i fatti dopo il ragionamento

Ma voi lo conoscete Di Matteo?

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La nomina alla Direzione nazionale antimafia, il criticatissimo processo sulla trattativa, un uomo spesso isolato e vittima di invidie e maldicenze. Che io invece difendo. Perché so bene chi è. E so come lavora Nino Di Matteo | Blog diPalermo.it

Sono particolarmente contento del fatto che Nino Di Matteo sia stato scelto dal Csm quale componente della Direzione nazionale antimafia. Provo a spiegare le ragioni per le quali sono contento di questa notizia: Nino Di Matteo è uno dei magistrati che ha alle sue spalle un’esperienza pluriennale in materia di indagini di mafia. Alcuni suoi detrattori associano il suo nome all’ormai celebre processo trattativa, ma evidentemente hanno la memoria corta. Nino e altri colleghi in gamba come lui facevano parte della Procura di Caltanissetta e si sono occupati di delicate indagini di mafia relative agli omicidi di magistrati del distretto di Palermo.

Ho conosciuto Nino Di Matteo tanti anni fa e credo che chi in questi anni ha parlato male di lui non lo conosca affatto. Sul piano professionale ne posso parlare soltanto bene: ho avuto il piacere di averlo in udienza nel ruolo di pubblico ministero e ho potuto apprezzarne le qualità di equilibrio e di dedizione al lavoro. Non si è mai sentito più degli altri.

Quando gli è stato detto di andare in udienza come un magistrato di prima nomina lo ha fatto con la dedizione e il senso del dovere e dello Stato di un magistrato di prima nomina. Quando si è occupato del processo del secolo lo ha fatto mettendoci la sua faccia e accettando in silenzio le critiche che gli piovevano addosso.

Di quel processo non voglio parlare, perché è un processo in corso di trattazione e il mio ruolo di magistrato non mi consente di parlare di processi in corso di trattazione. Di certo è un processo epocale. Un processo nel quale la verità processuale sarà affidata a una Corte d’Assise autorevolmente presieduta e composta. La verità storica, che non sempre coincide con quella processuale, forse la scriveranno i nostri figli o forse i nostri nipoti tra molti anni.

Io ho visto Nino Di Matteo lavorare con una laboriosità e una dedizione uniche. Ho visto Nino Di Matteo sacrificare gran parte della propria libertà e della propria vita privata per dedicarsi al suo lavoro. Ho visto Nino Di Matteo, un uomo e un magistrato al quale ogni palermitano dovrebbe dire grazie, vivere scortato, spesso isolato anche all’interno della magistratura e questo è ciò che mi ha fatto più paura.

Venticinque anni fa io affidai i miei temi di giovane aspirante magistrato a Francesca Morvillo che faceva parte della commissione di concorso che mi avrebbe dovuto giudicare. Tornai da Roma poco prima di lei e di Giovanni Falcone e miracolosamente passai incolume da quella maledetta autostrada che dopo qualche ora sarebbe diventata la loro tomba. Beh, forse anche per quello sono contento di fare il giudice e anche per quello sono contento che Nino stia andando a lavorare altrove.

Perché le calunnie, le cattiverie, l’isolamento che ha pagato Nino mi hanno fatto pensare a quello che ha subito Giovanni Falcone. Anche Nino Di Matteo, come Giovanni Falcone, è stato attaccato dall’esterno e isolato all’interno della magistratura. E sì, perché se sei un magistrato bravo, se diventi famoso, se hai la scorta, spesso capita che diventi l’obiettivo delle invidie di qualche collega che magari non è famoso perché non fa niente di particolarmente famoso.

Di Falcone dissero che si era messo da solo il tritolo nella sua casa all’Addaura. Di Nino Di Matteo qualcuno ha detto che è desideroso di protagonismo. Non è così. Credo che Nino Di Matteo avrebbe fatto volentieri a meno di dovere spiegare ai suoi figli il senso delle parole di un boss mafioso intercettato che dava l’ordine di ucciderlo. 

Palermo è una città strana: una città il cui sindaco si schiera a fianco di Nino Di Matteo e contemporaneamente molti magistrati tributano un minuto di applausi a una giornalista che attacca Nino Di Matteo.

