i fatti dopo il ragionamento

Quando a vincere è l’orrore

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La rom chiusa in gabbia dai due operai, la spinta all'odio e quella misteriosa incapacità di capire che la bellezza sta, soprattutto, nelle differenze Rom Ingabbiate 550x264 | Blog diPalermo.it

Devo ammettere che quando dipalermo.it mi ha chiesto se mi andava di buttare giù due righe su quanto successo a un Lidl di Follonica, o meglio su quel che era successo “intorno” a quell’episodio, ho inizialmente pensato di dire “no, grazie ma no”. Che cosa posso dire, mi chiedevo, di utile? Davvero dobbiamo stare a discutere di due esseri umani in grado di divertirsi mettendo due persone in gabbia?

Cosa c’è da dire, questa gente ha bisogno di aiuto; di sganassoni e di aiuto. Che cosa posso dire di utile a questa gente? Che cosa posso dire di utile su Matteo Salvini, che si è gettato sull’episodio (non come uno sciacallo, questo animale meraviglioso) dimostrando ancora una volta che per lui l’umanità e la dignità non valgono i quattro voti che può aver raccattato? Che cosa posso dire, se non insultarlo? E anche se lo insultassi, che cosa otterrei, oltre alla immediata soddisfazione che insultarlo mi darebbe? E cosa posso dire sulle migliaia e migliaia di commenti immondi che, sono certo (mi sono rifiutato di andarli a cercare), si saranno impilati sulla bacheca di Salvini, su quella della Lidl, sulle sezioni commenti delle testate giornalistiche?

Forse il silenzio è l’unica arma che mi sento di utilizzare. Questo ho pensato. Forse non sono in grado, né come commentatore, né come essere umano, di instaurare una conversazione con chi si rifiuta di accettare la dignità umana; non la dignità di chi è diverso, attenzione, ma proprio la dignità umana; perché chi disumanizza altri esseri umani disumanizza, innanzitutto, se stesso.

È forte, fortissima, la tentazione di creare spazi da cui escludere i Salvini e tutti coloro che non sono in grado di accettare alcuni elementi basici della convivenza umana, primo fra tutti, ovviamente, il rispetto della dignità. Eppure, ho avuto modo di vivere in prima persona questi spazi, in un altro contesto; e di vederne gli effetti. E credo di avere imparato una lezione. La lezione viene da un momento, secondo me decisivo, della campagna elettorale di Hillary Clinton, quando ad un comizio ha bollato come deplorables, deplorevoli, non Donald Trump e le sue politiche, ma i suoi elettori.

Siete deplorevoli, ha detto, non meritate lo spazio pubblico della conversazione (e, in fondo, del voto). Hillary Clinton, in una tradizione molto statunitense, liberal, voleva creare uno spazio da cui certe pulsioni fossero espulse. Uno spazio sicuro (safe space, dicono negli Usa), in cui noi, quelli che ragionano, possiamo sentirci bene, al riparo dall’orrore; spazi in cui non ammettiamo qualsiasi espressione che possa essere giudicata offensiva. Sembra splendida l’idea dei safe spaces. Eppure sappiamo come sia finita alla Clinton; che ha creato sì uno spazio sicuro per i suoi elettori, ma ha dimenticato che, per fortuna, i deplorevoli votano (sì, per fortuna, perché se non votassero sarebbe peggio). Hillary Clinton voleva fingere che non esistesse l’orrore; e dall’orrore è stata sconfitta.

E allora voglio scrivere, mi son detto, voglio parlare, voglio ingaggiare una conversazione. Voglio creare spazi in cui affrontare l’orrore, con tutte le armi che ho, quelle della ragione ma anche, e sopratutto, quelle delle emozioni; voglio diffondere idee e voglio diffondere rispetto, dignità, amore anche. Voglio capire perché certa gente sta così male da trovare divertente rifiutare la propria umanità. Voglio capire che cosa porta esseri umani a diventare prede dei Salvini – Salvini che, no, non va capito, Salvini che usa l’orrore strategicamente per conquistare potere. Voglio capire se sono ragioni economiche, se sono ragioni psicologiche, se sono ragioni sociali, o più probabilmente un misto delle tre, a creare le condizioni perché esseri umani odino altri esseri umani: non voglio giustificare, voglio capire; e voglio agire per togliere a Salvini il pane per il suo pasto osceno.

