i fatti dopo il ragionamento

Il passo impossibile per la felicità

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La mia passeggiata in centro col pargolo in carrozzina, fra ciclisti in trance agonistica e piste ciclabili più inventate che reali. Perché a Palermo abbiamo tutto, tranne il buonsenso Pista Ciclabile | Blog diPalermo.it

Scrivo questo post da grande appassionata di ciclismo, da fanatica delle due ruote senza motori, da virtuosa delle passeggiate in bici tutti insieme appassionatamente. Detto ciò vi racconto in breve il mio week end. Giornate terse, bimbo di appena otto mesi nel passeggino, ne approfitto per godere dell’isola pedonale di corso Vittorio Emanuele e di via Maqueda.

Non avrei mai immaginato che Palermo, la città dove vivo da anni e dove bazzico da sempre, fosse diventata la patria delle biciclette. Fin qui nulla di male, anzi. Lo sono anche Amsterdam, Tokyo, New York. Viva l’ecologia!

La mia passeggiatina al sole con il pargolo, però, da antistress di trasforma nell’esatto contrario. Ciclisti che scorazzano a destra e a manca, che sbucano dalle traverse, che si fiondano d’un botto, manco dovessero dare il colpo di reni decisivo per il podio della Milano-Sanremo. In via Maqueda la situazione peggiora di netto.

È un continuo drin drin dietro alle spalle e un mio accosta di qua e fermati di lá. Guardo per terra e noto che pista ciclabile e pedonale sono la stessa cosa. In un metro di spazio devono condividersi ciclisti, pedoni, pedoni con passeggini ed anche invalidi in carrozzina (per loro la vicenda è ancor più complicata). Non vale la pena di spostarsi in quella che era l’isola felice delle passeggiate con il pargolo: il marciapiede di via Libertà. Lì, e se n’è già parlato, hanno installato la pista ciclabile sul marciapiede stesso, e vabbè.

Faccio mente locale e ripenso alla maggior parte delle città italiane e straniere. I ciclisti ci sono anche là, ma quasi non te ne accorgi. Ripenso a una cittadina bomboniera, Urbino. La la pista ciclabile, oltre un decennio fa, era lunga chilometri, debitamente separata da quella pedonale. Mi domando perché Palermo, che abbonda in spazi, non sappia mai organizzarsi. Perché in questa città, che ha la primavera “più bella del mondo” manca sempre un passo per essere felici?

3 commenti

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  • 21 marzo 2017 11:08

    È tutto vero. Lo dico da ciclista. Le piste ciclabili, così come sono fatte, sono un pericolo. Qualche giorno qualcuno si farà veramente male.
    Ennio Tinaglia

  • 21 marzo 2017 18:34

    Pensate che sia solo la pista ciclabile fatta male il problema? O come realmente evidente è sempre la “buona” educazione del palermitano prima che dovrebbe essere sistemata?
    Il codice della strada parla chiaro: vale per i veicoli a motore come ai velocipedi coinvolgendo anche i pedoni. E invece, come spesso succede soprattutto da quando esistono i social, il palermitano nella sua radicalità ha il virus della lamentela cronica. E così succede, in questo caso, che il pedone si lamenti ma è il primo che cammina su strada, attraversa fuori le strisce e in diagonale con molta calma e anche quando il semaforo è rosso; di contro il ciclista pensa di essere un pedone a ruote e viaggia contromano, sopra i marciapiedi, passa col rosso; per carità, poi c’è l’estremo: l’automobilista che quando vede violare un proprio diritto te ne dice di tutti i colori, tranne poi essere il primo o l’immediato dopo a interpretare la guida a modo suo.
    Nemici ra cuntittizza, sempre. Forse sarebbe meglio impiegare il tempo e la pagina social per qualcosa di più utile e propositivo, invece di lagnarsi dina cosa che chi più chi meno è radicata nel nostro DNA.

  • 22 marzo 2017 11:26

    Giustissimo! Vado in bicicletta da molto prima che facesse tendenza. Giocoforza mi sono ritagliato da sempre dei percorsi ciclabili (tra marciapiedi e corsie d’autobus – tanto non passano mai -. Riflettendo, mentre mi muovo per la città, mi rendo conto tuttavia che è molto complicato realizzare spazzi riservati ai ciclisti.

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