i fatti dopo il ragionamento

Viva Starbucks, abbasso voi!

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La polemica per l'apertura del colosso americano a Milano, l'anacronistica difesa delle tradizioni e l'immobilismo imprenditoriale che la dice lunga sul nostro coma economico Starbucks | Blog diPalermo.it

La polemica infinita per l’apertura di Starbucks a Milano, con annesso dono di palme e banani in piazza Duomo da parte del colosso americano, la dice lunga su quanto l’Italia meriti di fallire definitivamente, sprofondando nella melma che lei stessa ha contribuito a far sedimentare in secoli e secoli di immobilismo imprenditoriale.

Gli Starbucks esistono in tutte le città europee, sia nelle metropoli che nei centri minori, e non hanno tolto mercato ai piccoli locali, che continuano ugualmente a lavorare e a proliferare. Penso a Vienna, patria dei caffè al chiuso, dove si offre anzi un’alternativa meno impegnativa al cliente rispetto ai caffè tradizionali, e la possibilità di poter bere e mangiare in tutta rilassatezza, senza l’assillo di dovere liberare il tavolo dopo dieci minuti e magari dover pagare un salato servizio.

Leggevo sul Corriere della Sera riguardo questa apertura che si tratterebbe addirittura di un “affronto”, in quanto l’Italia è la patria del caffè espresso. E pensare che l’immagine di una caffetteria come Starbucks trae ispirazione proprio dal modello sociale e commerciale dei caffè italiani, ma secondo qualche illustre genio del marketing nostrano in Italia non funzionerebbe, dal momento che “agli italiani non piacciono le tazze di plastica, poiché essi non considerano neanche la possibilità di prendere il caffè fuori dal bar, bevendoselo mentre camminano o guidano”.

Insomma siamo solo dei dannati provinciali! Si vede l’ampliamento dell’offerta di mercato come una minaccia ai propri piccolissimi orticelli di potere e privilegio. Vedendola più in prospettiva, mi pare l’ennesimo episodio di resistenza scema a tutto ciò che riguarda altre culture (soprattutto quella americana), come fu qualche tempo fa per il progetto di apertura di McDonald’s all’interno delle mura Vaticane, con annessa marcia per le strade di Roma di intellettualoidi che protestavano e si accapigliavano sul nulla.

Come succede a noi ogni 31 ottobre, con la ridicola guerra delle tradizioni tra festa dei morti e l’americana Halloween, portatrice secondo alcuni addirittura del demonio dentro le nostre case. Che poi, queste cose le scrivo proprio io che sono straconvinto che La Grande Bellezza si trovi nel vecchio continente, in Europa, e non negli States, che non esista al mondo miscela più magica tra arte, storia, architettura, natura, tradizioni, folklore, cultura, letteratura e gastronomia di quella europea rispetto agli Stati Uniti d’America.

Proprio io che preferisco perdermi tra le viuzze del Marais, respirare l’atmosfera mesta e decadente dell’est Berlino o passeggiare per le calli veneziane piuttosto che ammirare gli skyline pompati, drogati e pieni di luci e grattacieli delle metropoli d’America (anche se il loro fascino cinematografico è indiscutibile). Proprio io che considero la musica “british” (e non quella americana) seminale per tutto il panorama mondiale.

Ma il punto centrale della questione è il rifiuto a prescindere della cultura altrui. E perché poi? Se Starbucks rispetta i vincoli architettonici ed urbanistici, paga le tasse, investe in opere di abbellimento delle aree limitrofe, crea posti di lavoro ed

attrattiva per i turisti dove starebbe il problema?

Che poi il caffè o le sue specialità facciano schifo (non è vero per quanto mi riguarda) saranno soltanto problemi dei clienti, che sceglieranno liberamente dove andare. Diciamolo, Starbucks fa tanto vacanza, almeno nel mio immaginario e penso in quello di tantissime persone che amano viaggiare e che almeno una volta, dopo avere scarpinato sei ore in qualche bella città per il mondo, si sono fermati a bere ed a mangiare lì, o ancora peggio (affronto all’italianità) si sono portati a zonzo la bevanda calda.

3 commenti

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  • 07 marzo 2017 03:36

    Scommetto che sarai uno dei primi ad andarci. Potrai cosi’ parlare da fare invidia ai tuoi amici del Starbuck (detto in italnish). Se ami tanto le usanze “Yanky” perche’ non vai ad abitare in USA?

  • 07 marzo 2017 13:38

    Piantare banani e palme nella splendida piazza duomo di Milano vuol significare, secondo i suoi canoni estetici, abbellire le aree limitrofe? Vado a vomitare….

  • 07 marzo 2017 19:18

    Mi associo ai precedenti commentatori aggiungendo!

    I bambini, nessuno pensa mai ai bambini!

    PS: siamo sopravvissuti al McDonald, al Kebab, al sushi all you can eat e sopratutto agli ortaggi venuti dalle Americhe come pomodori e patate!

    PPSS: Si scrive Yankee

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