Come scrisse Ghassan Hage in conclusione del suo splendido saggio sul suprematismo bianco in Australia (White Nation: fantasies of White supremacy in a multicultural society; del 2000), dobbiamo riconoscere l’esistenza di un problema sociale. Ma attenzione, non è l’integrazione delle minoranze il problema, ma la incapacità delle maggioranze di integrarsi e finire prede del suprematismo bianco o dell’odio per i Rom. Dobbiamo riconoscere che ci sono tanti esseri umani che non sono in grado di adattarsi alla complessità e alla bellezza della società umana, e alla sua differenza. Dobbiamo riconoscere che esistono ragioni reali per questo disagio, e le dobbiamo affrontare.

In fondo finché certa gente può dire in pubblico cose che ci fanno orrore, avremo contezza del fatto che l’orrore esiste. E potremo allora combatterlo. Sarà quando non vedremo l’orrore, quando lo nasconderemo come polvere sotto il tappeto, che l’orrore crescerà silenzioso fino a diventare potere.

5 commenti

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  • 26 febbraio 2017 08:32

    Non infierisco su i due operai, perche’ forse volevano apparire due burloni, divertire il loro invisibile cervello, ma sul povero Salvini, il quale ha bisogno di aiuto, non lo lasciamo solo ha bisogno di essere assistito da un buon medico.

  • 26 febbraio 2017 12:00

    Interroghiamo la storia, maestra di vita, e chiediamoci perchè nascono i Mussolini,Hitler, i dittatori “populisti” e diciamo anche i Salvini. Forse dovremo capire da dove nascono i fenomeni che fanno nascere questi individui. Perchè se l’analisi non parte da questi capisaldi non ce ne usciamo più. Bisognerebbe intervenire a monte. Da società civile. E non quando i flussi indiscriminati e incontrollati determinano episodi spiacevoli sempre più ricorrenti e danno modo di cavalcare la protesta facendo diventare eroi i suddetti. Troppo facile e scontato inveire sui Salvini. Perchè non si creano i presupposti che evitino la creazione di questi personaggi? Perchè la gente comune che non si sente difesa si rivolge inevitabilmente a chi promette di difenderli. E una volta arrivati all’obiettivo……………..non parlano più le considerazioni ma le pagine di storia. Spesso tristi e amare.

  • 27 febbraio 2017 11:24

    Gentile Don Totò, grazie per il commento. Eppure, mi permetta, e proprio nello spirito di aprire una “conversazione”, ma cosa c’entrano i “flussi indiscriminati e incontrollati”? I Rom, in Italia, sono per gran parte (oltre metà) Italiani (con nazionalità italiana, figli di italiani, insediati nel territorio italiano da secoli e a volte millenni), una quota sono cittadini comunitari (che, come me, Palermitano in Portogallo, come tutti noi, han diritto a muoversi in Europa liberamente) e solo una piccola percentuale (circa un quinto) sono cittadini extracomunitari, ma praticamente tutti in regola (perché arrivati in Italia da molto tempo).
    Insomma, non stiamo parlando di immigrati, se non per poche eccezioni.
    L’odio per i Rom ha ben altre radici

  • 27 febbraio 2017 13:28

    Ringrazio Simone Tulumello per le precisazioni, suffragate da dati attendibili.
    Lungi da me aprire una polemica su un argomento così delicato, ma non posso che apprezzare chi, con cordialità e preparazione, si impegna per smontare i luoghi comuni e non fare di tutta l’erba un fascio. Personalmente, ma credo di non essere solo, sono stufo di pressapochismi e generalizzazioni sul tema dell’immigrazione.

  • 27 febbraio 2017 17:22

    E infatti problemi complessi come l’immigrazione richiedono soluzioni complesse, chi propone soluzioni semplici, nel bene e spesso nel male, apre la strada ai vari Salvini di turno.

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