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Quando la politica ti taglia fuori

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Il no del centrodestra alle primarie per la scelta del presidente della Regione e il ritorno delle scelte imposte dall'alto. Per paura di aprire una scommessa sul futuro Primarie Ok | Blog diPalermo.it

La quasi certezza che il centrodestra faccia le primarie per scegliere un candidato alla presidenza della Regione si è arenata dietro i frangenti romani che non gradiscono una decisione “imposta” dai cittadini sul nome di chi potrebbe andare a guidare la Regione siciliana. In particolare chi le ostacola è Forza Italia, dove i vertici vogliono essere lasciati monocraticamente liberi dall’insidia di una scelta popolare.

Silvio Berlusconi ha affermato che le primarie si prestano ad infiltrazioni mafiose. In un Paese dove grazie al professionismo antimafia l’infiltrazione mafiosa ormai la si ipotizza perfino nelle flebo dei malati, queste parole non convincono e hanno tutta l’aria di essere un baluardo alla forte spinta verso la condivisione. Il partito è mio e me lo gestisco io non è il massimo della lungimiranza in una stagione dove l’ottenere voti passa prima di tutto dal coinvolgimento delle persone, soprattutto se si considera che da anni il centrodestra cerca di colmare l’assenza di un leader condiviso che permetta alle forze politiche di identificarsi in un fronte comune.

Se questa ricerca è autentica, lo strumento primarie è indispensabile, anzi arriva tardi. Se il centrodestra non fa le primarie corre un altro grosso rischio: perdere valanghe di voti e anche l’ultima chance di ricostruirsi dopo vari cerchi magici e altri scenari decadenti: essere infatti iscritti ad un partito dove la libera opinione è mortificata equivale al sedersi al tavolo di un ristorante e non poter ordinare, aspettando religiosamente ciò che passa la cucina: a molti è fuor di dubbio, questo non piacerà, sia pure per il metodo.

Niente di strano che gli scontenti guardino allora con interesse al M5S e perfino al Pd che hanno capito come il coinvolgimento in sé crei consensi e dove si serve un ampio buffet. Le primarie non sono solo il modo più democratico per consultare una base, non sono solo un voto, in realtà inviano un messaggio più forte: vieni qui, questo è il partito giusto per te, perché ti ascolta. Ti accoglie, studia ciò che pensi e cerca di realizzare ciò che vuoi.

Accoglienza, la grande parola mutuata dalle tragedie del mediterraneo ma su cui si gioca, su più fronti, la scommessa sociale del futuro. Aprire un processo di partecipazione crea attenzione, coinvolgimento, dibattito, e questo significa crescita, mentre rinunciarvi senza alternative crea esclusione, disinteresse e rievoca vecchie logiche di potere. 

È ora dunque che Forza Italia deroghi alla proprietà dell’intero centrodestra e smetta di esercitare, con favore per tutti, lo ius excludendi alios (il diritto di escludere gli altri, principio attorno a cui è costruito il diritto di proprietà nel nostro codice civile) ricordando che per fare luce a volte è indispensabile aprire una porta.

1 commenti

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  • 23 marzo 2017 11:32

    Cavour avrebbe mai vinto le primarie? Temo proprio di no. Né credo che personaggi come De Gasperi o Togliatti avrebbero avuto un miglior risultato, perché, obiettivamente, non erano campioni di empatia. Al contrario, ho paura che un senatore Razzi, grazie all’imitazione di Crozza che lo ha reso popolare, potrebbe farcela. Sono questi pensierini fastidiosi che mi fanno essere diffidente nei confronti delle primarie. Mi si obietta che sono un fantastico strumento per far partecipare i cittadini alle scelte dei partiti. Sicuri sicuri? Io so solo che alle ultime elezioni amministrative i palermitani di sinistra si sono ritrovati come candidato sindaco, perché grande vincitore delle primarie, tale Fabrizio Ferrandelli che oggi serenamente corre per il centrodestra, sostenuto da personaggi, come Cuffaro, che la sinistra ha sempre combattuto. Qualche dubbio dovrebbe venire. Le primarie, a cui possono partecipare tutti, senza regole, senza filtri, permettono il peggior trasformismo, diventano lo strumento ideale per coloro che pensano di usare i partiti come taxi per raggiungere i loro obiettivi. Da ragazzino mi venne da dire che in fondo De Gaulle era un vero democratico visto che sottoponeva ai francesi molte scelte con i referendum, e un vecchio socialista mi obiettò: “Il vero potere non sta nel votare un referendum, ma nel decidere le domande a cui i cittadini devono rispondere”. La vera partecipazione la si può avere rivitalizzando i partiti, favorendo le associazioni di cittadini, tornando a discutere di politica tutti insieme, e non essere ridotti a scegliere soltanto il candidato più simpatico o telegenico.

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