i fatti dopo il ragionamento

Il senso di Giletti per la Sicilia

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Il solito show del conduttore Rai, quelle verità nascoste e una campagna di delegittimazione con un co-protagonista inaspettato: il nostro presidente della Regione Giletti | Blog diPalermo.it

“Dire la verità in malafede dovrebbe essere considerato disonesto”, ci ricorda Karl Kraus. Massimo Giletti è torinese e ha quindi buoni motivi – anche antropologici, magari anche un po’ positivistici – per attaccare sempre il Sud Italia e, in particolare, la Sicilia. Se andiamo a leggere cosa pensavano dei meridionali i piemontesi che, subito dopo il 1860, si catapultavano al Sud per sedare le rivolte di migliaia di giovani dell’epoca che si rifiutavano di andare a servire per sette anni – sette anni! – l’esercito dei Savoia (al secolo, la più scalcagnata monarchia dell’Europa di quel periodo) e le raffrontiamo con la demagogia di Giletti, non ci troveremo grandi differenze.

Sono passati gli anni, ma l’atmosfera e la sottocultura del Nord non è cambiata. Del resto, quando in Sicilia e, in generale, nel Sud di discettava di filosofia e letteratura, in Piemonte si dedicavano agli armenti. Sana e rustica progenie, per carità: tutta salute e grande rispetto per la ribollita piemontese: ma nulla di più.

Dire e ribadire che il Parlamento siciliano paga i vitalizi agli ex deputati è vero. Ma mettere in mezzo sempre la nostra Isola, magari aggiungendo qualche altra Regione del Mezzogiorno, per arricchire la coreografia antimeridionale, dimenticando i vitalizi degli ex parlamentari di Camera dei deputati e Senato della Repubblica non è corretto: è, Kraussianamente parlando, una verità enunciata in malafede a spese del servizio pubblico. Complimenti vivissimi!

In televisione – soprattutto in certe trasmissioni – è verità ciò che si dice, non ciò che è. Se poi a rappresentare la Sicilia si presenta Rosario Crocetta, un presidente della Regione che, senza offesa, è quello che è (metà nota sincopata del Pd siciliano, metà entropia politica, loquela flaccida con anacoluti che si perdono nel vuoto e meta-riflessioni con capo e coda che si inseguono in un gioco continuo e disperato) beh, allora la frittata è fatta.

Giletti non parla: pontifica. Illumina lo schermo con i suoi occhi rifrangenti: e colpisce con fendenti teleologici. Cosa c’è dietro le gazzarre che L’Arena dedica, ormai, una domenica sì e l’altra pure alla Sicilia? Audience, ma non solo.

La verità è che c’è da fronteggiare la nuova richiesta degli Illuminati di Bruxelles, che vogliono dall’Italia altri 3 miliardi e 500 milioni di euro. Se il direttore di questo blog che gentilmente ospita il mio intervento lo vorrà, in un altro articolo mi piacerebbe raccontare come l’Unione Europea dell’Euro, dal 2002 ad oggi, ha impoverito l’Italia con la truffa del debito. Quello che ora posso dire è che è in corso un’operazione squallida e demagogica per continuare a derubare la nostra Isola.

Cominciamo dai vitalizi. Che a me non sono mai piaciuti. La Regione siciliana autonoma appena nata – si era negli anni ’40 del secolo passato – li ha mutuati dal Senato della Repubblica insieme con il regolamento parlamentare. Non la penso come la maggior parte delle persone che vorrebbero tagliare i vitalizi agli ex parlamentari. Nel passato c’erano persone – soprattutto nella sinistra – che dedicavano la vita alla politica. Cominciavano da ragazzi. E finivano col diventare funzionari di partito. Il vitalizio li faceva campare quando non erano più parlamentari. Sono compensi esagerati? Sì. Ma la politica italiana e l’informazione altrettanto italiana non hanno mai fatto qualcosa di concreto.

