i fatti dopo il ragionamento

L’ipocrisia al tempo dei disabili

di

Le dimissioni dell'assessore Miccichè dopo la penosa figura alle Iene e la stupida illusione che dopo di lui le cose possano cambiare. Care anime belle, vi racconto una storia. Che non parla di nazismo. Ma quasi Disabili Software 1 | Blog diPalermo.it

E così Gianluca Miccichè si è dimesso. Era il meno che potesse capitargli dopo le penose e imbarazzanti figure rimediate coi servizi delle Iene che hanno portato alla ribalta il problema della disabilità.

Voglio sperare che nessuno faccia l’errore di pensare che il nuovo assessore riuscirà ad imprimere un’accelerazione o una ventata di novità sul fronte dell’assistenza ai disabili. Non lo farà, come non lo hanno fatto né Miccichè e neppure i suoi predecessori che via via si sono avvicendati alla guida dell’assessorato. La ragione è semplicissima ed investe trasversalmente tutte le articolazioni politiche, da quelle centrali a quelle periferiche.

Il punto è che i disabili non solo non portano consensi in termini elettorali, ma rappresentano un costo, un insopportabile costo sociale. I nostri politici si trovano in una situazione davvero scomoda, costretti come sono a muoversi nel contesto di un ordinamento che giustamente assume come centrale il valore “persona”, cosa che implicherebbe una tutela ad ampio raggio dei soggetti disabili, una presa in carico della collettività, foss’anche al solo scopo di compensare, in termini di aiuto e sostegno economico, gli innegabili svantaggi di cui sono portatori.

Dall’altro ci sono gli evidenti costi sociali ed economici che un’operazione del genere (doverosamente) richiederebbe. E così i nostri illuminati politici si sono attestati sul comodo versante dell’ipocrisia con interventi che, almeno sulla carta, sono coerenti con i princìpi generali del nostro assetto ma che in pratica si risolvono nel totale abbandono dei disabili e delle loro famiglie

Pensate. Un portatore di una invalidità pari al 100 per cento percepisce una pensione di 250 euro mensili o giù di lì, il che, se ci riflettiamo, mette a posto la coscienza, ma equivale a decretarne la fisica soppressione. I disabili sono una patata bollente. A livello istituzionale non li vuole nessuno. “Puzzano”, e più sono gravi e bisognosi di assistenza, più puzzano perché più costano.

Vi racconto una cosa: qualche anno fa ci fu uno scandalo che interessò una nota clinica palermitana di malattie nervose, lo ricorderete. Ospitava i cosiddetti “residui manicomiali”, tutti coloro cioè che erano stati dimessi dai manicomi e che avrebbero dovuto essere avviati in percorsi di recupero ed in contesti socio-assistenziali appropriati. Invece erano stati parcheggiati in una sorta di manicomio privato.

Dopo l’esplosione dello scandalo la Asl (allora si chiamava così) tentò di trovare una soluzione residenziale per questi poveri sfortunati. Ma erano tanti, troppi. Li ho visti io, i solerti funzionari dell’Asl, all’opera.

Selezionavano i soggetti uno per uno. Sceglievano i migliori, i meno gravi, quelli ancora più adattabili. Gli altri li scartavano. Che restassero pure nella clinica. Così il nostro ordinamento affronta il problema dei disabili. Il nazismo lo aveva risolto nei termini “pragmatici” che tutti noi conosciamo. Perlomeno aveva il, seppur discutibile, pregio della chiarezza.

Lascia un commento