i fatti dopo il ragionamento

Quelle stupide lezioni di moralità

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L'omicidio Fragalà, quell'avvocato che accetta i soldi del delinquente di turno e per questo viene esposto al pubblico ludibrio e i dubbi fuori posto di un collega e di un giornalista Toga Avvocato Tribunale | Blog diPalermo.it

Leggo su Repubblica che in occasione della prima inchiesta sull’omicidio Fragalà il clan avrebbe provveduto al pagamento del difensore di uno solo degli indagati, cosa che avrebbe suscitato le rimostranze di un altro dei soggetti coinvolti. C’era pure il nome del difensore che avrebbe ricevuto la somma di 13 mila euro. Il pezzo muoveva dalle dichiarazioni del collaboratore Chiarello.

Vi devo dire che ho subito avvertito una sensazione di disagio nel vedere pubblicato il nome del mio collega. Mi sono domandato se era proprio necessario. L’omicidio dell’avvocato Fragalà è talmente schifoso che già è difficile per un avvocato assumere la difesa di un indagato senza fare arricciare il naso. Se poi si aggiunge che l’avvocato è stato pagato con somme, tutt’altro che irrisorie, provenienti proprio dal clan, beh, capite subito che l’impatto nei confronti della pubblica opinione non poteva certamente lumeggiare in un contesto benevolo la figura del collega.  Ad ogni modo ho superato queste legittime perplessità sul rilievo che, in fondo, si trattava di un pezzo di cronaca e che la notizia dovesse essere consegnata ai lettori, completa, senza sconti, omissioni o infingimenti di sorta.

Poi, in serata, ho letto su Facebook un post di Salvo Palazzolo (autore del’articolo di Repubblica) del seguente letterale tenore: “Può un avvocato accettare i soldi della cosca per difendere un cliente”? Al quale ha fatto eco altro post di un mio collega, l’avvocato Stefano Giordano che, testualmente, così recitava: “Che serva da monito per la classe forense palermitana e per chi ha accettato quei soldi luridi di sangue fresco”.

Interessanti queste “affinità elettive”, queste convergenti prospettive, tra un bravo giornalista esperto in cronache giudiziarie come Salvo Palazzolo ed un avvocato come Stefano Giordano, che di certo conosce bene le dinamiche della professione e, quindi, quelle relative al rapporto difensore-imputato. E se qualcuno fosse colto dal dubbio che attingono a piene mani a beceri stereotipi degni delle peggiori fiction di mafia, si sbaglierebbe di grosso.

In fondo, il denaro che riceve un difensore per il suo lavoro non è mai  pulito. Dietro quel denaro c’è sempre qualcosa di sporco. L’imprenditore colluso, il funzionario corrotto, lo spacciatore, il rapinatore. Sono soldi che puzzano. E questo l’avvocato lo sa bene. Per lui il brocardo “pecunia non olet” è uno stile di vita. Quando poi il cliente è un sanguinario omicida, quel denaro non solo puzza, ma gronda sangue.

Ecco, è stato mentre leggevo i due post che ho immaginato il momento in cui l’emissario della cosca si è recato dal collega con i 13 mila euro dicendogli “avvocato, questi soldi glieli manda il capo mandamento, è solo un acconto, appena il mese prossimo farà l’altra raccolta del pizzo avrà il saldo. Se non può aspettare ci dia un paio di giorni. Torniamo da quelli che hanno già pagato e son non pagano di nuovo gli bruciamo il locale”.

E l’avvocato: “Bravi, rompetegli le corna che sto mese si sposa mia figlia e ho un sacco di spese”. Sì, deve essere andata esattamente così, d’altronde come volete che vada con gli avvocati che accettano soldi sporchi di sangue?

10 commenti

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  • 19 marzo 2017 09:48

    Grande Avv. Tinaglia, come (quasi) sempre d’altronde… Altri invece hanno perso una grande occasione per fare bella figura e per non dire fesserie …

  • 19 marzo 2017 09:56

    Riflessione coraggiosa.

  • 19 marzo 2017 10:36

    E invece com’è che sarebbe andata?

  • 19 marzo 2017 10:58

    bravo Ennio!

  • 19 marzo 2017 11:51

    Hai sintetizzato alcuni temi di estrema delicatezza…il nome del difensore pubblicato nell’articolo (anche prima del post di FB) è stato certamente un colpo basso del giornalista. Ma da quanto tempo, ad esempio, ricorre sulla stampa il consueto riferimemto al fatto che la raccolta del pizzo servirebbe -anche- a pagare gli onorari agli avvocati dei carcerati, senza che (almeno apparentemente) nessuno se ne indigni ? Sinceramente mi sarei aspetttato qualche intervento del nostro Consiglio su questi temi

  • 19 marzo 2017 18:34

    E’ la realtà dei fatti, anche se il linuaggio è volutamente iperbolico! Complimenti per la prosa.

  • 20 marzo 2017 00:35

    Premesso che tutti hanno diritto alla difesa e che bisogna sempre distinguere tra la prestazione professionale dell’avvocato e la posizione del suo assistito, sinceramente non capisco questa levata di scudi. Ma cosa avrebbe dovuto fare il collega? difendere l’indagato a titolo gratuito? Poi se uno non vuole avere a che fare con certi ambienti, può scegliere un percorso professionale diverso dal “penale criminale” e occuparsi di altro, dalla responsabilità civile al diritto societario o doganale. Senza essere, per questo, meno (o più) dignitoso di chi assiste un imputato di efferati delitti.

  • 20 marzo 2017 08:34

    Ottimo Tinaglia, garbato e ironico come sempre. Ironia e garbo: le migliori armi contro il MORALISMO. Che è cosa ben diversa dalla morale. Quasi come etilico sta a etico.

  • 21 marzo 2017 11:26

    Rimango molto perplesso dalle esternazioni pseudo-moraliste del Collega il quale, a quanto pare, conosce un metodo “infallibile”, per accertare la provenienza “lecita” delle somme che gli vengono corrisposte per le sue prestazioni professionali…….sarebbe quindi il caso che lo rendesse noto a tutti quei Colleghi “sprovveduti” – a cominciare dal Sottoscritto -, a cui verrebbero evitate dolorose “CRISI DI COSCIENZA”!!!!!!

  • 21 marzo 2017 23:39

    Del resto, Palazzolo e’ avvezzo ai colpi bassi…

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