Il problema è stato posto solo ora? No. Lo hanno posto tanti anni fa, inascoltati, i Radicali di Marco Pannella, i primi a parlare degli sprechi dei partiti. Si sarebbe potuto fare di più nel passato? Sì, eliminando, ad esempio, il cumulo tra pensione e vitalizio. Giusto – almeno a mio avviso – pagare il vitalizio a chi si dedicava alla politica per lavoro. Ma perché pagare il vitalizio a chi ha già una pensione? Al massimo un’integrazione, fino a un massimo di tremila euro al mese. Invece nella Prima Repubblica – lo so perché mi occupo di politica dal 1985 – c’erano ex parlamentari nazionali che viaggiavano tra 20 e 30 milioni di vecchie lire al mese di vitalizio! Una vergogna.

Queste cose lo ho scritte alla fine degli anni ’80: ma non gliene fregava niente a nessuno. E oggi? Oggi la musica è un po’ cambiata. Un po’, ma non tanto. Io non penso che i vitalizi debbano essere tolti a tutti gli ex parlamentari. Vanno tolti a chi non ne ha bisogno e mantenuti, lo ribadisco, fino a un massimo di tremila euro al mese. Per tutti, però: per gli ex parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana, per gli ex consiglieri regionali e, soprattutto, per gli ex parlamentari nazionali e per gli ex senatori: perché è lì, tra gli ex inquilini di Montecitorio e di Palazzo Madama, che si registrano i vitalizi che, in alcuni casi, gridano vendetta.

Solo che dei vitalizi degli ex parlamentari nazionali, ne ‘L’Arena’ di Giletti, l’altra domenica chissà perché, non si è parlato. E questa è la dimostrazione che la trasmissione è stata pensata per mettere in cattiva luce la Sicilia e, in generale, il Sud Italia. Non sono stupito. Per lavoro mi occupo di politica. A metà anni ’80 (sempre del secolo passato) un collega del quotidiano per il quale lavoravo che aveva qualche anno più di me mi disse: “Se devi seguire la politica regionale devi studiare il bilancio. E’ l’unico modo per non dipendere da quei banditi…”.

I banditi erano – e per quanto mi riguarda sono ancora – i parlamentari dell’Ars. E poiché, da allora, ogni anno leggo e approfondisco i documenti di bilancio e le relazioni della Corte dei Conti, posso affermare senza tema di smentita che la situazione della Regione siciliana è messa veramente male.

E’ messa male non perché in Sicilia ci sono sprechi a iosa (ormai gli ultimi sprechi degni di questo nome – per ciò che riguarda la Regione siciliana – sono nelle forniture della sanità: il resto è miseria), ma perché Roma, travolgendo le previsioni dello Statuto siciliano, si prende quasi tutte le risorse finanziarie di pertinenza regionale. Aiutata, in quest’opera di spoliazione, da alcuni ‘intellettuali’ siciliani che non hanno mai aperto né un libro di Economia, né un libro di Diritto: e che, forse proprio per questo, hanno stabilito che tutti i mali della Sicilia risiedono nell’Autonomia.

Lungi da me difendere la presunta classe dirigente che ha gestito la Regione dal 1947 ad oggi: ma che c’entrano le istituzioni con chi, indegnamente, le ha rappresentate?

Negli ultimi quattro anni, poi, il disastro è stato totale. Nel giugno 2014 – allora gestivo LinkSicilia insieme con la mia amica Antonella – abbiamo assistito a qualcosa di incredibile: il presidente della Regione Crocetta che firma un patto con il governo Renzi, rinunciando agli effetti positivi di pronunciamenti della Corte Costituzionale favorevoli alla Regione siciliana. Una follia!

Non io – che sono solo un giornalista – ma un docente di Economia presso l’Università di Palermo ha quantificato in 5 miliardi di euro le perdite della Regione siciliana. Dopo di che Crocetta, il presidente dell’Ars, Giovanni Ardizzone, e la maggioranza di centrosinistra che sostiene l’attuale governo regionale, nel giugno dello scorso anno si sono cimentati in un’altra bravata, riducendo le entrate regionali legate all’Irpef.