Ecco, per tutti questi motivi non ho paura di cadere nei luoghi comuni se dico che oggi sono contento, se mi sento tra quelli che stanno con Nino e se auguro a chi rimane qui in trincea di mantenere la calma, l’indifferenza alle invidie e ai silenzi che sono indispensabili per fare un lavoro così delicato.

E si, perché se a Palermo arresti rapinatori e stupratori, avrai sempre il consenso di tutti, ma se ti occupi anche di altro non tutti ti daranno consenso. E intendiamoci: non mi riferisco né al processo trattativa (del quale non parlo, come non parlo di altri processi in corso), né ad altri processi trattati da Nino Di Matteo. Mi riferisco all’impegno di quel magistrato che questa nomina l’ha meritata col suo lavoro.

6 commenti

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  • 17 marzo 2017 11:33

    L’accostamento che qui si fa tra Di Matteo e Falcone mi porta a ricordare un piccolo episodio, al tempo del pensionamento di Caponnetto: una persona non pubblica, ma molto influente nella formazione della pubblica opinione, come si diceva allora, in una occasione affermò: “Vedrete, farà sentire scrusciu di manette”. Parole che esprimevano preoccupazione per l’eventuale elezione di Falcone a capo dell’ufficio istruzione. Parere non isolato, né ritenuto scandaloso, era il 1988 e la tragedia ancora lontana.
    Ma nel Csm sembrò che condividessero “quel timore”: votarono a favore di Antonino Meli. Il quale venne, smantellò il pool antimafia, andò in pensione. E Falcone nel frattempo fu destinato ad altre indagini.
    Così andarono le cose. E così, a quanto pare, potrebbero ancora andare. Ma Di Matteo non rimarrà a Palermo. Sarà, comunque, una perdita per questa città.

  • 17 marzo 2017 13:53

    Grazie dott. Aiello per il quadro che ha tratteggiato di Nino Di Matteo. Anch’io ho avuto il privilegio, e sottolineo privilegio, di conoscerlo fin dai tempi della scuola e successivamente di apprezzarne le doti di magistrato.
    Sottoscrivo ogni parola e, per quanto mi riguarda, ogni volta che posso, lo ringrazio sia pubblicamente che privatamente, per aver scelto di vivere una vita blindata per dare ai nostri figli la possibilità di vivere in una terra libera dalla mafia.
    Spero che il dott. Di Matteo, quando potrà assumere il nuovo prestigioso incarico, possa avere una maggiore serenità di quella che in questi ultimi anni gli era stata tolta, e sono certo che il suo impegno nella lotta alla criminalità andrà sempre avanti con la medesima forza, tenacia ed abnegazione.

  • 17 marzo 2017 17:06

    Mi sembra un’imprudenza ricordare l’attività di Nino Di Matteo quando era pm a Caltanissetta visto che non molto tempo fa si è stati costretti a scarcerare diverse persone dopo tantissimi anni di 41/bis per il semplice motivo che erano innocenti e che con l’attentato di Via D’Amelio non c’entravano nulla. Questo è potuto accadere perché Di Matteo ha preso per oro colato quello che diceva un presunto pentito. Non è stata l’ultima volta, visto che il nostro, assieme a Ingroia, ha avviato con le stesse basi l’inchiesta e poi il processo per la cosiddetta trattativa Stato-mafia. Sarà anche il processo del secolo, ma per ora constato che il testimone chiave, Massimo Ciancimino, è finito in carcere, mentre il generale Mori colleziona assoluzioni e anche le accuse all’ex ministro Mannino, accusato di essere stato il promotore della “trattativa”, sono cadute clamorosamente con un’altra sentenza di assoluzione. Oggi Di Matteo ha ottenuto la promozione che inseguiva da tempo e spero che la si finisca una buona volta con il vittimismo, anche se l’intervista pubblicata oggi dal Fatto Quotidiano me lo fa dubitare.

  • 17 marzo 2017 19:33

    Processo del secolo? Stiamo scherzando, vero?

  • 18 marzo 2017 01:13

    La procura di Caltanissetta ai tempi dell’attendibilissimo Scarantino o l’inchiesta Agostino passata per avocazione nelle mani della procura generale?

  • 19 marzo 2017 11:51

    Paragonare Falcone a Di Matteo perfavore no.

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