei interessi, o mi espone al contatto con una merda di pusher. Per il resto, si brucino le meningi.

  • 16 febbraio 2017 11:53

    Grande Davide Camarrone

  • 16 febbraio 2017 11:57

    Però i nomi dei medici nei presunti casi di malasanità si possono fare… giornalisti bravissimi a creare processi mediatici e ora davanti a delle verità oggettive di nascondono dietro la scusa della curiosità.. poche chiacchiere i consumatori andrebbero svergognati perché io ho il diritto di sapere a chi affido le mie cause, la mia salute etc.. e per quanto riguarda youporn..non crea alterazioni psicofisiche… almeno non di quelle che possono mettere a repentaglio la salute degli altri

  • 16 febbraio 2017 12:18

    Giusto non pubblicare i nomi, ma gli ordini professionale di competenza li sospendano immediatamente senza se e senza ma.

  • 16 febbraio 2017 13:54

    Una volta tanto non sono d’accordo con te, Francesco. Spesso chi si fa di cocaina non riesce più a essere lucido e se a lui, per esempio, è affidata la nostra vita, io vorrei, anche senza bisogno di saperne il nome, che ci fosse qualcuno in grado di controllare la sua efficienza. Un medico che opera, un pilota o un autista di pullman, una guardia giurata o un poliziotto, armati, non si possono permettere di giocare con la coca, e una volta scoperti dalle autorità io demando a loro il controllo, magari mensile, per un paio d’anni, per controllarne l’efficienza. O no?

  • 16 febbraio 2017 14:00

    Privacy o meno saranno tutti segnalati al N.O.T. della Prefettura quali assuntori, con tutte le conseguenze che ne deriveranno.

  • 16 febbraio 2017 15:28

    Se a darsi di cocaina sono cittadini che non possono arrecare danno agli altri, esercitando le loro professioni, mi trovo d’ accordo con Francesco Massaro, ma se trattasi di magistrati, avvocati, medici, forse e’ il caso che gli altri venissero informati, per evitare di affidarsi a loro.

  • 16 febbraio 2017 15:41

    …tra le quali la principale è costituita dall’obbligo di sottoporsi ad un programma terapeutico e socio-riabilitativo a cura del Sert.

  • 16 febbraio 2017 16:30

    Beh, se penso che un giudice ti sbatta dentro e non contento ti dia 3 (tre) mesi di condizionale per 6 grammi d’erba, ed allo stesso modo e tempo lui magari si fa di cocco come, dove, quando e perché gli garba, si, voglio sapere il suo fottuto nome e quanto ipocrita meschino e soprattutto pezzo di merda sia!
    Giù la lista di tutti sti bastardi che “giudicano” illegali o vizi altrui, facendoli sbattere in prima pagina come trofei!

  • 16 febbraio 2017 16:35

    Magari “la legge è uguale per tutti”?
    Io li voglio in prima pagina come il resto dei mortali, sono i ” professionisti” che hanno portato l’Italia a tal punto, vergogna!
    Adesso ci attacchiamo alla morbosità, facile cambiare nome alle cose, io la chiamo GIUSTIZIA ed equità, un giudice o chiunque altro, non è diverso da un operaio o manovale che sia, difendere queste caste è solo da italioti…

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