Mi rendo conto che già i lettori si saranno annoiati e magari diranno: “Ma questo che vuole con ‘sti numeri? Irpef, Corte Costituzionale e altri discorsi pallosi”. Il problema è che tutto questo impoverisce la nostra vita. Si riducono le occasioni di lavoro per i siciliani, con i giovani costretti ad emigrare. Si riducono i soldi delle famiglie: cosa, questa, che riduce i consumi: la gente acquista meno vestiti e meno scarpe e comincia, anche, a misurare la presenza nei ristoranti e nei bar.

Si mette male per le categorie deboli: in pochi hanno scritto che i fondi per l’assistenza per i disabili gravi e gravissimi della Sicilia li ha tagliati il governo nazionale: questo Pif lo sa? Volendo, poteva prendere informazioni dal sottosegretario Davide Faraone, che è bravissimo…

Già la sanità siciliana è in grande sofferenza: con la manovra sulle imposte della premiata ditta Crocetta-Ardizzone-centrosinistra la situazione si aggraverà: non ci si può lamentare delle file chilometriche nei pronto soccorso e fare finta di non sapere che la responsabilità dei disagi non è dei medici e degli infermieri, ma di una politica siciliana che avalla i tagli finanziari romani.

Va male per i liberi professionisti, che sempre più spesso lavorano, ma attendono mesi, se non anni, per essere pagati (e qualche volta non vengono nemmeno pagati!).

Si mette male anche per noi giornalisti: perché se rallenta l’economia – e in Sicilia quel poco di economia che c’è va lentamente morendo – non c’è raccolta pubblicitaria per i giornali e se manca la pubblicità, si sa, si lavora per la gloria.

E’ in questo scenario che si inserisce la sceneggiata di domenica da Giletti. Vedrete: tra un po’ assisteremo a un’altra sceneggiata: il governo nazionale che chiede alla Regione un ulteriore sacrificio di 700 milioni di euro, Crocetta e il Pd che dicono no, Roma che si tiene comunque i soldi.

Morale: il nuovo presidente della Regione che si insedierà a novembre troverà nel bilancio un buco di almeno un miliardo e mezzo: buco non di competenza, ma di cassa. Per essere brutali: mancheranno i soldi per fare funzionare mezza amministrazione pubblica siciliana.

1 commenti

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  • 05 marzo 2017 23:05

    Bravo!, condivido l’articolo di Giulio. Ha omesso di dire, però, che buona parte della pubblica informazione, quindi non solo Giletti, agisce in perfetta e consapevole malafede…e non solo per audiance….. Si dimentica troppo in fretta, che l’informazione, tra l’altro pagata da tutti gli italiani con la tassa sulla bolletta della luce, deve avvenire in maniera corretta: prima il dovere di cronaca, soltanto dopo il diritto di critica; inoltre, un buon giornalista, oltre a garantire l’imparzialità di giudizio della notizia, ha l’obbligo etico della verifica delle fonti. E ciò accade raramente; Giletti, ad esempio, nemmeno se o sogna di verificare le fonti, gli interessa ben altro, sapendo bene di essere, nella migliore delle ipotesi, omissivo. In Sicilia, con taluni “giornali”, anche online, del resto, non va meglio. In parole povere, sovente l’informazione è falsa e tendenziosa, oltre che affidata a personaggi improvvisati e professionalmente incapaci. Quindi, di cosa ci meravigliamo, poi, se il politico di turno cerca di sfruttare lo strumento dell’informazione per propri fini? Ovvio, non voglio giustificare la politica, anzi! Dico soltanto che gli “attori” che contribuiscono alla malagestione della “res publica” sono tanti, non da meno l’informazione…almeno una certa informazione

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