i fatti dopo il ragionamento

La classifica delle sofferenze

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Un piccolo libro, una madre che parla del figlio autistico e tutte quelle malattie che non hanno vetrina. E che faticano ad imporsi alla nostra attenzione Autismo | Blog diPalermo.it

Qualche giorno fa ho ascoltato Rosi Pennino. Ero al museo del Risorgimento di piazza San Domenico, durante la presentazione del libro “Palermo dietro i vetri”. Rosi Pennino, presidente della Associazione “Parlautismo”, è la mamma di una bimba autistica. Pochi concetti, dritti come siluri, ma non per questo meno carichi di passione. Mi sono commosso, e molto, mentre la ascoltavo. Ma non è di questo che voglio parlarvi.

Il fatto è che mi sono ricordato di quel mio amico. Qualche settimana fa lo avevo incontrato, e parlando del più e del meno si era annotato, in un biglietto, il titolo del libro e la casa editrice. “Compralo, gli avevo detto, è un bel libro e il ricavato andrà a beneficio di una struttura che si occupa di bambini autistici”. Ha strappato il biglietto. “Non lo compro più, gli autistici mi hanno rotto i coglioni, non ne posso più sentire parlare”.

No, non sto parlando di un cinico o di un insensibile anaffettivo. È solo un padre che ogni giorno si misura col dramma della disabilità del figlio. Una disabilità della quale nessuno parla, ma non per questo meno dolorosa e lacerante. Neppure io so con esattezza di cosa si tratti, qual è il nome del suo “problema”.

So soltanto che è vero, maledettamente vero, paradossalmente vero, che puoi fare del male anche parlando del bene, e che anche sul fronte delle disabilità esistono surreali classifiche. Fateci caso, ci sono malattie che hanno una loro vetrina, delle quali si parla, e che riescono a bucare la coscienza collettiva. Altre proprio non ci arrivano.

Oggi tutto passa attraverso i canali mediatici, ma per chissà quale oscuro fenomeno solo alcune malattie riescono a mettere in moto il meccanismo della solidarietà e quello della condivisione che servono, eccome se servono, a farti sentire meno solo.

Per altre malattie esiste solo la sofferenza che il silenzio rende ancora più cupa. Mi sono interrogato sulle ragione di questo fenomeno che, a dire il vero, non è affatto nuovo.

Ad esempio, proprio a proposito dell’autismo, tragico tema sul quale, giustamente, si sono accesi i riflettori, ho pensato ad una sorta di rendita proveniente dal film “Rain Man” che lo ha, in qualche modo, sdoganato. Ma non mi è sembrata una risposta convincente. Per dire, un film altrettanto bello come “A beautiful mind” non è riuscito a tirare fuori dalle sabbie mobili del silenzio una malattia tremenda come la schizofrenia. Le varie giornate mondiali (dell’autismo, della sindrome di down, della sclerosi multipla, dell’emofilia, del diabete, eccetera eccetera) non riescono ad abbracciare lo sterminato pianeta della disperazione.

Forse non ci sono ragioni. Forse è così, semplicemente perché deve andare così e non può andare in altro modo. In fondo la vita, l’esistenza ci consegnano classifiche e pagelle. Nel lavoro, nello sport, in amore, a scuola, nell’arte, in tutto insomma. Ovunque c’è che vince e c’è chi perde. Ci sono i primi, ci sono i secondi, ci sono gli ultimi. C’è anche chi, semplicemente, non esiste. Anche sul versante della sofferenza.

E questa è la madre di tutte le ingiustizie.

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