i fatti dopo il ragionamento

Noi, col fucile sotto al cuscino

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Sicurezza, legittima difesa e certe priorità investigative che, visti i tempi, si potrebbero anche invertire. Senza che nessuno si scandalizzi Douglas Giorno Follia | Blog diPalermo.it

Tutti vorremmo appagata la nostra esigenza di sicurezza. Ci piacerebbe vedere tutori dell’ordine a presidiare non solo i centri cittadini, ma anche le periferie. Vorremmo vederli nei giardini, nelle piazze, davanti le scuole, i supermercati, agli incroci stradali, ovunque insomma. Beh, scordiamocelo.

Non è proprio possibile. Gli organici delle forze dell’ordine sono quelli che sono. Ecco perché è difficile non dico sconfiggere, ma solo governare con apprezzabile efficacia, la cosiddetta microcriminalità urbana, quella che più morde o quella della quale abbiamo più percezione. Va pure detto che le migliori professionalità delle forze dell’ordine ed il miglior dispiegamento di sforzi investigativi si articolano in larga misura contro la grande criminalità, la criminalità organizzata, quella economico-finanziaria, quella dei colletti bianchi insomma. Corruzione, concussione e quant’altro. 

Dicono che è esattamente questo tipo di criminalità che, più delle altre, incide nel “sistema paese”. Addirittura sul Pil. Tutto vero.

Ma questo tipo di criminalità è quella i cui morsi vengono meno avvertiti dai cittadini, almeno nell’immediato, almeno sul piano della diretta percezione fisica ed interiore. Per ricorrere ad un paragone, fumare un pacchetto di sigarette al giorno fa male, malissimo. Ma alla lunga. Scottarsi con l’acqua calda invece brucia. E subito.

D’altra parte non ce li vedo proprio i nostri migliori investigatori ad impegnarsi con la stessa professionalità e il correlativo impegno di risorse per l’individuazione dei responsabili di reati come scippi, furti, razzie varie danneggiamenti di monumenti o di semplici panchine, furti d’auto o di bici, truffe di vario genere. Li chiamano “reati predatori”.

Vengono in rilievo solo ai fini statistici ma mordono, mordono maledettamente la cittadinanza nel tran-tran della quotidianità. Sono, per tornare al paragone, come lo scottarsi con l’acqua calda rispetto ai danni, di gran lunga maggiori, del fumo. È chiaro che alla base di tutto questo ci stanno precise scelte di politica criminale e di politica giudiziaria.

È lo Stato insomma che decide i settori sui quali occorre più investire, in termini di risorse e di energie investigative. Poi, se proprio la dobbiamo dire tutta, una cosa è una conferenza stampa che annunci l’arresto di imprenditori e politici, altra cosa è una conferenza stampa per annunciare l’arresto di una banda di scippatori o di topi di appartamento. Spesso mi viene da pensare che se queste scelte venissero invertite le cose cambierebbero.

Forse se si decidesse, tenuto conto dell’attuale contesto sociale, di profondere più attenzione alla criminalità diffusa, quella che brucia subito come l’acqua calda, i cittadini si sentirebbero più confortati, appagati, sia pure solo sul piano della percezione, nella loro legittima esigenza di sicurezza.

Una diversa politica criminale, anche sul piano giudiziario, farebbe da argine a questa sorta di “chiamata alle armi” generale, sempre più estesa e che trova la sua punta di diamante, per esempio, nel dibattito, oggi più vivo che mai, che riguarda la legittima difesa. Naturalmente non mi sfugge la prevedibile obiezione che attenzionando maggiormente il fenomeno della criminalità metropolitana, a finire in galera resterebbero solo i cosiddetti “scassapagghiari” o i morti di fame, o gli sfigati dello Zen (tanto per restare alle nostre latitudini).

I colletti bianchi, con le loro nefaste scorribande, acquisirebbero fette sempre più larghe di impunità. Lo so, il rischio è concreto. Ma è pure concreta, desolatamente concreta, l’oggettiva impossibilità di fronteggiare la criminalità in tutte le sue articolazioni ed in condizioni di pari efficienza. Un dato è certo: il Paese, sul versante della sicurezza, è in stato febbrile. E la temperatura è alta. A volte le priorità si possono anche sovvertire.

4 commenti

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  • 16 marzo 2017 10:30

    Caro avvocato Tinaglia, io continuo a pensare che, visto il limitato impiego di risorse finanziarie destinate alla sicurezza, meglio privilegiare la lotta alla mafia, anche quella dei “colletti bianchi” che a Palermo è dilagante, piuttosto che disperdere energie alla ricerca degli “scassapagliai” ..
    E infine, mi consenta di dire a Salvini che sparare alle spalle di un uomo, benché si tratti di un ladro, per fortuna nel nostro ordinamento è ancora considerato omicidio doloso..

  • 16 marzo 2017 15:17

    “Tutti vorremmo appagata la nostra esigenza di sicurezza. Ci piacerebbe vedere tutori dell’ordine a presidiare non solo i centri cittadini, ma anche le periferie. Vorremmo vederli nei giardini, nelle piazze, davanti le scuole, i supermercati, agli incroci stradali, ovunque insomma.”
    Ma “tutti” chi? Io, personalmente, mi sento abbastanza sicuro, non avverto particolari pericoli, o almeno non più di qualche anno fa, e tutto vorrei meno che vedere una città militarizzata e presidiata come la immagina Lei insieme ai suoi “tutti”.

  • 16 marzo 2017 16:21

    A proposito di esigenze di sicurezza. Nei primi anni ’80, per motivi professionali, ho avuto modo di analizzare i dati statistici relativi alle rapine e ad altri reali contro il patrimonio (allora non ancora assunti al “rango” di criminalità diffusa o predatoria). Ebbene, ricordo che venivano registrate mediamente dalle dieci alle quindici rapine al giorno, la maggior parte delle quali in danno di esercizi commerciali, di persone in strada e di banche, oltre ad un numero spropositato di scippi, borseggi, furti di e su autoveicoli ed in appartamenti. A ciò doveva aggiungersi l’impressionante frequenza di morti ammazzati e di “lupare bianche”, le quali, peraltro, sfuggivano alle rilevazioni statistiche. A riprova di ciò, peraltro, a Palermo dopo le 20,00 (e forse anche prima) in pieno centro c’era letteralmente il coprifuoco. Ma non esistevano internet ed i talk e le tv di Stato parlavano di tutt’altro…

  • 16 marzo 2017 17:55

    In queste ore hanno arrestato gli assassini dell’avvocato Fragalà, mentre probabilmente un piccolo scippatore la sta facendo franca. Che si fa? Invertiamo, lasciando in pace i mafiosi e piazzando un poliziotto ad ogni angolo di strada, su ogni pianerottolo? Lasciamo perdere anche il terrorismo dei nostri giorni, che per fortuna di tutti noi finora non è riuscito a mietere vittime in Italia? E lasciamo perdere pure quei delinquenti elegantemente vestiti che danneggiano l’economia nazionale più di una guerra persa? Le risorse dello Stato sono quelle che sono, ma vanno impiegate con intelligenza o solo per placare le ansie che i vari Salvini (e sono tanti) alimentano quotidianamente?

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